Lucy

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

Il suono dell’ossessione

«Per aver raccontato la solitudine in maniera nitida e poetica. Una grande forza visiva, a dimostrazione di qualità narrativa e sensibilità artistica». Con la seguente motivazione la giuria della seconda edizione del Saturnia Film Festival ha attribuito a Lucy di Roberto Gutiérrez il premio per il miglior corto della sezione “Fiction Internazionale”. Poche ma esaustive parole, queste, che riassumono alla perfezione quelli che sono gli indubbi meriti e i principali punti di forza dell’opera firmata dal cineasta venezuelano, qui alla sua prima prova sulla breve distanza. E se il buongiorno si vede dal mattino, allora per lui la strada è senza alcun dubbio in discesa, a riprova di un lavoro caratterizzato da un alto valore estetico, così come da una geniale narrazione che gli ha permesso in precedenza di posizionarsi come regista versatile, nella pubblicità e nei video musicali. Attività nel campo dei commercials che gli ha fornito le basi solide per costruire prodotti audiovisivi coinvolgenti e anche belli da vedere. Un connubio che in Lucy emerge in maniera cristallina grazie alla confezione, dove spiccano la fotografia di Marco Mora e il notevolissimo sound design di Jesus Guevara, quest’ultimo fondamentale per la riuscita del corto.
La pellicola ci scaraventa in media res nella vita di un solitario rumorista che filma segretamente la sua vicina di casa e ricostruisce i suoni della sua vita, creando una relazione immaginaria che lo porta a scoprire da vicino il vero suono della sua ossessione: Lucy.
Nonostante la poesia di fondo, dalla visione trasuda senza soluzione di continuità una profonda sensazione di inquietudine dettata da una situazione che si fa via via sempre più ansiogena, claustrale e patologica. Ed è su questa che l’autore costruisce l’architettura di un film che a suo modo esplora la creazione di immagini come volti dei suoni, creando nel contempo metafore sulle emozioni. Attraverso una storia di ossessione d’amore, il regista proietta l’immaginazione del personaggio che scruta nelle loro delusioni. Il risultato è un ritratto audio-visivo che si tramuta in una fruizione esperenziale ed empatica, che guida lo spettatore di turno attraverso una “finestra” spalancata sulla vita degli altri. Un ritratto che mette in scena la sottile linea che separa l’amore incondizionato dalla sua visione alterata, distorta e malata. E la mente non può non tornare per analogie a un interessante mix tra One Hour Photo e La finestra sul cortile, ovviamente con tutte le debite distanze nel caso del capolavoro di Sir Alfred.

Francesco Del Grosso

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