Intervista a Maurizio Nichetti

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Il Fantafestival ha propiziato l’incontro con un autore a noi molto caro

Al cinema Savoy è andata in scena l’edizione 2018 del Fantafestival, che ripropone non soltanto le novità, ma anche capolavori e piccoli cult del passato appartenenti al genere fantastico, declinato qui nelle sue varie forme. Durante l’ultima giornata di festival si è concesso ai microfoni di CineClandestino, in modo estremamente amichevole, Maurizio Nichetti, cineasta ed attore di cui ci sarebbe piaciuto tantissimo vedere altri film sul grande schermo, in questi anni, ma che al Fantafestival è intervenuto per introdurre una sua pellicola degli anni ‘80 assolutamente da riscoprire: Domani si balla! (1982), opera ricca di intuizioni presentata in versione restaurata grazie a Shockproof e Centro Studi Cinematografici.

Stefano Coccia: Io ricordo molto bene il primo dei tuoi film che riuscii a vedere direttamente in sala: era Stefano Quantestorie. Oltre a sentirmi toccato per via del nome, peraltro così gettonato tra coloro che ti stanno ora intervistando, l’ho trovato un ottimo esercizio di storytelling, che dimostrava il tuo stile differente alternando sullo schermo comicità e malinconia. Partendo da quel film, puoi raccontarci che ricordo hai dello stesso e di quel periodo?
Maurizio Nichetti: Ne ho un ricordo bellissimo. Certo, mi dispiaceva che qui in Italia, quando facevi film troppo originali, notavi subito che in giro c’era poca voglia di scoprire delle novità. Sono più contenti, anni dopo, di vedere Sliding Doors e di dire “Ah, che bello questo film!”, quando noi qualche anno prima avevamo già realizzato qualcosa del genere e nessuno se ne era accorto. Questo però fa parte della vita, alla fin fine siamo tutti un po’ provinciali, esterofili, ci piace più dire che abbiamo visto un film a Londra che qui in Italia. Io però sono contento, tutti i film che ho fatto mi piacciono e li ho fatti volentieri. Erano dei prototipi di idee nuove, e se adesso ne faccio di meno è perché c’è un cinema più seriale. Non mi chiedono più di fare film originali, ma vogliono farmi fare delle puntate televisive e io così non mi diverto più, a quel punto preferisco insegnare per provare a trasmettere qualcosa.

Stefano Coccia: Per me quel film, Stefano Quantestorie, agì anche da stimolo per compiere il cammino del gambero e recuperare i tuoi precedenti lungometraggi; credo che, almeno all’inizio, ci sia stata la volontà da parte della critica di scoprire l’eccezionalità del tuo cinema, penso ad esempio a Ratataplan…. non è forse andata così?
Maurizio Nichetti: Guarda, probabilmente tu non eri nemmeno nato, ma Ratataplan è stato un successo incredibile, un po’ come i film di Zalone in questi anni. Arrivarono anche dei premi. E secondo me il fatto che un film così piccolo, così indipendente, così povero, realizzato da un ragazzo che non aveva alle spalle una famiglia di cinematografari, aveva da un lato stupito tutti. Dall’altro lato, però, non me lo hanno mai perdonato, perché ha avuto troppo successo e da allora ogni volta che faceva un film mi veniva costantemente ripetuto che Ratataplan era un’altra cosa. Non era vero. Ratataplan è stato una sorpresa perché era il primo. Poi Volere Volare, Ladri di saponette, Stefano Quantestorie, Ho fatto splash, lo stesso Domani si balla!, che verrà riproposto stasera in sala, sono film comunque strani, per cui quando un film è strano secondo me lo si vede sempre volentieri. Anche se lo vedi dopo tanti anni. E se dopo 40 anni o quasi, facciamo 38, è ancora un film strano vuol dire che qualcosa c’era di originale. Però queste stranezze una volta, ed anche oggi in realtà, non trovavano sempre una bella distribuzione e il favore del pubblico. Poi magari vengono riscoperte anni dopo e cambia totalmente la percezione del pubblico nei loro confronti.

