Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar

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4.5 Awesome
  • voto 4.5

Una giostra arrugginita

È di pochi giorni fa la notizia che un gruppo di cybercriminali si sarebbe impadronito del quinto capitolo della saga dei Pirati dei Caraibi e che abbia chiesto alla Disney un riscatto in bitcoin. La multinazionale non è intenzionata a pagare e quindi il film rischia di finire “online” prima dell’uscita ufficiale. Nulla vieta di pensare che potrebbe trattarsi di un’operazione commerciale per dare visibilità a un blockbuster facilmente dimenticabile.
Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar è ambientato alcuni anni dopo gli eventi del precedente capitolo della saga fantasy basata sull’omonima attrazione targata Disney, ma se ne discosta completamente per emulare l’impianto narrativo del primo film, fallendo miseramente come Star Wars: Il Risveglio della Forza, goffo clone di Guerre Stellari.
Se nella quarta avventura la vecchia fiamma di Jack Sparrow è interpretata da Penelope Cruz, in La Vendetta di Salazar è la recitazione sopra le righe di un’altra eccellenza spagnola, ovvero Javier Bardem, a scandire il ritmo di una pellicola confusa e raffazzonata. Un rollercoaster di generi completamente diversi tra loro, una montagna russa postmoderna che rincorre l’azione e la commedia degli equivoci, il cinema d’avventura e lo slapstick, privilegiando l’impatto visivo a discapito della trama.
Per intere generazioni gli oceani sono stati infestati dai pirati e il capitano Salazar dell’Armata Spagnola ha da sempre avuto l’intenzione di ucciderli tutti, uno per uno. Il suo cannocchiale è ora puntato su Jack Sparrow, colpevole di averlo condannato alla dannazione eterna. Dopo essere rimasti intrappolati tra le infernali caverne del Triangolo del Diavolo per quarant’anni, il defunto Salazar e la fidata ciurma incaricano il giovane Henry Turner di trovare l’acerrimo nemico e a tal scopo stringono un’altra alleanza con una vecchia conoscenza del “passero”, ovvero l’ormai anziano Hector Barbossa. Lungo il percorso, Sparrow incontrerà Carina Smyth, risoluta astronoma e studiosa del tridente di Poseidone, il magico artefatto dai poteri straordinari e forse unica speranza di salvezza per Jack.
In Pirati dei Caraibi – La Vendetta di Salazar la grottesca autoironia e l’ambiguità sessuale da freak dell’eccentrico Johnny Depp vengono smorzate da dialoghi stantii e già largamente sfruttati. Il profumo di mare e avventura che si respirava a pieni polmoni ne La Maledizione della Prima Luna hanno ormai lasciato il posto a sequenze visivamente imponenti e spettacolari, ma ridondanti e posticce.
Sono numerosi i dualismi elementari presenti in questo puzzle montato freneticamente e i cui pezzi fanno estrema fatica a incastrarsi: scienza e stregoneria, padri e figli(e), buoni e cattivi si alternano, parafrasando Shakespeare, in una “favola piena di rumore e furore, che non significa nulla”.
In battuta finale solo il Barbossa di Geoffrey Rush riesce a emozionare con un semplice sguardo e ad alzare, seppur di poco, l’asticella di una soap opera d’azione ad alto budget colma di deus ex machina, simile più a un videogioco costruito ad hoc per i fan che a un onesto revival in chiave moderna del cinema d’avventura d’altri tempi.

Andrea El Sabi

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