Italia Horror Underground

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Non solo Horror Underground

Qualche tempo fa, sulle pagine di Internazionale, Matteo Bordone uscì con un articolo interessante quanto incauto. Egli sostenne, peccando forse di presunzione, che (cito non testualmente) il cinema di genere in Italia non è mai esistito. Per questa forte affermazione, come c’era da aspettarsi, si attirò le critiche degli addetti ai lavori, di giornalisti ed appassionati. Sui social network venne innescata una vera e propria gogna mediatica a colpi di tweet, complice anche un malinteso di fondo che non aiutò la discussione. Come al solito in questi casi, la verità va forse ricercata nel mezzo: se il cinema in Italia è esistito ed esiste, è pur vero che non gode di certo di buona salute.
Quasi in maniera puntuale, arriva a far chiarezza sull’argomento un bel libro – edito da Horror Project per UniversItalia – scritto da Giulio Muratore, “Italia Horror Underground”. Il saggio è diviso in due parti: la prima riguarda gli aspetti economici e sociali del fenomeno; la seconda, invece, lo analizza da un punto di vista più prettamente estetico e narrativo. È così che il giovane saggista toscano si pone in modo equidistante nel dibattito tra chi sostiene la rinascita del cinema di genere e di chi, invece, ne ha ormai sottoscritto il certificato di morte apparente. Da una parte del selciato di trova tutta una generazione di registi che difendono a spada tratta il loro operato, dall’altra invece c’è la critica, sempre più scettica e meno propensa a scommettere su una nuova boccata d’aria fresca. Le ragioni di questa frattura vanno ricercate, secondo Muratore, a più livelli di analisi. Il primo livello riguarda senza dubbio il lato economico della produzione e della distribuzione dei film di genere, in cui le leggi che disciplinano le sovvenzioni statali tagliano fuori una enorme fetta di potenziali opere; il secondo riguarda invece quello che viene definito “complesso di autorialità”, per cui ogni cineasta esordiente ambisce allo status di autore relegando in secondo piano la ricerca di uno stile proprio. Non passa di certo in secondo piano il peso ingombrante di un’eredità più viva che mai, quella degli horror italiani dei padri che viene esaltata anche dai grandi nomi d’oltreoceano, la quale agisce da deterrente e non aiuta di certo la sperimentazione artistica. Un ruolo fondamentale lo ha avuto in questo anche la critica mainstream, che attraverso un atteggiamento di indifferenza verso il cinema underground ha finito per esercitare un vero e proprio apartheid culturale tra film di serie A e film di serie B, tra quelle produzioni che trovano una grossa distribuzione e quelle che invece si discostano dall’idea dominante, dando voce e visibilità solo alla prima categoria. Un paradosso che risponde, evidentemente, alle severe leggi del libero mercato ed a cui tutti i magazine d’informazione in qualche modo reagiscono prontamente. Solo la proliferazione di blog e siti web dedicati riesce a dare quella attenzione che altrimenti i B-Movie non avrebbero. Il cinema indipendente ha cercato così diverse vie per ovviare a questi ostacoli, cercando canali di autofinanziamento (crowdfunding) e pubblicitari come riviste specializzate o festival dedicati nelle maggiori città della penisola.
L’influenza della cosiddetta Vecchia Guardia e dei più importanti pilastri del “New Horror” degli anni Settanta (si pensi, ad esempio, a Wes Craven) – soprattutto nello sbilanciamento verso l’intrattenimento a sfavore del messaggio politico – è solo uno degli aspetti affrontati nella seconda parte del libro. Il cambiamento dei codici espressivi riflette così non solo il forte legame che l’horror italiano contemporaneo ha con il passato, ma anche le mutazioni socio-economiche avvenute nel passaggio alla società post-moderna.
Attraverso una lunga bibliografia e l’opinione di critici e giornalisti, oltre che alle interviste fatte ai registi storici (Avati, Bava, Deodato ed altri), Muratore ci aiuta così ad addentrarci nell’argomento con la semplicità e la chiarezza di chi vuole accompagnare esperti e meno esperti alla comprensione di un mondo – quello del cinema di genere made in Italy – le cui dinamiche sono tanto dibattute quanto complesse. Addentrandoci in questa fetta del cinema nostrano, “Italia Horror Underground” non solo ci traccia le linee guida della cinematografia di genere, ma riesce anche a regalarci uno spaccato dei meccanismi che regolano l’intera produzione italiana. Quel che emerge è così una realtà fatta di un glorioso passato, in cui dall’Italia si dettavano le leggi del cinema di genere, ma anche di un presente vincolato purtroppo da molteplici limiti di diversa natura. Un presente senza dubbio difficile ma che, attraverso il coraggio e la determinazione dei registi emergenti, è ancora in grado – così come la scrittura di Raymond Carver – di scovare in maniera essenziale gli aspetti straordinari in una realtà abituale.

Riccardo Scano

Classe 1988, Giulio Muratore nasce a Fiesole (Toscana) e nel 2013 consegue una laurea magistrale in Produzione di Spettacolo, Musica ed Arte presso l’Università degli studi di Firenze.

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ITALIA HORROR UNDERGROUND
Indagine e restroscena di un fenomeno marginale

di Giulio Muratori

Edizioni UniversItalia

Pagine: 228

Prezzo: 19,90

 

 

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