Janara

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6.5 Awesome
  • VOTO 6,5

Le streghe di Benevento

Unguento unguento
portami al noce di Benevento
sopra l’acqua e sopra il vento
e sopra ogni altro maltempo.

È ambientato a San Lupo, paesino del Beneventano, un altro dei film italiani che ci hanno convinto di più, a questo 35° Fantafestival. Già uscito in alcune sale tra Lazio e Campania, di prossima pubblicazione in DVD, Janara è l’ennesimo caso di lungometraggio orrorifico prodotto in questi anni in Italia, che sa mettere bene a frutto quel patrimonio di tradizioni popolari, leggende locali e folklore, di cui la penisola abbonda.
L’esempio più calzante finora resta Controra – House of Shadows di Rossella De Venuto, per chi scrive un piccolo cult: ambientato in una Puglia assolata e piena di misteri, ci era parso debutto di notevolissima maturità, nel suo associare l’inquietante dialogo tra la luce del giorno e quelle ombre che in casa si muovono furtive, agli aspetti più torbidi di una certa cultura tradizionale. Pur non scavando così in profondità, il film di ambientazione campana diretto da Roberto Bontà Polito può vantare diverse analogie con l’altro appena citato, a partire dal legame tra una “detection” alquanto improvvisata nella contemporaneità ed episodi risalenti a un passato più o meno remoto.

Le cosiddette Janare sono infatti figure di fattucchiere tipiche del Beneventano, la cui origine va a confondersi con alcuni tratti specifici della zona, già presenti in età romana, per poi svilupparsi nel Medio Evo come sinistra storia di roghi e di presunte streghe, inquisite per la loro conoscenza del mondo naturale. In Janara tale retaggio è lo spunto per raccontare la maledizione abbattutasi sul paesino di San Lupo, e scambiata all’inizio per una più prosaica vicenda di pedofili, essendo stati presi di mira soprattutto i bambini. Il forzato coinvolgimento di una coppia venuta da fuori per questioni ereditarie, essendo lei originaria del posto, porterà invece alla luce il peso terribile dell’anatema lanciato secoli prima da una strega, dopo la sua condanna a morte…

Ci sono nel film piccole stonature, dovute magari all’eccessiva esposizione di taluni personaggi (vedi ad esempio il prete del villaggio) e alla caratterizzazione più blanda e banale di altri, ma nell’insieme Janara riesce a creare un discreto equilibrio tra la tensione del racconto e i valori sociali che va a investigare. A questo discreto risultato offrono un valido contributo gli attori, tra cui segnaliamo Gianni Capaldi, Alessandro D’Ambrosi, Laura Sinceri, Noemi Giangrande, Lorenza Sorino, Fabrizio Vona, Francesco Perciballi, Eleonora Tiberia e Rosaria De Cicco.

Stefano Coccia

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