Stefano Berardo: Domani si balla! è un film che si aggira tra il fantascientifico, il comico e la parodia. Che rapporto hai quindi con il cinema di fantascienza?
Maurizio Nichetti: Allora, diciamo che a me il cinema piaceva più fantastico che realistico. Per cui tutti i film che ho fatto hanno trame particolari, Ho fatto splash era su uno che dormiva vent’anni, Volere volare parla invece di uno che diventa un cartone animato, Ladri di saponette ha la pubblicità che entra in un film. Non ho mai diretto un film realistico, in compenso nell’82 avevo fatto Domani si balla! per parlare delle televisioni che stavano nascendo. Dunque, volevo fare una commedia ed era la prima volta che parlavo al cinema, tant’è che non mi ero mai sentito la voce in un film, era per me un bel complesso. Ti dico allora solo tre cose, che poi ti puoi anche rivendere: la sede dell’Onda 33, dove io arrivo all’inizio del film e mi devo arrampicare su, per poter entrare in quella piccola tv scalcinata, era la Cinecittà milanese, che fu comprata da Berlusconi due mesi dopo la fine delle riprese ed ancora oggi ospita gli studi di Canale 5. Per cui si può dire che il mio film sia stato girato nella sede di Canale 5. La villa dove nel film si vedono i vecchi attori disoccupati messi tutti insieme in un ospizio, perché non servono più, era invece la Villa Borromeo di Arcore. Per cui proprio ad Arcore abbiamo girato le scene della villa con gli attori disoccupati E alla fine del film c’è uno che fa il trenino in sala, vestito di giallo, quello lì era l’assistente coreografo di Franco Miseria, che ci ha aiutato a fare tutto il film, ed è Lucio Presta, a tutt’oggi il più grande agente della televisione italiana (gestisce tra l’altro le procure di Paolo Bonolis, Roberto Benigni e Antonella Clerici). Per cui in questo film qui, datato 1982, c’erano i luoghi e le persone che avrebbero fatto la televisione nei decenni successivi. Quindi questo film di fantascienza non era poi così di fantascienza, ma raccontava il pericolo delle parole. Praticamente diceva di fare attenzione, perché tutte queste televisioni, questi canali, questi talk show – che nemmeno si chiamavano così all’epoca -, tutta questa gente che parla e che ci fa venire l’ansia, dalla televisione, rappresentano qualcosa di pericoloso. Capito? Pensando poi che oggi siamo tutti spaventati, andiamo a votare spaventati e ci chiudiamo dentro casa spaventati, comprenderai che i genitori di Angela che nel film si chiudevano in casa, trascorrendo le serate davanti al videocitofono per passare il tempo, erano in qualche modo premonitori. Tutta questa roba qua vista oggi fa impressione. Nel 1982 il film non lo aveva visto nessuno, perché nessuno si interessava di questi problemi. E infatti si vede a cosa ci ha portato tutto ciò. 

Michela Aloisi: Ci sono poi nel cast presenze che mi hanno incuriosito molto, ad esempio Paolo Stoppa.
Maurizio Nichetti: Sì, Paolo Stoppa e Elisa Cegani erano attori molto importanti. Io avevo già Mariangela Melato, nel film, sicché per i genitori della Melato volevo mettere due attori famosi della storia del cinema.

Michela Aloisi: Difatti Paolo Stoppa è un interprete che a me piace tantissimo. Come sono stati i vostri rapporti sul set?
Maurizio Nichetti: Eh, belli, belli veramente. Poi, sai, quando lavori con i grandi ti trovi sempre bene. Tu ti trovi male quando lavori con le mezze tacche che si danno delle arie. Quando lavori con uno che è grande davvero è difficile non trovarsi bene.

Stefano Coccia: A proposito di grandi, l’animazione è una componente importante del tuo cinema e tu hai lavorato parecchio con Bozzetto. Che ricordo hai di questa importante collaborazione?
Maurizio Nichetti: Bruno Bozzetto lo sento ancora adesso, ci vediamo spesso, giovedì andrò a sciare con lui. E’ un rapporto anche extra lavorativo, a tutto campo, ed abbiamo la nostra età. Ma l’avanzare del tempo non ci ferma minimamente.

