Lost, Found

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6.0 Awesome
  • voto 6

Due donne e un rapimento

Assieme ad Anthony Wong, Yao Chen era senz’altro la star più attesa di questa ventunesima edizione del Far East Film Festival di Udine. Pure il film con il quale si è presentata alla kermesse in quest’occasione, Lost, Found, aveva incuriosito e non poco quanti avevano gettato l’occhio sul programma. Quest’interesse per il film era dovuto a vari motivi. Non solo la presenza di un’attrice del calibro di Yao Chen, considerata tra le donne più influenti del pianeta e di certo una bellezza, ma anche la presenza alla regia di Lue Yue, celebre nel ruolo di direttore della fotografia per Zhang Yimou. Aggiungiamoci anche il tema principale, attuale, sentito e sofferto, vale a dire la condizione femminile nella Cina contemporanea, e il gioco è fatto. Lost, Found, per quanto riguarda quest’ultimo argomento, non tradisce le attese, ma, a dirla tutta, altri aspetti dell’opera di Yue lasciano a desiderare.
Li Jie è una giovane avvocatessa pienamente lanciata in quella che è già una carriera di successo. La sua vita affettiva, però, non è altrettanto fortunata: separata da poco dal marito, Li Jie ha una figlia ancora molto piccola, Duoduo, la cui custodia definitiva verrà assegnata di lì a breve in tribunale. Un giorno la figlia sparisce, rapita dalla tata, Sun Fang. Disperata, la madre si lancerà quasi in solitario alla ricerca della piccola, scoprendo pian piano tristi verità sulla vita di Sun Fang.
Vi è un inganno, questo sì efficace, alla base dell’impianto narrativo di Lost, Found. Le prime scene, dominate dalla figura di Li Jie (Yao Chen), che iniziamo a scoprire come una donna sì in carriera, ma parzialmente dimentica dell’importanza del proprio ruolo di madre per sua figlia, lascerebbero pensare a un film in cui l’avvocatessa sarà protagonista incontrastata della vicenda. Non è così, come lo spettatore scoprirà presto. Lost, Found ha due protagoniste, ugualmente rilevanti: accanto a Li Yie, infatti, emerge tutta la complessità del personaggio di Sun Fang (Ma Yili). Le due donne si collocano agli antipodi della società. La prima, come detto, è già avviata a un brillante percorso professionistico nel campo dell’avvocatura, mentre la seconda, all’inizio tenuta intelligentemente in disparte dalla regia di Lue Yue, appartiene a tutt’altra classe sociale. Come se non bastassero le condizioni di ristrettezza economica in cui vive, Sun Fang ha avuto la sfortuna di sposare l’uomo sbagliato, che ora le fa pressione per ottenere un accordo favorevole per il divorzio (e le userà pure violenza) e di avere una bambina piccola ma gravemente malata. Quando quest’ultima muore, Sun Fang, sconvolta dal dolore, perde la ragione e pensa di poter sostituire la figlia morta con Duoduo, cui intanto s’è affezionata, avendo comunque pianificato il suo rapimento fin da prima del momento dell’assunzione.
La storia di Sun Fang ci è raccontata mediante lunghi flashback, che si susseguono andando di pari passo con le indagini di Li Yie e della polizia. Nessun dettaglio, nemmeno il più macabro (il corpo della sfortunata figlioletta di Sun Fang abbandonato nel frigo dell’abitazione di Li Yie), ci viene risparmiato. Ma se la vicenda è di per sé intensa ed angosciosa, Lue Yue confonde la procrastinazione dei tempi con la profondità e l’introspezione psicologica. La dilazione della durata dei flashback risulta spesso dispersiva; sia chiaro, seguire l’andamento della trama non è certo complesso, anzi, ma il respiro del film ne risente, dato che il suo autore tenta di raggruppare troppe cose diverse negli stessi momenti.
Lost, Found è un po’ un thriller e un po’ (molto di più) un dramma, ma stilisticamente non sa risolversi su quale delle due direzioni prendere, rimanendo in tal mondo in un limbo fatto d’irresolutezza. Impossibile, nonostante tutto, bocciare del tutto un film che vede due valide interpreti sullo schermo e la cui vicenda, pur con i suoi limiti espressivi, tratta un argomento molto delicato in Cina, specie ai giorni nostri. Il percorso parallelo che compiono durante il film Li Yie e Sun Fang le porta a scoprirsi e a riconoscersi come donne e madri che hanno sofferto. Questo dolore le avvicina, appiana le differenze sociali, ma conduce a quello che è un lieto fine ed anche a una maturazione interiore unicamente il personaggio interpretato da Yao Chen. Per Sun Fang ci sarà solo la fine, con la conseguente cessazione del lutto e di ogni sofferenza ad esso annessa. Lue Yue sceglie di dedicarle un breve epilogo durante i titoli di coda, ma non ve n’era bisogno: il suo film, forte di una storia tragica e potente, sarebbe risultato molto più riuscito senza strafare.

Marco Michielis

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