Microbo & Gasolina

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Buddy movie su quattro ruote di filosofia adolescenziale, garbatamente firmato Gondry

Se mi segui ti disegno, se mi lasci ti riscrivo. Piloti fuori legge dell’Arte del sogno. Cavalieri senza patente del diritto alla gioia dell’essere senza limiti all’auto-esplorazione. All’eterno splendore delle loro menti prive (ancora) di nere voragini. Fiaba contemporanea dagli orrori grotteschi. Road movie after school, ora d’aria per rivelazioni, più che rivoluzioni, puberali.
Film adulto per bambini in perenne crescita. Due quattordicenni su carretta, moderno cavallo di-troia e velocipedehouse con motore a due tempi e fagioli in scatola, inadatto alle salite ma perfetto per cementare amicizie impossibili e maturare conflitti identitari, tra dubbi sessuali, eiaculazioni su fumetti precoci, guida spericolata su fantasie postpunk, filosofie dell’influenza cerebrale, primi teoremi amorosi, famiglie disfunzionali in piena nevrastenia tanto proletaria quanto borghese.
In concorso per la rosa e rosea sezione Alice nella Città alla Festa del Cinema di Roma 2015, Microbo & Gasolina (in originale Microbe et Gasoil) riporta sul grande schermo il leggendario Michel Gondry di Se mi lasci ti cancello e Mood Indigo, senza il suo sceneggiatore dell’inconscio e artigiano dell’allucinazione visibile, Charlie Kaufman. Orfano quindi dei prodigi narrativi del suo fedele alter ego autoriale, Gondry si offre e di-verte in una allegra brigata brancaleonica a due, dove genio e sregolatezza sono distillati nello scambio affilato e spassoso tra due giovani menti del domani, costretti in famiglie soffocanti e desolate e pronti a sbeffeggiare le idiosincrasie proprie e del pazzo mondo dentro e intorno.
Microbe è un disegnatore luminoso, dal tratto caricaturale unico, innamorato cronico della compagna sexy della classe, incline a prostrarsi (forse) ai giudizi altrui e in piena crisi da masturbazione incompleta, mentre la madre iperprotettiva incalza ogni suo passo lasciandolo nel caso delle domande. Gasoline è figlio di una famiglia indigente e impantanata tra malanni e freddi artici, che conserva oggetti antichi e immagazzina rancori ancor più vecchi, ed è abituato a sfamarsi di raziocinio autoimposto, progettando insieme al suo primo vero compagno divenuto “amico”, una breve fuga di sollazzo e liberazione, anche sentimentale. Insieme costruiscono una casa su ruote, perfettamente mimetica rom e romita nelle campagne francesi.
Lost in traslation, la strana coppia imperversa, francefornication per sinapsi giocose, piatta di effervescenti innovazioni ma stretta ai fili immaginifici di due cuori in un antartide di legno, matite, studi dentistici, rasature, rugbisti, dentisti con la sindrome dell’abbandono e ingannevoli, esilaranti verità.

Sarah Panatta

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