A City Dreaming

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7.0 Awesome
  • VOTO 7,5

In the Loving Memory of Gerry Anderson

Derry per alcuni. Londonderry per altri. Cattolici e Unionisti sono soliti designare con due nomi diversi la stessa città, che all’epoca dei cosiddetti Troubles divenne lo sfondo dei più efferati episodi (vedi la funesta, celeberrima “Bloody Sunday”) legati al dominio britannico sull’Irlanda del Nord. Per questo, quando si vuol cercare di essere neutri, è d’uopo ricorrere ad entrambe le denominazioni, opportunamente separate da un trattino: Derry / Londonderry.
Ma quel trattino è diventato anche, nell’ottica di quello spirito libero e talvolta irriverente che a quanto pare caratterizzava Gerry Anderson, lo spunto per una trovata goliardica molto apprezzata dai concittadini: “Stroke City”, questo il nomignolo creato in onore del piccolo segno grafico. E all’ombra del dispettoso trattino a.k.a. “stroke”, ecco consumarsi storie, vite, drammi, speranze.

Arrivati a questo punto la domanda sorge spontanea: ma chi è, o per essere più precisi, chi era mister Gerry Anderson, la voce narrante del bellissimo e commovente A City Dreaming? Il Gerry Anderson di cui parliamo, semplice omonimo di un noto cineasta britannico, ha rappresentato invece una delle voci più gettonate dell’Ulster. Finito a lavorare per la BBC Northern Ireland, Gerry era diventato assai popolare presso gli abitanti della “Stroke City” coi suoi programmi radiofonici, che ne mettevano regolarmente in luce la verve, l’atteggiamento spiccatamente ironico e una certa benevolenza di fondo, nei confronti del passato così travagliato della sua gente. Purtroppo Gerry Anderson è scomparso di recente, il 21 agosto 2014, in seguito a una grave malattia. In pratica ha fatto giusto in tempo a godersi la premiere di questo lavoro cinematografico che lo vedeva protagonista. A City Dreaming è stato infatti da lui pensato assieme all’amico Mark McCauley, che lo ha poi diretto. Anche Mark ha trascorsi particolari ed emozionanti alle spalle: come cameraman della BBC ha filmato scene drammatiche durante i fatti di Piazza Tienanmen, l’assedio di Sarajevo e l’invasione americana dell’Irak, solo per fare qualche esempio. Quello realizzato in combutta con il compianto Gerry Anderson è il suo primo documentario. Ma è comunque un documentario destinato a lasciare il segno…

Presentato nella giornata d’apertura dell’ottava edizione dell’Irish Film Festa, A City Dreaming è riuscito nell’impresa di appassionare e commuovere il pubblico. Una piccola, delicata e persino elegante cornice di fiction, con protagonista un ragazzino allettato (alter ego di Gerry da giovanissimo), compare all’inizio e alla fine del film. In mezzo scorrono invece le immagini, una straordinaria raccolta di immagini, pescate dagli archivi cittadini e in particolare da quelli delle famiglie, che contribuiscono a formare un ritratto intenso e pieno di vita del secondo centro abitato più popoloso dell’Irlanda del Nord. Spaccati sociali oltremodo pregnanti si sovrappongono a ricordi d’infanzia. Le diverse “sfumature di grigio” (espressione usata più volte nel documentario: vedere per credere) presenti negli abiti sembrano quasi imprigionare i sogni di riscatto della gente. La grande Storia del Novecento fluisce nelle immagini di repertorio, dalla visita dell’ex presidente dell’EIRE (e protagonista del conflitto che portò all’indipendenza di gran parte dell’isola) Éamon de Valera, fino ai turbolenti e dolorosi anni dei Troubles. Si passa dalla durezza della vita nelle campagne circostanti all’orgogliosa abnegazione delle operaie, sfruttate senza ritegno nelle manifatture tessili. E poi l’atteggiamento tosto e disinvolto dei portuali. Le ragazze a braccetto per le strade corteggiate dai maschi, dopo l’uscita dal lavoro. I monelli sempre pronti a scherzare nei vicoli. I rifugi delle prostitute la sera. Quella stessa pomposità, non immune da una sua attrattiva sul piano di un così vivace accompagnamento musicale, delle sfilate celebrative organizzate dagli Unionisti. L’apparizione fortemente iconica del divo d’oltreoceano Burt Lancaster. Tutto questo fluire di volti, ricordi e scene di vita quotidiana si staglia con grande energia sullo schermo, ottimamente commentato da un Gerry Anderson in perfetto equilibrio tra ironia e toni delicatamente nostalgici.

Verso la fine un vibrante pezzo rock, avventurosamente composto dallo stesso Mark McCauley (che nell’incontro col pubblico ha confessato di aver rinunciato a brani di gruppi più famosi, sia per l’elevato costo dei diritti, sia perché non coprivano tutta la durata della sequenza), accompagna il vertiginoso montaggio di scene che riprendono in rapida successione tanto gli eventi tragici che i sussulti di libertà avvenuti a Derry / Londonderry nei decenni passati. E con questa sequenza-capolavoro trova compimento un omaggio alla città cui ha saputo infondere vigore, oltre ovviamente allo scomparso Gerry Anderson, un Mark McCauley ispiratissimo nell’impostare registicamente la narrazione, grazie anche alla fluidità di un montaggio (notevoli i raccordi tra bianco/nero e colore) cui hanno collaborato Justin Scoltock e Michael Barwise.

Stefano Coccia

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