Stefano Coccia: Ripensandoci, tra i tratti specifici del tuo cinema che trovo più brillanti vi è proprio il modo di fare ricorso all’animazione, ma forse tali scelte sono state recepite più dal pubblico che dall’ambiente in sé. Come la percepisci tu questa cosa?
Maurizio Nichetti: Sicuramente è così! Io ho grandi attestati di simpatia da parte della gente. Parecchi mi fermano per strada e mi sorridono. Non sono uno che va in televisione, ormai sono vent’anni che non ne faccio più, per cui se mi ricordano ancora è perché ricordano i film. E a questo punto io sono contento, perché vuol dire che gli ho dato un sorriso, gli ho dato una buona empatia.

Stefano Berardo: Qual è il tuo film di fantascienza preferito? E chi è invece il regista di genere che ami di più?
Maurizio Nichetti: Guarda, io posso dirti il film che mi ha emozionato, ed indubbiamente un film che mi ha emozionato molto è stato E.T. L’extra-terrestre, perché quando si è visto aveva quelle caratteristiche. Ci sarebbero anche Incontri ravvicinati del terzo tipo e Jurassic Park, ma sempre Spielberg è… insomma, qui stiamo parlando sempre di Steven Spielberg, sicuramente tra i miei preferiti! A me poi è piaciuto molto anche Mars Attacks! e parlerei quindi di Tim Burton, perché si vede che lui è un altro che ha respirato animazione e follia di questo genere qui. Per cui se devo identificarmi con qualche regista, pur non avendo il gusto per l’horror e le tinte forti di Tim Burton, confesso di apprezzare tantissimo le sue cose più leggere come anche i film di Zemeckis: Ritorno al Futuro, Chi ha incastrato Roger Rabbit, La morte ti fa bella… ecco, sempre film sperimentali, di autori che mi piacciono molto.

Michela Aloisi: Sono autori, quindi, in cui ti viene più facile rispecchiarti?
Maurizio Nichetti: Certo, son questi i registi in cui mi rivedo maggiormente. Se mi dici De Sica o Rossellini, mi ci riconosco meno.

Stefano Coccia: Si accennava prima alla difficoltà di fare un certo tipo di cinema, difficoltà che oggi appare persino aumentata. Da diverso tempo non giri più nulla per il grande schermo, pensi che adesso ci sia modo di realizzare qualche altro lavoro?
Maurizio Nichetti: Il sistema produttivo è cambiato molto. Una volta io potevo fare Volere volare con pochi soldi, però usavo le stesse tecnologie di Chi ha incastrato Roger Rabbit. Oggi non posso replicare con pochi soldi le stesse tecnologie de Il Signore degli Anelli. A quel punto lì è meglio smettere, perché se uno ama il cinema fantastico, ma il cinema fantastico oggi ha un costo che non possiamo affrontare, meglio lasciarlo fare agli altri che hanno i soldi.

Michela Aloisi: Però non è un peccato, se di idee valide ce ne sono ancora?
Maurizio Nichetti: Lo so, è un peccato perché le idee c’erano, ci sono e ci saranno, ma quello economico è davvero un grosso problema.

Stefano Berardo: Un’ultima domanda vorrei farla io, come vedi la cornice del Fantafestival?
Maurizio Nichetti: La vedo molto bene. Ero già venuto in passato, lo stesso anno in cui vinsi il Corvo d’Oro come miglior film al Festival internazionale del cinema fantastico di Bruxelles, con Luna e l’altra, film per cui venni invitato anche qui a Roma. Non si pensa che le commedie possano essere fantastiche, ma in realtà tutti i miei lavori non sono realistici. Non è commedia all’italiana, non ci sono battute dialettali, sono tutte situazioni strane. Luna e l’altra era un po’ inquietante perché narrava di una donna che perdeva l’ombra, aveva vinto il festival a Bruxelles, poi sono stato invitato e premiato anche qui. Sempre nel nome del cinema fantastico. Tanta vita al fantastico!

Michela Aloisi, Stefano Berardo e Stefano Coccia

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