Quasi nemici – L’importante è avere ragione

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Chi disprezza compra

Il titolo si sa è un biglietto da visita importante per la veicolazione di un’opera, qualsiasi essa sia la natura e la destinazione. Lo è per un romanzo, figuriamoci per un prodotto audiovisivo. Quante volte, infatti, è capitato di imbatterci in pellicole per il piccolo e il grande schermo battezzate con titoli obbrobriosi o furbescamente rievocativi. Salvo casi di forza maggiore legati a questioni di diritti, è ricorrente la cattiva abitudine della distribuzione nostrana (e non solo) di rimpastare titoli noti alle platee e di attribuirli al film di turno importato dall’estero al fine di attirarle in sala, suggerendo ad essa l’esistenza di assonanze e analogie più o meno vicine tra le opere in questione. Il più delle volte le distanze si rivelano abissali e in altre casi, come quello di Quasi nemici – L’importante è avere ragione, i punti di contatto seppur flebili esistono ma non sono sufficienti a giustificare il rimpasto. È chiaro ed evidente, dunque, il tentativo da parte di I Wonder Pictures che lo distribuirà a partire dall’11 ottobre di chiamare in causa il fortunato Intouchables di Olivier Nakache e Éric Toledano, a sua volta diventato all’epoca dell’uscita nelle sale italiane Quasi amici. Probabilmente, per quanto riguarda il film di Yvan Attal la traduzione dall’originale Le brio non suonava particolarmente bene, ma si poteva quantomeno provare a trovare altro invece di adagiarsi sulla soluzione più semplice e scontata.
Quello del titolo è per il resto l’unico appunto negativo che ci sentiamo di fare alla casa di distribuzione bolognese, alla quale va riconosciuto al contrario il merito di averci regalato questa pregevolissima, efficace e divertente commedia al vetriolo, capace al tempo stesso di essere politica e sociale, ma anche leggera e brillante. Quanto basta al regista e attore israeliano per tirare fuori dal cilindro un’avvincente lezione di retorica, un duello a colpi di eloquenza per affermare che «La verità non importa, ciò che importa è avere sempre ragione». Per farlo Attal, nella sua ultima fatica dietro la macchina da presa, presentata in anteprima italiana al Biografilm Festival 2018, dove si è aggiudicata il premio del pubblico, ci porta al seguito di Neïla, una ragazza cresciuta a Créteil, nella multietnica banlieu parigina, che sogna di diventare avvocatessa. Iscritta alla prestigiosa università di Panthéon-Assas a Parigi, sin dal primo giorno si scontra con Pierre Mazard, professore celebre per i suoi modi bruschi, le sue provocazioni e il suo atteggiamento prevenuto nei confronti delle minoranze etniche. Ma proprio il professor Mazard, per evitare il licenziamento all’indomani di uno scandalo, si troverà ad aiutare Neïla a prepararsi per l’imminente concorso di eloquenza. Cinico ed esigente, Pierre potrebbe rivelarsi proprio il mentore di cui lei ha bisogno. I due si troveranno a dover superare i pregiudizi che nutrono l’uno per l’altra, il professore utilizzando la sua conoscenza e il potere della provocazione, e Neïla semplicemente essendo se stessa: luminosa, viva, intelligente.
Quasi nemici è, dunque, il classico racconto di uno scontro destinato a diventare un incontro, di quelli che sul grande schermo, nel bene o nel male, hanno lasciato numerose tracce nel corso dei decenni a tutte le latitudini, poiché costruiti su e con modalità narrative e drammaturgiche predefinite e ampiamente codificate. Ciononostante, Attal prende in prestito le suddette modalità e le mette a disposizione di una incessante sfida a colpi di battute, dialoghi taglienti e lontani dall’essere politicamente corretti, consumata a tutto campo dentro e fuori da un’aula universitaria. L’impianto dialogico frutto di un strabordante humour nero con il quale il cineasta condisce ogni singola scena è l’arma sopraffina di intrattenimento di massa che consente alla pellicola di colpire il bersaglio. Il successo di pubblico in madrepatria che ha preceduto l’uscita in Italia ne è la dimostrazione. Un successo a nostro avviso meritato che in tutto e per tutto legato allo humour intelligente e non stucchevole, cinico al punto giusto e mai gratuito, del quale la sceneggiatura e la sua trasposizione sono ampiamente dotate.
A beneficiarne è in primis la coppia di interpreti formata da Daniel Auteuil e Camelia Jordana, che in più di una scena fa letteralmente le scintille mettendo a disposizione le rispettive caratteristiche recitative: il primo dando libero sfogo alla sua estrema versatilità e all’enorme bagaglio di esperienze accumulate negli anni; la seconda ormai lanciatissima dopo il successo di Due sotto il burqa mettendo al servizio del personaggio di Neïla il suo indubbio talento per una performance che le è valsa un Premio César come Miglior Promessa Femminile.

Francesco Del Grosso

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