Wajib – Invito al matrimonio

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Il dovere verso la famiglia e la società

Il Wajib è il dovere sociale, spiega la regista Annemarie Jacir, un qualcosa di inalienabile dalla cultura palestinese. Quando qualcuno si sposa gli uomini della famiglia vanno a consegnare, a mano, tutti gli inviti, recandosi a casa di amici e parenti.
Shadi, oramai da tanti anni a Roma, dove convive e fa l’architetto, torna nella sua città natia, Nazareth per aiutare il padre, Abu Shadi, nel consegnare le partecipazioni per le nozze della sorella Amal.
Per Shadi è un ritorno alle origini, un ritorno ad una quotidianità che ha dovuto abbandonare, anni prima, e che ora rivede con oc chi nuovi, quasi di straniero. Non ne capisce più il ritmo e soffre, da palestinese, nel vedere la sua città in mano ai militari israeliani e ancora di più soffre nel vedere quanta poca cura ci sia per la città di Nazareth da parte delle istituzioni, e dello stato di degrado in cui vessano alcuni abitanti. A guardare lo stesso paesaggio è Abu Shadi che, irriducibile, mente a se stesso, costringendosi a vedere alberi di arance ovunque.
La bellezza di questo film la si vede attraverso gli occhi innamorati del padre, che guarda la sua terra con la speranza di quel passato che l’ha vista rigogliosa e fiorente; ma anche nello sguardo malinconico di Shadi, che ricorda una Nazareth diversa, forse resa migliore dalla dolcezza del ricordo.
La regista, Annemarie Jacir ci guida, assieme ai suoi protagonisti, alla scoperta dei pensieri di questi e della comunità che li circonda.
Mentre al figlio è concesso di vedere ciò che sta accadendo, perché presto tornerà in Italia, al padre non è permesso, Abu Shadi non può vedere ciò che realmente accade al popolo palestinese.
Shadi può permettersi di puntare i piedi di fronte alla tradizione, rifiutandosi di consegnare un invito a Ronnie Aviv, un vecchio amico di famiglia a dire del padre, israeliano e, secondo il giovane, appartenente ai servizi segreti israeliani; Abu Shadi, invece, dopo anni di sacrifici, e dopo aver sistemato entrambi i figli, ora vuole qualcosa per sé, vuole una promozione, che non potrò mai arrivare senza il consenso da parte dell’ ‘Ispettore della conoscenza’, membro del Ministero dell’ Istruzione Israeliano, che sorveglia l’insegnamento di Abu Shadi da anni.
Mano a mano che le partecipazioni diminuiscono, il conflitto tra Shadi ed il padre aumenta, poiché Abu Shadi non è felice per la scelta fatta dal figlio, quella di convivere, senza alcun desiderio di sposarsi, e di aver scelto come compagna una ragazza palestinese il cui padre è un rappresentante dell’ OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina). La ragazza, ci spiega inoltre la regista, essendo figlia di rifugiati  non ha il diritto di tornare in Palestina. Quindi per Abu Shadi quella ragazza è il simbolo di tutto ciò che non vuole, e cioè delle marionette americane al governo e un figlio per sempre lontano da lui. A tutto ciò, bisogna aggiungere il fantasma materno che aleggia sui protagonisti. Vent’ anni prima la donna era scappata di casa con il suo amante, che aveva sposato in America dove si erano trasferiti, lasciando il marito ed abbandonando i figli; i quali erano cresciuti tra i pettegolezzi dei conoscenti. Abu Shadi non si era mai ripreso da quell’abbandono, rifiutando di ricostruirsi una vita, e continuando ad odiare la moglie.
Oltre agli screzi interni alla famiglia, ci vengono mostrati i comportamenti dei cittadini di una città esasperata dai conflitti, dove i vicini si buttano addosso l’immondizia, o basta parcheggiare male la macchina per trovarsi quattro ruote squarciate. Tutto sembra essere portato all’ eccesso, probabilmente dalla paura e da un desiderio di libertà che blocca il film in un tempo sospeso, scandito dall’ arrivo ad una casa, dai saluti e dall’ennesimo caffè offerto ai protagonisti.
La realtà palestinese si mostra senza filtri in Wajib – Invito al matrimonio, quasi fosse una partecipazione, da parte della regista Annemarie Jacir, ad unirsi a lei per riscoprire la sua meravigliosa terra.

Mara Carlesi

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