Le guerre horrende

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Dal bosco un monito contro tutte le guerre

Ma come sono belle le formiche, saranno solo ben organizzate, o sono proprio amiche?
Tiromancino, “Meglio dormirci su”

Due strani figuri si aggirano per il bosco, entrambi vestiti in maniera eccentrica. Uno si fa chiamare il “Capitano” e vive in un carrozzone del circo abbandonato. Pare che nel suo passato ci siano state cruente e drammatiche esperienze da combattente di guerre ormai dimenticate. L’altro, che si pone come suo “Scudiero”, ha tratti del volto delicati e per quanto si comporti da monello quell’aspetto androgino fa ugualmente sospettare qualcosa di diverso, riguardo alle sue origini e alla sua identità. Del resto l’identità e la diversità sono temi pregnanti del film. I piccoli riti quotidiani dello strano duo prevedono che al mattino si improvvisi una specie di teatro, a beneficio dei soli animali del bosco, in cui si allude a iperboliche, fantasiose e comunque terrificanti guerre, come quelle tra il popolo delle Mosche e quello delle Formiche. Il tono è grottesco. I nomi delle improbabili città fondate dalle mosche possono strappare un sorriso. Eppure si ha presto l’impressione che quello stralunato apologo contenga riferimenti alla realtà più crudeli e diretti, di quanto si possa percepire all’inizio…

Lo status quo sarà infatti destinato a modificarsi, non appena farà la sua apparizione nel bosco un intruso, ossia quel paracadutista piovuto lì da chissà quale tenebroso conflitto. Il “Capitano” e lo “Scudiero” avranno reazioni completamente diverse di fronte alla presenza del nuovo ospite, di quel soldato. Ma soprattutto il nuovo, precario equilibrio creatosi renderà più espliciti i riferimenti alle violenze del passato, che prenderanno forma nella memoria condivisa (o nella memoria oggetto di rimozione, all’occorrenza) come scampoli dei più sanguinosi e devastanti eventi bellici del Novecento, la “Grande Guerra” combattuta nelle trincee e la Seconda Guerra Mondiale.
Il materializzarsi di ricordi della Prima Guerra Mondiale, con la figura del generale impazzito in primo piano, a tratti sembra quasi riecheggiare l’indimenticabile pellicola di Rosi, Uomini contro. Mentre gli stranianti siparietti bellici riferibili all’occupazione tedesca, alla Guerra di Liberazione, possiedono nella loro essenzialità qualcosa del cinema dei Taviani, di quella particolare tensione etica. Qualsiasi riferimento iconografico o cinefilo possa scorgersi in filigrana, anche all’interno di singole scene, Le guerre horrende conferma l’impressione di un prodotto cinematografico indipendente, autarchico, dotato comunque di una poetica personale; coerentemente con quanto si era avvertito nel precedente lavoro di Luca Immesi e Giulia Brazzale, che già con l’interessante (ma meno compiuto) lungometraggio d’esordio Ritual – Una storia psicomagica avevano dimostrato di saper andare oltre i canoni di una narrazione realistica.

Ne Le guerre horrende, liberamente ispirato a una favolistica quantunque cruda piéce di Pino Costalunga, si impone rispetto all’altro film un’intuizione più forte, più strutturata e per certi versi più sanguigna, che attinge alla specificità del territorio veneto come anche a quell’impianto teatrale opportunamente trasferito nei meccanismi di un lungometraggio a basso costo. Affinché il monito pacifista, attuale più che mai, risultasse davvero efficace, grande è stato l’impegno degli attori; per quanto la presenza scenica di Dario Leone, il Soldato, ci sia parsa molto meno incisiva di quelle così intense di Livio Pacella e Désirée Giorgetti, rispettivamente il Capitano e lo Scudiero. La loro interazione di fronte alla videocamera anche a livello fisico, corporeo, risulta ruvida e appassionata al punto giusto. Ad arricchire ulteriormente la forza emotiva del film una colonna sonora davvero appropriata, anche in relazione agli obiettivi (e ai limiti di budget) che si addicono in genere a un prodotto indipendente; con brani classici ad accentuare l’atmosfera da fiaba oscura, cui si alternano da un certo punto in poi brevi e cupi intermezzi di musica elettronica, come a sottolineare il cortocircuito con la drammatica realtà della guerra e le invenzioni stranianti del racconto.

Stefano Coccia

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