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Amori & incantesimi 2

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VOTO: 4,5

Spezzare la maledizione

Le streghe son tornate verrebbe da dire. Ma non c’è da tremare perché non è a quelle di Las brujas de Zugarramurdi di Álex de la Iglesia, tantomeno a quelle di The Witches, portate sul grande schermo da Nicolas Roeg nel 1990, che ci riferiamo. Del resto a riesumare cinematograficamente i personaggi nati dalla penna di Roald Dahl in un nuovo adattamento ci aveva già pensato Robert Zemeckis nel 2020. Quando si parla di streghe al cinema la mente non può non andare alle sorelle Owens di Amori & incantesimi (Practical Magic), le cui (dis)avventure magiche e sentimentali tornano finalmente nelle sale (in Italia dal 10 settembre 2026 con Warner Bros) dopo un’attesa di ventotto lunghissimi anni. Tanti ce ne sono voluti per rivedere Sandra Bullock e Nicole Kidman nei panni delle amate sorelle Sally e Gillian, che per chi non lo rammentasse – o fosse troppo giovane per farlo – sono le protagoniste del film del 1998, tratto da “The Book of Magic” di Alice Hoffman.
Nel primo film Sally e Gillian sono due streghe del Massachusetts alle prese con una maledizione che condanna a morte ogni uomo di cui le donne della famiglia si innamorano. La stessa oscura maledizione che le due con la prole tenteranno di spezzare una volta per tutte in questo sequel. Per farlo dovranno però tornare alle origini e alla radice della loro travagliata stirpe, con un pericolosissimo viaggio oltreoceano che le riporterà in un mondo ricco di intrighi al chiaro di luna e di potente magia ancestrale.
È quanto accade in Amori & incantesimi 2 (Practical Magic 2), la cui sceneggiatura, basata anch’essa sul romanzo della scrittrice statunitense, è stata affidata ad Akiva Goldsman, Georgia Pritchett e Kelly Marcel che, in linea con il registro, l’identikit narrativo, il look della prima pellicola e ovviamente della matrice letteraria, affidano a Susanne Bier, subentrata in cabina di regia al posto di Griffin Dunne, un mix di fantasy, commedia e romance. Non aspettatevi dunque un racconto gotico, tantomeno un hellzapoppin’ grandguignolesco, bensì una storia che vede i toni leggeri e colorati smettere di essere tali soltanto nella resa dei conti finali, quando dalle parole e gag piuttosto scariche di humour si passa finalmente ai fatti. La pochezza della vicenda, priva di guizzi, sviluppi, evoluzioni e scene degne di nota, non è valsa per nulla questi quasi trent’anni di attesa. Ci si limita a riprendere le fila del discorso in casa Owens e dargli un seguito, oltre a provare a fornire delle risposte sulla nascita della maledizione, introdurre una nuova linea generazionale e lanciare nuovi intrecci amorosi. Demerito di un’operazione che ha voluto puntare furbescamente sull’effetto nostalgico e sulle aspettative del pubblico, sperando che fosse sufficiente – e probabilmente lo sarà – ad attirare spettatori in sala per poi deluderli su tutti i fronti. Riportare sul grande schermo le sorelle Owens, ricomponendo la premiata ditta Bullock-Kidman, non è bastato, così come l’ingresso delle new entry Maisie Williams e Joey King, che interpretano le due figlie di Sally, è stato utile solamente a rinverdire il cast e a spianare la strada – speriamo di no – a un potenziale terzo atto.

Francesco Del Grosso

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