Tutti i colori del Quir
Tra le proposte della 14ma edizione della rassegna Cinema Svizzero a Venezia, il colorato documentario Quir di Nicola Bellucci ci mostra il volto meno noto di Palermo, in un viaggio nel mondo gay, transgender e queer. Quir è il nome del piccolo ed estroso negozio di pelletteria di proprietà di Massimo Milani e Gino Campanella, fondatori nel 1980 di Arcigay, insieme da ben quarantadue anni, forse la coppia queer più longeva d’Italia; negozio che è diventato un importante punto d’incontro della scena LGBTQI+ locale, che lotta per i propri diritti in una Sicilia roccaforte patriarcale.
Con la leggerezza ed i toni pop di un cartone animato, a partire dai titoli di testa dai disegni colorati e frizzanti, Bellucci ci porta nel mondo che ruota intorno a Quir, dove gravitano personaggi del mondo dello spettacolo e persone comuni che qui trovano accoglienza e cura. Conosciamo così Charly Abbadessa, attore omosessuale che ad Hollywood stava per diventare l’erede di Tony Curtis e ci racconta il mondo del cinema ai tempi dei grandi Elizabeth Taylor, Marilyn Monroe, Rock Hudson, James Dean, Anthony Perkins, Marlon Brando, Warren Beatty (a suo dire unico attore eterosessuale dell’epoca); tornato a Palermo per amore della mamma in fin di vita è stato costretto ad interrompere una promettente carriera, intrappolato in una vita che non sente propriamente sua. Altro personaggio notevole è il cantante/attore/cabarettista Ernesto Tomasini, anche lui rientrato nella casa avita per assistere la mamma morente; nei tre anni e mezzo che hanno preceduto la sua scomparsa, Tomasini ha organizzato per la madre veri e propri spettacoli casalinghi, tra musica e costumi, continuando a fare quel per cui è nato: il teatro. Più controversa la sessualità ed il modo di viverla dell’attrice transgender Vivian Bellina, protagonista di Ciurè, film d’esordio del regista Giampiero Pumo, storia d’amore tra un picchiatore ed una ballerina transgender, che tratta la delicata ed attuale questione dell’omotransfobia sullo sfondo di una Palermo di cemento e paillettes; il suo sentirsi donna già in giovanissima età ed il suo odio per il proprio pene hanno faticato a trovare un equilibrio in una città che solo quarant’anni fa ha visto l’omicidio omofobico di Giorgio e Toni.
Il sesso, al centro delle lotte gay degli anni Settanta, sembra aver perso oggi il suo ruolo principe: spiega Tomasini che oggi il diritto ad avere rapporti con una persona dello stesso sesso si è trasformato in un mondo edulcorato di sentimenti ed amore che ha dimenticato la sua natura primigenia. Ed in effetti, a vedere le sgargianti parate queer, tra le altre quella a sostegno del ddl Zan, le pungenti parodie al Presidente del Consiglio dello stesso Milani, la frivola leggerezza sembra aver soppiantato la profondità della giusta lotta per il diritto ad amare, scopare, sposare, chiunque si voglia, indipendentemente dal sesso di nascita o di trasformazione. Il mondo è cambiato, fortunatamente la libertà sessuale non è più un tabù, ma le giuste rivendicazioni di genere sembrano aver perso la sostanza a favore di un’apparenza colorata e brillante, paravento di una sinistra che non rappresenta più il popolo ed i più deboli ma solo una cultura woke priva di fondamenta.
In tutto questo, Gino e Massimo, con il loro solido rapporto ultraquarantennale, rappresentano un sogno che si realizza, un’utopia in un mondo in cui “Dio è morto, e anch’io non mi sento tanto bene” (Woody Allen).
Michela Aloisi









