Secret Garden
Panama City. La signora Mercedes, anziana con un passato di imprenditrice di successo, è più che benestante. Purtroppo anche malata, tanto da aver bisogno di una badante al suo fianco. Ana Maria, in stato interessante, si offre disponibile, desiderosa della documentazione per poter restare in quello stato. Il contratto è stipulato. Mercedes detta Mecha ha un appartamento molto grande, comprensivo di un bellissimo giardino. Un giardino dove due persone estranee verranno a contatto, conoscendosi in profondità e svelandosi l’un l’altra senza remore.
La regista Ana Endara – un passato da documentarista che si nota – esordisce sulla lunga distanza con un’opera che si rivela una piccola perla. Due persone, una malata ed una silenziosa, lontane sia come carattere che classe sociale, trovano una chiave per creare un rapporto. A far da cornice un giardino ampio e curato, con la vegetazione e la fauna che lo abita studiata nei minimi particolari. Querido trópico – presentato nel concorso Progressive Cinema della Festa del Cinema di Roma 2024 – non è altro che questo: poche parole e tanti silenzi. E gli sguardi che servono alle persone per comunicare. Un’opera prima delicata e profonda, capace di raccontare sorprese e piccoli colpi di scena in maniera sommessa, quasi facessero parte della quotidianità in modi più che naturali. Al contrario, ad una lettura maggiormente intima, divengono punti fondamentali del rapporto tra Mercedes e Ana Maria, di cui la regia di Ana Endara usa il crescendo affettivo a mo’ di punteggiatura del film. Il cui punto di forza è proprio quello di catturare lo sguardo spettatoriale con la sola forza dell’empatia, tramite quel sentimento da molti ormai considerato vetusto chiamato solidarietà. Uno scambio di impatto normalissimo nella routine di giornate che si susseguono, apparentemente prive di importanza: Ana Maria aiuta Mercedes nello sbrigare le faccende quotidiane; Mercedes aiuta Ana Maria con suo bagaglio di esperienze, anche se la malattia (probabilmente una forma di Alzheimer ormai allo stadio conclusivo) crea molti problemi tra le due. Difficoltà che comunque fanno parte di un percorso che entrambe le donne affrontano con impegno e coraggio. In vista di un epilogo prevedibile che però riesce a toccare il cuore di coloro che ancora riescono a commuoversi al cinema, quando una storia di finzione viene girata con una delicatezza tale da farla sembrare autentica.
Probabili riconoscimenti in arrivo sia per Querido trópico (Amorevole tropico), inteso come film, che per le due splendide attrici protagoniste, Paulina García (Mecha) e Jenny Navarrete (Ana Maria), encomiabili nelle loro performance assolutamente aderenti al reale. Se troverà una distribuzione nostrana, un’opera da non lasciarsi sfuggire.
Daniele De Angelis









