Voglia di felicità
Capita, durante i festival, che lungometraggi che inizialmente non avevano destato la nostra attenzione si rivelano essere delle vere e proprie chicche all’interno di una selezione ricca di nomi in grado di “oscurare” (almeno sulla carta, s’intende) più di metà degli ospiti presenti. Capita, e, quando succede, bisogna riconoscere che la cosa sia probabilmente quanto di meglio si possa vivere nell’ambito di un festival cinematografico. Questo è stato il caso, ad esempio, del lungometraggio, in corsa per l’Orso d’Oro alla 74° edizione del Festival di Berlino, My Favourite Cake, diretto dai registi iraniani Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha, i quali sempre a Berlino avevano presentato nel 2020 il loro The Ballad of a White Cow.
A causa delle pesanti censure che il cinema da ormai troppo tempo a questa parte sta subendo in Iran, c’è da sottolineare, inoltre, che i registi, purtroppo, non hanno potuto assistere alla premiere di questo loro film, dal momento che è stato loro vietato di recarsi al festival. Ci auguriamo, tuttavia, che questo loro importante lavoro venga accolto come merita e che il suo messaggio di speranza e libertà venga recepito in tutta la sua potenza.
Ma ora veniamo al film in sé. In My Favourite Cake, dunque, viene raccontata la storia di Mahin (impersonata da un’ottima Lily Farhadpour), una donna di settant’anni che vive da sola a Teheran dopo essere rimasta vedova e dopo che sua figlia si è trasferita in Europa. Appassionata di film romantici, la donna, tuttavia, sembra aver ormai rinunciato a essere di nuovo felice accanto a un uomo. E se le cose dovessero improvvisamente cambiare? In seguito a un pranzo con le amiche, dunque, la nostra Mahin deciderà che è arrivato per lei il momento di ricominciare a vivere. Cosa accadrà in seguito all’incontro con il suo coetaneo Esmail (Esmail Mahrabi)?
Ciò che immediatamente contraddistingue il presente My Favourite Cake è innanzitutto una piacevole leggerezza e una gradita e mai eccessiva ironia e autoironia. Si sorride, durante la visione di questo piccolo e prezioso lungometraggio di Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha. Si sorride, a volte si ride, soprattutto quando vediamo la protagonista con le sue inconsuete abitudini o le sue amiche convinte di avere le più impensabili malattie. Si sorride anche quando Mahin incontra il suo Esmail e lo invita a casa sua. Eppure, tramite un tono apparentemente spensierato, i due registi hanno voluto innanzitutto dar vita a un manifesto che celebra e difende la libertà delle donne, di tutte le donne, all’interno di una società ancora troppo piena di tabù e con una politica che sembra spesso dimenticare il valore dell’essere umano in quanto tale.
La casa in cui vive la protagonista, con i suoi colori caldi e la sua atmosfera accogliente, è il teatro ideale per una storia tanto breve quanto incredibilmente intensa. Sono davvero pochissime le altre location in cui si svolge la vicenda. Al contempo, però, la macchina da presa dei due registi si muove agile e sinuosa, regalandoci raffinate carrellate che, di quando in quando, soltanto alla fine rivelano le azioni che i personaggi stanno compiendo. Gesti e comportamenti talvolta naïf ma ricchi di buone intenzioni ci fanno immediatamente tenerezza. Un selfie sfocato a volte può essere l’unica testimonianza di rari momenti di felicità. Una torta preparata con amore può assumere un valore inaspettato. Una disperata voglia di felicità, infine, fa il resto. Tutto ciò è My Favourite Cake, piccola e preziosa perla di questa Berlinale 2024 che, ci auguriamo, possa non passare inosservata.
Marina Pavido









