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Last Song For You

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VOTO: 9

Musica e nostalgia in un delicato viaggio atemporale alla ricerca dell’amore perduto

In concorso alla 27ma edizione del Far East Film Festival, l’opera prima dell’affermato sceneggiatore Jill Leung stupisce e commuove: Last Song For You, lontana anni luce dalle sceneggiature d’azione di Leung (Paradox, Ip Man tra le altre) è una storia d’amore che attraversa i confini del tempo, delicata e raffinata, tenera e romantica, in cui musica e nostalgia si intrecciano e danzano insieme un minuetto che ha il sapore della magia.

So Sing-wah (Ekin Cheng), musicista di successo che ha perso da anni la sua ispirazione ed alcolista senza speranza, incontra per caso in ospedale la sua amica del cuore e musa dei giorni di scuola, Man-huen (Cecilia Choi); poco tempo dopo, un amico comune lo informa della morte della donna e dell’imminente funerale, riportando a galla nella mente e nel cuore dell’uomo ricordi dimenticati. L’arrivo inaspettato di Summer (Natalie Hsu), figlia di Man-huen, lo travolgerà completamente, invitandolo ad accompagnarla in Giappone per disperdere in mare le ceneri della madre, là dove si manifesta – in rare occasioni – il tramonto Omega.

Dall’isola di Cheung Chau (Hong Kong) del passato al Giappone di oggi, il regista crea una doppia partitura che si intreccia perfettamente: i ricordi di Sing-wah di un’adolescenza spensierata, portati a nuova luce dall’incontro con Summer, si alternano con il presente, in un cortocircuito di sentimenti, musica e nostalgia che arriva dritto al cuore dello spettatore. Il tempo perde i suoi confini definiti, mentre la magia annulla i paradossi e le canzoni del giovane Sing-wah (Ian Chan) risvegliano sentimenti sepolti fino all’imponderabile, imprevisto, romantico finale. Presente e passato si danno il cambio in una staffetta creativa, dando vita ad un racconto che parla di sogni e di rimpianti, esplorando i temi della crescita e della possibilità di cambiare in meglio la propria vita.

Di Last Song for You, Leung firma regia e sceneggiatura, che si combinano creativamente in modo sublime con l’inserimento di elementi narrativi originali e strutturalmente complessi che non appesantiscono il fluire armonioso della storia; la fotografia di Oliver Lau spazia dalla serenità di una vecchia Hong Kong ad un Giappone altrettanto rasserenante, dipingendo entrambi con tratti luminosi e puri. La scelta felice dei protagonisti è un altro dei punti di forza del film: Ekin Cheng, celebre come attore e cantante tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila incarna con intensità il disilluso e stanco So Sing-wah, dando al personaggio una vasta gamma di sfumature, mentre la giovane Natalie Hsu (Summer/la giovane Man-huen), qui al suo primo ruolo da protagonista, è altrettanto espressiva e coinvolgente in entrambi i ruoli. Il giovane Sing-wah è poi interpretato dal cantautore Ian Cha, membro della popolare boyband Mirror, che qui dimostra appieno sia le sue capacità musicali che il talento per la recitazione. Un bel film, di qualità e di successo, nasce dall’equilibrio sincronico tra tutti questi fattori, che Leung intesse alla perfezione nella sua opera prima come regista.

Michela Aloisi

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