Poison Pen

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6.0 Awesome
  • VOTO 6,5

L’intellettual(oid)e e il gossip

Alla Casa del Cinema, grazie alla prima giornata dell’Irish Film Festa, si sono riversate le più disparate emozioni. Il programma di giovedì 26 marzo proponeva infatti una certa varietà di toni e di approcci cinematografici. Abbiamo già detto di quanto sia risultato intenso e a tratti struggente il documentario di Mark McCauley, A City Dreaming. Anche il film proiettato in precedenza, però, era di quelli destinati a coinvolgere il pubblico in maniera intima e personale: parte integrante dell’omaggio a Lenny Abrahamson, uno dei grandi ospiti di quest’anno, Adam & Paul (2004) era già stato proposto con successo dal festival qualche anno fa, diventando per certi versi un “classico”. Ne ricordavamo con affetto tanto la vena caustica e mestamente umoristica dei dialoghi, che quella desolazione comunicata da certi spaccati di vita della periferia dublinese. Con pensieri simili sul groppone, quantomeno per l’ultima proiezione della giornata era anche opportuno cambiare registro. Tutto sommato giusto, quindi, che la serata si sia chiusa con un film decisamente più leggero: Poison Pen, commedia al limite della frivolezza, ma con qualche felice intuizione di scrittura e interpreti indicatissimi per ogni ruolo.

La vicenda produttiva di Poison Pen rientra poi nel novero di quelle che andrebbero prese a modello anche in altri paesi. Questa, tuttavia, non è una novità nel panorama del cinema irlandese che stiamo scoprendo in questi anni: anche le passate edizioni dell’Irish Film Festa avevano messo in luce diversi prodotti cinematografici realizzati con budget ridottissimi e seguendo formule coraggiose, innovative, sia nel reperire i finanziamenti che in quanto a ricerca di canali distributivi alternativi. Nel caso specifico, il film è stato girato a Dublino e Londra dagli allievi di un lanciatissimo corso di produzione cinematografica digitale del Filmbase e dell’Università Staffordshire. Interessante anche la ripartizione dei compiti: in tre, tutti molto giovani, si sono divisi il set di Poison Pen, firmandone la regia. Parliamo di Steven Benedict, Lorna Fitzsimons e Jennifer Shortall. In realtà, tra registe e responsabili di altri aspetti della produzione, sono ben quattro le ragazze grintose e piacenti che si sono materializzate alla Casa del Cinema, per presentare il loro lavoro. Un bel colpo d’occhio e una ventata di freschezza è quanto la piccola delegazione ha offerto, lasciando intravvedere un futuro roseo, o almeno vivace, per il settore audiovisivo dell’isola verde.

Tornando a Poison Pen, la divertente commedia pone al centro del plot le (dis)avventure creative e sentimentali di uno scrittore, PC Molloy, alle prese con la classica crisi di mezza età: i (pochi) successi letterari sono ormai lontani nel tempo, la sua agente attende da più di 10 anni il nuovo romanzo, un matrimonio conclusosi tragicamente lo ha costretto a confrontarsi da solo con una figlia approdata ormai ai classici dilemmi dell’adolescenza, mentre le poche sostituzioni all’università non bastano né a impegnarlo seriamente né ad aggiustarne la situazione economica. In tutto ciò, l’ancora fascinoso (anche se un po’ demodé… o forse proprio per quello) scrittore irlandese, brillantemente interpretato da Lochlainn O Mearáinn, si troverà invischiato in una nuova e complicata relazione amorosa, nata peraltro in circostanze per lui altrettanto scomode: gli impegni non mantenuti con la propria casa editrice e le proprie difficoltà finanziarie lo hanno difatti indotto ad accettare un incarico da redattore, presso una delle peggiori riviste anglosassoni di gossip, che lui intimamente disprezza. A quel punto se ne vedranno delle belle…
Il film diretto dal trio Benedict, Fitzsimons & Shortall può apparire ancora acerbo, per non dire banale, quando si lascia andare a soluzioni registiche e di montaggio, che, specie nell’incastonare il racconto in determinate location cittadine, tendono a rivelarsi un po’ troppo scolastiche, didascaliche, quasi ai confini della cartolina turistica. Quando tutto, invece, si concentra sulla scombinata attività redazionale e sulle peripezie dei protagonisti, complice il valido assortimento di interpreti ricavato assemblando il cast, la narrazione acquista un bel ritmo e si sorride volentieri di certe avventate scelte dei personaggi in questione, provando anche un po’ di apprensione allorché le loro vite sfiorano il dramma. E così Poison Pen, pur coi suoi limiti, si rivela commedia riuscita e godibile.

Stefano Coccia

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