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L’estranea

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VOTO: 6,5

Accordi pericolosi

È già da diverso tempo a questa parte che Paolo Strippoli viene indicato come uno dei nomi più coraggiosi e promettenti del panorama cinematografico nostrano. E dopo un anno dal successo del suo La valle dei sorrisi, presentato in anteprima fuori concorso alla Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia 2025, eccolo tornare al Lido, in occasione dell’83esima edizione della kermesse, pronto a concorrere addirittura per il Leone d’Oro con il suo L’estranea, in uscita nelle sale l’8 ottobre 2026 con 01 Distribution. Anche in questo caso, dunque, il regista ci ha regalato un’opera dal chiaro respiro internazionale. Anche in questo caso, è soprattutto una forte tensione di fondo a fare da protagonista. Ma vediamo nello specifico di cosa stiamo parlando.
Ci troviamo a Roma. Piove. Una donna scende dal taxi e citofona a un portone. Ella è Anna (impersonata da Jasmine Trinca), decisa a far visita a sua figlia, al fine di rivelarle un segreto che riguarda proprio la loro famiglia e che ha tenuto custodito dentro di sé per vent’anni: al fine di proteggere i propri cari e di salvarli da certe e imminenti disgrazie, ella ha stretto un patto con una donna misteriosa (una straordinaria Valeria Bruni Tedeschi), ottenendo così (almeno temporaneamente) il benessere dei suoi famigliari. Ora, però, è giunto il momento di pagare il conto. Cosa accadrà?
Il destino, a volte, sembra avere dei piani ben precisi. Mettersi contro di esso significa quasi combattere una battaglia contro i mulini a vento. In L’estranea, tuttavia, Anna sembra voler a tutti i costi avere il controllo della situazione, ma le scelte da fare saranno comunque assai complicate e gli eventi potrebbero prendere via via una piega sempre più complessa e drammatica. Ed ecco che, inevitabilmente, ci torna alla mente la gloriosa saga di Final Destination, dove una serie di tentativi di sfuggire alla morte non sempre riuscivano a essere portati a compimento. Già, perché, di fatto, come spesso abbiamo già avuto modo di notare, il regista pugliese ha sempre guardato con interesse a quanto è stato realizzato, nel corso degli anni, nel resto del mondo (quando visioniamo i suoi film è impossibile non pensare, ad esempio, anche al cinema di Ari Aster), pur cercando una propria, personalissima cifra stilistica atta a conferire un più ampio respiro alla nostra cinematografia.
E tale operazione, dunque, nel caso del presente L’estranea può dirsi pienamente riuscita. Un passato apparentemente idilliaco viene reso ancora più straniante da ambientazioni luminose e momenti di convivialità a dir poco forzati che ben si contrappongono alla cupezza dell’appartamento in cui vive la figlia di Anna. La costante sensazione che qualcosa di terribile stia per accadere ci accompagna dall’inizio alla fine. E mentre personaggi e situazioni paradossali riescono anche a strapparci qualche sorriso (davvero ben riuscito, a tal proposito, il personaggio di Valeria Bruni Tedeschi), un riuscito crescendo di tensione fa il resto. Peccato soltanto che, proprio nel finale, questo L’estranea, a causa di una soluzione forzata e poco convincente, tenda a sgonfiarsi come un palloncino. Ma sta bene. Almeno, in un modo o nell’altro, la volontà di dar vita a qualcosa di nuovo c’è. Staremo a vedere cos’altro avrà da offrirci il regista in futuro.

Marina Pavido

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