Io sono Mateusz

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6.0 Awesome
  • VOTO 6

Emozioni imprigionate in un corpo

Il meritato successo internazionale di Ida, intensissimo e profondo film in bianco e nero che nel 2015 è stato premiato anche con l’Oscar per il Miglior film straniero, può aver giocato un ruolo importante nella distribuzione italiana di quest’altro film polacco. Sì, perché tra i bravissimi attori scelti per interpretare il piccolo capolavoro di Paweł Pawlikowski figurava anche lui, Dawid Ogrodnik, che in Ida era il giovane sassofonista Lis e che qui, invece, si staglia quale protagonista assoluto. Un protagonista calatosi in modo assai scrupoloso e convincente in quella prigione corporea, che il ruolo gli proponeva. Io sono Mateusz si ispira infatti alla vera storia di un uomo che, in Polonia, impiegò diversi anni per far capire sia ai propri famigliari che alle istituzioni, così spesso insensibili e superficiali, che dietro gli effetti macroscopici di una paralisi cerebrale vi era una persona “normale”, capace di intendere e a suo modo di interagire col mondo circostante.

Il lungometraggio diretto con le giuste gradazioni di tono da Maciej Pieprzyca ha peraltro un merito, quello di prediligere una sana empatia nei confronti del protagonista a quegli slanci pietistici che, proposti in misura eccessiva, avrebbero di sicuro ammorbato la visione. A garantire un corretto equilibrio è proprio l’ironia, di cui alcune situazioni sono immancabilmente intrise, complice una voce fuori campo funzionale, nella circostanza, alle intenzioni dell’autore. In questo denso racconto di formazione non mancano, ovvio, i riferimenti anche drammatici alle asperità di una vita venuta spesso a contatto con umiliazioni, amarezza, momenti di incomprensione. Ma lo slancio vitalistico compresso nel corpo malfunzionante di Mateusz sembra imporsi, alla lunga, sul suo stesso disagio, portandolo a interagire in modo anche critico con una realtà che talvolta rifugge ogni possibile dialogo. Esemplari di tale comportamento sono le piccole e gustose ribellioni da lui attuate, coi mezzi che la natura gli ha concesso, nei confronti sia dei soggetti più meschini del suo vicinato che di quelli, altrettanto mediocri, dai quali verrà curato in istituto.
Lo stesso rapporto con il sesso è reso oggetto di una gioiosa ironia. Questi meriti, tuttavia, non bilanciano del tutto l’impressione che la rapsodica narrazione messa in campo dal cineasta polacco finisca per emulare, sotto altri aspetti, certi cliché hollywoodiani sull’argomento. Alcune figure di contorno, come la sorella cinica e distaccata, rimangono un po’ stereotipate. Certi passaggi narrativi appaiono ugualmente affrettati, poco incisivi. E la stessa cornice che vede il bravo Dawid Ogrodnik, alla fine, in compagnia del vero Mateusz, è prassi consolidata in una certa tipologia di film. Sebbene si scada a volte nell’ovvietà, Io sono Mateusz merita comunque una visione, tanto per i suoi momenti più brillanti e sinceri che per i valori di cui si fa carico.

Stefano Coccia

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