Intervista a Jacopo Piroli

0

«L’arte ti permette di fare tutto quello che senti senza sentirti giudicato»

Famosa, l’esordio alla regia di Alessandra Mortelliti è stato presentato alla scorsa edizione di “Alice nella città – Panorama Italia” della Festa del Cinema di Roma, una cornice davvero calzante per aprire il dibattito su questioni sociali e intime che la nostra società deve ancora elaborare completamente. Il film vede al centro un piccolo paese della Ciociaria dove vive Rocco Fiorella (Jacopo Piroli), «un ragazzo prossimo ai diciotto anni, incompreso e solitario, che desidera trasferirsi nella Capitale per poter realizzare il suo più grande sogno: diventare un ballerino. Con tenacia e grande forza di volontà, Rocco riuscirà ad intraprendere il tanto agognato viaggio, ma la realtà che lo attende non sarà quella sperata e il suo sogno verrà ancora una volta messo alla prova».

Abbiamo avuto modo di intervistare il protagonista, Jacopo Piroli, alla sua prima esperienza per il grande schermo, il quale con la tenerezza e, al contempo, la determinazione di chi ha cominciato da poco, ci ha raccontato il valore di questo film per lui – e non solo.

D: Questo esordio dietro la macchina da presa nasce da un monologo interpretato in precedenza dalla stessa Mortelliti. Hai avuto modo di vederlo?
Jacopo Piroli: Onestamente ho voluto recuperare lo spettacolo dopo aver concluso le riprese del film, proprio per non farmi condizionare dall’originale. La trama è sempre quella, ma è stata riscritta per quanto riguarda la lingua; per il palcoscenico si era puntato più sulla magnifica lingua dialettale che ricordava i vari paesi della Ciociaria; nel lungometraggio c’è una leggere cadenza.

D: Cosa ti ha colpito, a primo impatto, della sceneggiatura?
J. Piroli: Devo dire, in particolare, la scena di Rocco a Roma in cui viene molestato (non aggiungiamo volutamente altri dettagli per non rivelarvi altro di questo sviluppo, nda). Essendo alle prime armi, non avendo mai girato prima, mi sono tanto spaventato leggendola.

D: Come sei stato coinvolto in questo progetto?
J. Piroli: Mentre frequentavo la quinta liceo, il mio professore d’inglese, il quale ci ha sempre stimolati al di là del programma da seguire – in più è un grandissimo amico di Alessandra e di suo padre – entrando in classe ci ha annunciato che il sabato successivo avrebbero effettuato dei provini per un film perché cercavano delle comparse ed eravamo tutti invitati a partecipare in quanto sarebbe stata una bella esperienza. Il mio primo pensiero potremmo definirlo ingenuo e al contempo concreto: tanto la comparsa è quella persona che deve fare numero, solitamente prendono tutti, con quello che mi danno magari acquisto il jack wireless per la chitarra, essendo un musicista con una band. Tanto che ho invitato anche i ragazzi del mio gruppo in modo tale da poterci permettere un amplificatore di una determinata qualità… E, invece, poi, attraverso i vari call back della produzione, mi sono ritrovato a diventare il protagonista.

D: In cosa si distingue Famosa rispetto ad altri lavori che trattano sia della violenza di genere che del bullismo?
J. Piroli: La prima cosa che salta all’occhio rapportandolo ad altri film di genere è che si conclude non come ci si aspetta (e anche qui non specifichiamo, invitandovi al cinema). Per quanto riguarda com’è raccontata la vicenda è una storia narrata in maniera molto fiabesca, riprende molto dal teatro. È una favola con le persone, come se fosse una sorta di Pinocchio romanzato: la zia Maura (ottimamente interpretata da Manuela Mandracchia) è un grillo parlante; la bambina è come se fosse il riflesso della zia. Non mancano il gatto e la volpe.

D: Come mai, a tuo parere, ancor più tra i ragazzi, è così difficile accettare il ‘diverso’ e, a sua volta, accettarsi – se pensiamo al tuo personaggio?
J. Piroli: Qui entra in ballo la mentalità e il luogo dove si cresce. Io sono originario di un paese della provincia di Frosinone e mi accorgo che questo approccio è all’ordine dell’ordine, in ritardo rispetto al progresso. Essendo abituati a ciò che per loro è la ‘normalità’, quando c’è una ‘pecora nera’, te ne accorgi per cui entra in ballo la classificazione di stranezza e il desiderio di allontanarla. Sotto la lana, la pecora nera è fatta esattamente come me, te e tantissimi altri.

D: Questa maturità l’hai conquistata grazie al film oppure, nonostante vivessi in un paesino, già possedevi questa forma mentis?
J. Piroli: Già da prima di Famosa avevo queste idee. Mi sono sempre sentito limitato all’interno del mio paese e della provincia per quanto sia bello vivere provincia, ma, dopo un po’, ti accorgi che devi andare via per inseguire i tuoi sogni, che magari nel luogo in cui vivi non sono accettati né visti bene. È capitato anche a me: io suono melodic metalcore e suonando agli eventi, per cui note storte, strilli. Per la gente del mio paese sono sempre stato visto come colui che fa la musica del diavolo, quando non è assolutamente vero. Il film è stata una riconferma e questo è un peccato perché il paese in sé per sé dovrebbe essere il luogo dove uno possa stare tranquillo, senza problemi, dove si conoscono tutti quanti… dovrebbe essere una sorta di grande famiglia.

