Qualcosa di nuovo

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7.0 Awesome
  • voto 7

Scoprirsi scoprendosi…

Quant’è difficile descrivere le donne e rappresentarle, spesso si dice che lo sguardo femminile possa coglierle più a 360°. Non sappiamo se sia effettivamente così, volendo contemplare anche le eccezioni prodotte da registi, però non possiamo negare che Cristina Comencini sappia raccontarle bene sia sul piano della scrittura che su quello registico.
Se Fiorella Mannoia cantava «siamo così, dolcemente complicate», la co-protagonista di Qualcosa di nuovo, Lucia (una bravissima Paola Cortellesi) canta, sulle note di Buscaglione, «la felicità ti sei negata in gioventù, donna di nessuno. Piangi sul passato che non tornerà mai più. Donna di nessuno sei tu..». Sin dai primissimi minuti la regista ci mostra, in montaggio alternato (Francesca Calvelli), nel loro “esibirsi”, due donne che sono due facce della stessa medaglia o quantomeno rappresentative delle tante sfaccettature dell’animo femminile. Maria (una Micaela Ramazzotti in parte) impacciata, dal canto suo, pur essendo una madre single, quasi quarantenne, con due bambini ama divertirsi, andando con gli uomini senza neanche chieder loro il nome. Lucia è una cantante jazz, chiusa a riccio nel suo lavoro, che porta negli abiti (Francesca Sartori) il “lutto” di aver chiuso col genere maschile.
Potrebbe sembrare ovvio ma non lo è: i due personaggi, grazie anche al lavoro di scrittura (a sei mani con Giulia Calenda e Paola Cortellesi) e poi a quello interpretativo, hanno alle spalle interi mondi, risultando delle persone vere, il più delle volte donne della porta accanto in cui le spettatrici possono riconoscersi. A parte alcuni momenti, infatti, le due attrici non cadono nell’accentuazione di caratteri che difficilmente ci apparterrebbero nel mondo reale. Ad avvalorare una prossimità con la platea di turno, ci pensano anche le colleghe di Maria, capitanate da Flavia, a cui dà volto un’Eleonora Danco che non rincorre l’idea del boss donna da Il diavolo veste Prada e strappa, invece, sorrisi per il suo brio e la cadenza romana.
Tornando a Lucia e a Maria, le due donne, a loro modo, si completano e allo stesso tempo si nascondo l’una all’altra. Sì perché se da un lato alla tua migliore amica chiedi supporto, dall’altro, quando sai come la pensa, puoi arrivare a temere di dire quel qualcosa per cui scatterebbe il giudizio o la ramanzina. Nel loro mondo piomba Luca (Eduardo Valdarnini), un giovane ragazzo pronto a mettere alla prova il rapporto d’amicizia tra Maria e Lucia, ma anche loro stesse. Detta così potrebbe far cadere nell’idea del canonico triangolo, ma la Comencini vuole sconvolgere alcuni cliché, ironizzarci, talvolta, sopra, sorprendendo pure nell’epilogo.
Si avverte nella messa in scena così come nell’evoluzione drammaturgica come Qualcosa di nuovo sia tratto da una pièce partorita sempre dalla regista di Liberate i pesci! (2000), intitolata “La scena”. Sul palco Lucia (Angela Finocchiaro) era un’attrice, mentre Maria (Maria Amelia Monti) una dirigente di banca per cui i ruoli professionali erano differenti rispetto alla trasposizione cinematografica, ma le riflessioni sull’erotismo, il linguaggio del corpo, l’ascoltarsi e le relazioni umane restano le stesse. Così come non poteva mancare l’ago della bilancia o per lo meno l’elemento – umano – chiarificatore (in scena interpretato da Stefano Annoni) con le proprie fragilità e le esternazioni di rabbia.
La scrittura scenica si traduce in Qualcosa di nuovo, tanto più in alcune scene, in un corpo a corpo in cui la macchina da presa vuole catturare le domande e le tempeste interiori che stanno vivendo le protagoniste, sfruttando il gioco degli equivoci, di dinamiche di situazione e le potenzialità di quei piani che il linguaggio teatrale non ha.
Ancora una volta Cristina Comencini dimostra di saper suonare le corde della commedia, dirigendo le corde insite nelle donne – sia che siano le interpreti o appartenenti al cast tecnico – per parlare di loro e con loro.

Maria Lucia Tangorra

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