Incontro con gli autori di Oceania

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Un rapido, vivace resoconto della conferenza stampa coi creativi della Disney

Pur con tempi strettissimi, forse inadeguati, l’incontro avvenuto a Roma dopo l’anteprima di Oceania ci ha offerto l’occasione di approfondire tematiche e scelte artistiche di uno dei migliori film d’animazione usciti in sala negli ultimi mesi, assieme ai diretti interessati. Come accennavamo ora lo speciale red carpet del lungometraggio Disney è stato particolarmente concentrato. E per giunta si è diviso l’incontro in due tronconi, uno relativo ai creativi della storica major americana, l’altro riservato ai doppiatori italiani.
Per non perdere tempo in chiacchiere, proponiamo subito la prima sessione di domande, quella moderata dal critico Francesco Alò. Protagonisti dell’incontro, in questo caso, i registi Ron Clements e John Musker, accompagnati dalla produttrice Osnat Shurer.

Francesco Alò: Prima di passare la parola ai colleghi, vorrei porre io una prima domanda agli ospiti. Perché per il film avete scelto di affrontare la mitologia e le tradizioni di questa specifica area del globo?

John Musker: Circa cinque anni fa ho avuto questa idea di ambientare un film nelle isole della Polinesia, dove non ero mai stato. Avevo letto libri, visto dipinti, ma a quel punto ho cominciato a studiarne meglio la mitologia. Così mi sono imbattuto nella leggenda del semidio Maui, dotato di un amo da pesca magico e di tatuaggi che ne illustrano la storia. Mi ha molto colpito. Ne ho parlato subito con Ron e poi abbiamo girato l’idea a John Lasseter, cui è piaciuta molto.

Ron Clements: Come vi ha detto John, questa idea ci ha affascinato molto ma siamo voluti andare in loco, per continuare le ricerche. Abbiamo appreso molto sulla storia di questi popoli, dal loro stretto legame con l’oceano, che li ha resi tra i più grandi navigatori di tutti tempi, fino al rapporto privilegiato con gli antenati.

Osnat Shurer: Sì, noi abbiamo fatto in prima persona alcuni di questi viaggi dall’altra parte del mondo, poi nell’arco di 5 anni si sono alternati elementi del cast tecnico, aiutandoci ad instaurare rapporti positivi con la gente del posto.

E ora spazio alle domande degli altri colleghi…

D: Per quanto riguarda invece il rapporto con la musica, cosa dire della scelta dei brani e dell’apporto di Lin-Manuel Miranda, che parteciperà anche al live action de La sirenetta?

John Musker: Quando abbiamo raggiunto le isole si sentiva musica ovunque: canzoni di benvenuto, canzoni d’addio, ed altre che sin dall’inizio abbiamo voluto inserire. La nostra Osnat ha fatto ricerche sui musicisti locali, ne abbiamo trovato uno che ci è piaciuto molto e che ha composto diversi brani, poi abbiamo coinvolto Mark Mancina che aveva già lavorato al Re Leone, anche se in quel caso con la musica africana. Volevamo un collegamento di questo tipo. Abbiamo incontrato altri parolieri che ci hanno dato una grandissima mano, visto che volevamo un continuo passaggio dall’inglese ai dialetti locali.

Ron Clements: Quanto poi a Lin-Manuel Miranda, aggiungo solo che ci è piaciuto molto fosse cresciuto con una forte passione per La Sirenetta, al punto di chiamare suo figlio Sebastian!

D: Nelle storie della Disney hanno spesso importanza il cuore, il coraggio, ma cosa ha di diverso la Vaiana di Oceania rispetto ad altri personaggi che l’hanno preceduta?

Osnat Shurer: Siamo molto orgogliosi della tradizione Disney, che anche qui abbiamo voluto portare avanti. Però lei è l’eroina che ascolta la propria voce interiore e vuole condurre fino in fondo l’avventura, ha la missione di salvare il suo mondo, non c’è spazio quindi per vicende romantiche. Spesso il mondo esterno cerca di etichettarci, ma dentro di noi c’è una voce che possiamo sentire solo se ci fermiamo ad ascoltarla.

D: Cos’altro dire riguardo alla caratterizzazione dei personaggi e alle tecniche che avete utilizzato per animarli?

Ron Clements: Fin dall’inizio abbiamo pensato di animare i tatuaggi di Maui. Così hanno cominciato ad assumere vita propria vita ed il mini Maui, che è anche il personaggio preferito del nostro amico Francesco Alò, ha finito per rappresentare la sua coscienza, il Grillo Parlante che rivelava allo spettatore cosa sta succedendo dentro quello sbruffone vanitoso. I capelli e l’acqua sono poi tra le cose più difficili da realizzare, nell’animazione, pertanto ci siamo chiesti cosa diavolo ci fosse venuto in mente. Eravamo pazzi! Quando abbiamo deciso di realizzare questo film con personaggi come Te Ka, ci siamo resi conto che era una grandissima sfida e il nostro team prima ha risposto che non sapeva come risolvere i problemi, ma poi si è impegnato con vari test a trovare tutte le soluzioni.

John Musker: Quando 5 anni fa abbiamo incontrato queste persone, in Polinesia, ci ha colpito la figura di uno che parlava all’Oceano in modo gentile, come fosse un essere umano con emozioni e sentimenti. Abbiamo quindi deciso di trattare l’Oceano quasi fosse un personaggio, un po’ come il tappeto volante di Aladdin che esprimeva le emozioni pur non avendo un volto.

A seguire, moderata invece dalla giornalista Eva Carducci, vi è stata la parte della conferenza stampa dedicata al doppiaggio italiano, ugualmente ricca di spunti interessanti, ma della quale riporteremo giusto un frammento, per motivi di stringatezza. Ovvero il buffo intervento del collega Roberto Leofrigio, che con una certa sagacia ha subito notato la notevole somiglianza tra il Maui animato e il robusto, simpaticissimo Sergio Sylvestre, il quale nella versione italiana esibisce tutto il suo talento canoro. Neanche a dirlo, l’omone gentile ha preferito glissare sull’accostamento, sorridendo comunque divertito e ritornando appena possibile in ambito musicale.

Stefano Coccia

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