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Jay Kelly

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VOTO: 7

La responsabilità di essere se stessi

Il cinema di frequente mette in scena se stesso e il regista Noah Baumbach è riuscito a portare a sé questa ‘tendenza’ facendo rientrare quest’ultimo lavoro, Jay Kelly, tra i filoni tematici su cui spesso si è concentrato, in particolare l’identità.
La scena di apertura è un set cinematografico con tutta la frenesia e, al contempo, la routine. Con un accurato piano sequenza, un’attenta telecamera passa silenziosa tra le personalità multicolori della produzione e i meccanismi che girano all’interno della produzione cinematografica. Tutti coloro che sono in campo (compreso un cane decisivo per la scena che si andrà a girare) respirano quella magia, se ne nutrono e ci nutrono. A un tratto, in mezzo al caos l’attenzione dello spettatore si ferma su Jay Kelly (un George Clooney molto credibile). Ingenuamente (e glielo si perdonerebbe) qualcuno potrebbe pensare che questa star del cinema sia davvero esistita per quanto sia palpabile ciò che gli accade. In quell’hic et nunc l’attore deve girare l’ultimo ciak in cui deve – quasi poeticamente – morire e chiederà se può ripetere la scena (e non sarà l’unica volta), questo, però, difficilmente può accadere nella vita vera, anche se si può sempre tentare di recuperare rapporti a cui si tiene. Kelly nei giorni di pausa che lo separano dalle riprese del prossimo film si ritrova a fare i conti con la morte, la paura di ‘perdere’ anche la figlia minore mentre spicca il volo (quella maggiore lo accusa di esser stato assente) e di essere fondamentalmente solo. La vena malinconica dell’autore di Storia di un matrimonio (presentato a Venezia nel 2019) ben si sposa con questo viaggio interiore e non di Jay Kelly, accompagnato dal devoto manager Ron (Adam Sandler) – rapporto che rilancia la domanda su come si possano considerare in maniera differente i rapporti, per qualcuno c’è (anche) profonda amicizia, mentre l’altro non riesce ad andare oltre il compenso lavorativo.
«Sai quanto è difficile essere se stessi?» si ascolta in un momento chiave. Probabilmente per un attore, ancor più con alle spalle dei successi, svestire i panni di un personaggio e non costruirsene uno proprio nella vita di tutti i giorni è qualcosa di molto complesso e delicato. È innegabile che il mostrarci come siamo è una nota dolente e Baumbach ed Emily Mortimer (co-sceneggiatori) lo trasmettono con pennellate toccanti e punte di ironia. «Ho sempre amato i film che creano tensione ma che ti fanno anche venire voglia di passare del tempo nei loro mondi, di stare con quei personaggi. Non era necessariamente un obiettivo dichiarato qui, ma era intrinseco alla narrazione, il fatto che il film fosse un piacere per lo sguardo e che il pathos e sentimenti più profondi facessero da sottofondo per gran parte della storia, principalmente perché Jay è molto abile a scansarli. Lo fa da molto tempo. C’è della soddisfazione a guardarlo mentre la fa quasi franca, finché la sua vita finalmente gli presenta il conto. Ho sempre pensato alle sequenze di ricordi come se fossero un vento di prua. Lui si muove a passo sostenuto, ma questi ricordi lo travolgono.
Quando accede ai ricordi –fisicamente, come mostriamo nel film– lo rallentano. Hanno un impatto sul suo impeto. Perde il controllo. E una volta che arriva in Italia, beh, è un paese dove passato e presente coesistono. Il film di viaggio, gli amici in viaggio in auto insieme, l’ensemble–queste sono tutte parti della stessa storia. Il film parla anche di amicizia, che è un altro modo di esplorare temi di identità e di come noi vediamo noi stessi in rapporto agli altri. Il fatto che questi toni coesistano? Questo è il mio approccio naturale», ha raccontato il cineasta che ancora una volta dimostra coerenza, in un ritratto dal sapore dolce amaro con cui ciascuno di noi, a modo proprio, deve fare i conti.
E proprio come si vede nella scena iniziale, oltre che per l’importanza sul piano narrativo, ci sembra doveroso citare almeno gran parte del cast Laura Dern, Billy Crudup, Riley Keough, Grace Edwards, Stacy Keach, Jim Broadbent, Patrick Wilson, Eve Hewson, Greta Gerwig, Alba Rohrwacher, Josh Hamilton, Lenny Henry, Emily Mortimer, Nicôle Lecky, Thaddea Graham, Isla Fisher, Louis Partridge, Charlie Rowe – nella parte girata in Toscana troviamo anche Giovanni Esposito, Monica Nappo.
Prendiamo in prestito una domanda che sorge spontanea a Jay Kelly quando si immerge nella vita vera: «Come posso interpretare la gente se non sono con loro?»… questione che ogni artista dovrebbe porsi. In occasione del tributo in Toscana, toccante il montaggio da scene di film (da Out of Sight, Syriana, a Michael Clayton) dove Clooney e Kelly sembrano sfiorarsi e identificarsi.
Dopo essere stato presentato in Concorso alla 82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Jay Kelly è previsto in cinema selezionati dal 19 novembre e su Netflix dal 5 dicembre 2025.

Maria Lucia Tangorra

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