D: Questo film ti ha fatto scoprire qualcosa di te stesso di cui non avevi ancora consapevolezza?
J. Piroli: Sicuramente mi ha fatto crescere tantissimo dal punto di vista attoriale. Ricordo benissimo i primi giorni di set rispetto agli ultimi giorni, anche per quel che riguarda la mia professionalità. All’inizio l’ho presa come un gioco, ero molto scherzoso. Lavorando, giorno dopo giorno, sono maturato sia come attore che interiormente, imparando a comprendere quando fosse il momento di giocare e quello di restare seri.

D: Focalizzandoci su di te: come si trova la propria identità artistica e come la si costruisce?
J. Piroli: Direi sinceramente essendo solamente se stessi. L’arte è quella cosa che ti permette di fare tutto quello che senti senza sentirti giudicato perché tu stai facendo arte. Ad esempio, un ragazzino di quindici anni molto timido, che capisce magari di essere omosessuale oppure solamente ama truccarsi mettendosi la matita agli occhi, ecco lui ha bisogno dell’arte per poter far vedere a tutti quanti che è se stesso senza la spada di Damocle del giudizio. Un esempio calzante in tal senso credo sia Achille Lauro.

D: In Famosa vengono trattati anche due aspetti molto contemporanei: il talent show e il diventare famoso. Tu come ti poni in merito?
J. Piroli: Senza nulla togliere ai talent show, ritengo che lancino quei personaggi che rischiano di spegnersi in due o tre anni. Questo è un male perché subentra la depressione e il sentirsi inutili. Penso che ce la si faccia nel corso della vita e quando in primis sta bene con se stesso. La fama si crea senza fare il passo più lungo della gamba perché altrimenti potresti trovarti in un burrone o farti male.

D: Come si comprendono i giusti passi da compiere?
J. Piroli: Se si fanno passi piccoli e ne fai uno sbagliato, forse inciampi, ma non ti fai malissimo.

D: Ti spaventa un elemento insito nel mestiere dell’attore come la precarietà?
J. Piroli: La paura di finire nel dimenticatoio c’è sempre e perciò sto studiando.

D: Avevi scelto il liceo artistico con indirizzo audiovisivo multimediale, quindi nutrivi già un certo interesse?
J. Piroli: Sì. Amo tantissimo scattare foto, girare video, realizzare grafiche, è qualcosa che riesce a liberarmi il cervello per un periodo di tempo. Mi dispiace non aver continuato a studiare in questo ambito, sono autodidatta. Sfrutto il fatto di avere un gruppo anche per mantenermi in allenamento su questo. Non mi sarei mai aspettato di finire davanti alla telecamera.

D: Qual è il prossimo passo che vuoi compiere sul piano della formazione?
J. Piroli: Sto già studiando con una scuola privata di recitazione e questo mi ha supportato moltissimo anche nel riflettere sugli errori dopo aver concluso la lavorazione del film. Sicuramente sono migliorato rispetto al mio esordio. Non riesco a immaginare la mia vita, anche tra quarant’anni, in cui porto avanti solamente la musica o, viceversa, solo la recitazione; ci tengo a entrambe. Una passione include l’altra. L’attore deve sempre continuare a studiare finché non muore, lo stesso Stanislavskij affermava che gli sarebbe piaciuto vivere una seconda volta per sperimentare tutto ciò che lui stesso aveva detto e scritto perciò voglio studiare tramite masterclass e accademie. Il fatto che l’arte non abbia sesso, età, religione è bellissimo, riesce ad unire tutti, dai zero ai cento e più anni.

D: Tornando al film, quando è stato presentato ad “Alice nella città”, c’è stata una reazione particolare da parte degli studenti?
J. Piroli: Ho ricevuto sui social alcuni messaggi da parte di ragazzi che hanno avuto modo di vederlo, mi hanno semplicemente detto che è un film che li ha fatti piangere tantissimo. Ritengo sia stato di commozione assistendo a una persona che viene quasi messo in croce o magari hanno reagito così poiché si sono immedesimati. Poi senz’altro c’era qualche bulletto all’interno della sala perché ahimè in ogni classe ce n’è almeno uno, purtroppo va avanti da generazioni e immagino che al bulletto non abbia fatto tanto piacere assistere alla storia che abbiamo voluto mettere in scena e che, quindi, si sia un po’ ridimensionato.

D: Sia tu che Alessandra Mortelliti avete debuttato sul grande schermo con questo progetto. Com’è stato condividere questo esordio?
J. Piroli: E’ stato bellissimo. Sono inesperto ancora in questo mondo e anche lei lo era sul piano della regia cinematografica. Poi lei ha un carattere fantastico, incoraggiante e stiamo vivendo insieme l’ansia dell’uscita.

D: Jacopo, avresti voglia di lanciare un messaggio sul perché – soprattutto i tuoi coetanei e in questo periodo post lockdown – dovrebbero recarsi in una sala, magari al chiuso, per vedere Famosa incastrandolo proprio in uno di questi tre giorni?
J. Piroli: In primis mascherine e distanze di sicurezza. È un messaggio rivolto a tutti i ragazzi in quanto la mentalità italiana è rimasta un pochino indietro rispetto ad altri Paesi, dove sussiste un’altra libertà. Fino a poco tempo fa, da noi, erano illegali i matrimoni omosessuali. Vorrei che i giovani, ma anche gli adulti lo vedano per imparare a essere se stessi.

Famosa esce come evento al cinema 13, 14 e 15 luglio distribuito da Europictures e il giovane interprete ci confessa che era ed è in trepidante attesa, dato che il lungometraggio sarebbe dovuto uscire in primavera e il lockdown ha ‘penalizzato’ anche quest’opera.

Maria Lucia Tangorra

(l’immagine di copertina è uno scatto di Piergiorgio Pirrone)

Leave A Reply

2 × 2 =