Nuestro tiempo

0
7.5 Awesome
  • voto 7.5

Scene da un matrimonio

Sulle numerose potenzialità del cinema sudamericano e su quanto, qui, si punti su nuovi autori, si è già parlato più e più volte. Ben venga, dunque, quando qualche giovane talento del luogo riesce a farsi conoscere a livello internazionale, al punto di entrare in corsa per il Leone d’Oro con uno dei suoi lavori. A tal proposito, la presenza in Concorso alla 75° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia di Carlos Reygadas – uno degli autori messicani maggiormente degni di nota – è stata molto ben accolta da chi ha già avuto modo, in passato, di visionare qualcuno dei suoi lavori, sebbene parecchio penalizzati dalla distribuzione italiana (basti pensare che dell’autore da noi è uscito soltanto Battaglia nel Cielo, realizzato nel 2005). Per l’occasione, dunque, il giovane cineasta ha realizzato Nuestro tiempo, opera intimista dal respiro universale, in cui, attraverso la storia di una coppia sposata da anni, ci si interroga su cosa sia, in realtà, l’amore e su cosa comporti tenere davvero a una persona e volere a tutti i costi il suo bene.
È questa la storia di Esther e Juan (interpretato dallo stesso regista), che vivono in un ranch, dove allevano tori da combattimento. L’equilibrio dei due viene messo a repentaglio dall’arrivo dell’americano Phil, affascinante allevatore di cavalli, di cui Esther si infatua.
Interrogandosi, dunque, sul significato e sull’essenza stessa del più importante tra i sentimenti, Reygadas ha dato vita a un’opera imponente per durata, ma anche per forma. Sono quasi spaesanti e spiazzanti le immense distese naturali intorno al ranch in cui abitano i protagonisti. Gli ambienti – trattati quasi alla stregua di un vero e proprio personaggio – danno quasi un senso di agorafobia, unito al dramma vissuto dai personaggi nel chiedersi cosa vogliano davvero dalla vita e, soprattutto, chi siano davvero. E nel far sentire lo spettatore parte attiva del dramma stesso, Reygadas è sempre stato un gran maestro, forte com’è della sua regia – che, a tratti, fa, in questo caso, persino pensare ad Éric Rohmer – e del forte simbolismo di cui ogni sua opera è pregna (come tradizione sudamericana vuole). E anche in questa occasione, dunque, l’autore ha inserito più di un elemento simbolico. Nello specifico, gli stessi tori da combattimento allevati dalla coppia – e lo scontrarsi finale di due di loro – stanno a rappresentare lo stesso Juan e l’allevatore Phil. Similitudine, questa, però, fin troppo scontata e addirittura posticcia. Succede.
Dal canto suo, però, Reygadas si è rivelato ancora una volta molto esperto nel mettere in scena i drammi umani e nel rappresentare ogni minima sfaccettatura delle personalità dei suoi protagonisti. La sua macchina da presa – usata sovente a spalla – si avvicina sì in modo molto intimo ai personaggi, ma, allo stesso tempo, resta rispettosa e quasi distaccata nel raccontare un tema universale come quello dell’amore.
Malgrado qualche imperfezione, dunque, Nuestro tiempo – pur classificandosi come un’opera minore rispetto a lavori del calibro di Post Tenebras Lux (2014) o dello stesso Battaglia nel Cielo – può di diritto classificarsi come un lavoro più che soddisfacente. Un ritratto dell’amore all’interno di una coppia del tutto personale e per nulla scontato. Cosa, questa, assolutamente non da poco.

Marina Pavido

Leave A Reply

uno × tre =