Incompresa

0
6.0 Awesome
  • voto 6

Parenti serpenti

Il Bif&St è anche un’occasione per recuperare quelle pellicole italiane che nel fitto e schizofrenico palinsesto distributivo nostrano hanno lasciato qualche flebile traccia. Incompresa, terza fatica dietro la macchina da presa di Asia Argento, è una di quelle. Presentato alla 67esima edizione di Cannes nella sezione “Un certain regard”, uscito nelle sale lo scorso giugno con Good Films, il film approda ora sugli schermi della kermesse pugliese nel concorso lungometraggi. Quello scritto e diretto dall’attrice e regista romana è un film personale, intimo e sincero, che viene dall’esigenza epidermica e viscerale dell’autrice di raccontare e raccontarsi. La storia è quella di Aria, una bambina di 9 anni che si trova suo malgrado a vivere la violenta separazione dei genitori e lo strappo delle sue sorellastre in una famiglia allargata. Aria, strattonata nel conflitto tra suo padre e sua madre, respinta e allontanata, attraversa la città con una sacca e un gatto nero, sfiorando l’abisso e la tragedia, cercando solo di salvaguardare la sua innocenza.
Con molta probabilità più che alla totalità delle proprie esperienze adolescenziali, per cucire la drammaturgia, costruire il personaggio di Aria e stendere narrativamente il racconto, la regista deve avere fatto nuovamente sue quelle sensazioni ed emozioni sopite e messe nella soffitta dei ricordi di un tempo passato. Ciò trasuda in maniera piuttosto cristallina dallo schermo, con un plot che si consuma negli anni Ottanta, decade che ha visto la stessa Argento vivere la propria infanzia. Forse per questo mentre si guarda un film come Incompresa si ha la sensazione di sfogliare un album di foto, pieno zeppo di polaroid sbiadite. Ne viene fuori un romanzo di formazione al contrario se si pensa alla struttura classica, in cui sono gli adulti che necessitano di essere formati non i piccoli. Un’opera che strizza l’occhio al cinema truffautiano (I quattrocento colpi), incastonato all’interno di una farsa volontaria e di una fiaba pulp dal retrogusto vintage che parla di una famiglia disfunzionale, dell’incomunicabilità, del bisogno disperato di amare ed essere amati, dei conflitti generazionali, della ricerca di affetto e attenzioni, ma anche dell’apparire e dell’apparenza. Temi che la Argento aveva già in parte affrontato, seguendo però tonalità, registri e traiettorie narrative diverse, nella sua pellicola precedente, ossia Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, che dell’omonimo romanzo di culto di J.T. Leroy è la trasposizione cinematografica datata 2004. Anche in quel caso era l’adolescenza il baricentro drammaturgico, con un bambino costretto ad adattarsi a situazioni nuove o estreme e alla crescente follia di sua madre, ma che nonostante le terribili esperienze riesce a conservare la purezza e il candore nel suo modo incantato di guardare il mondo. Un percorso e un modo di vivere le cose, questi, che creano un filo rosso con il personaggio di Aria e con quello di sua madre, pianista dedica alle droghe, al tradimento coniugale e all’instabilità psicologica.
Incompresa è un’opera non priva di difetti e sbavature, passaggi a vuoto e momenti di stanca che ne appesantiscono la fruizione, ma capace di far riflettere e persino sorridere lo spettatore. Nonostante l’esibizionismo che l’affetta e l’infetta, sprigiona un senso di solitudine e di disperazione che può imbarazzare o intenerire. La Argento preferisce concentrarsi sul lavoro di direzione degli attori e di regia, mettendosi intelligentemente da parte, per lasciare spazio alla convincente performance di Giulia Salerno nel ruolo di Aria, che deve fare gli straordinari per mettere le toppe lì dove la coppia Gainsbourg-Garko barcolla.

Francesco Del Grosso

Leave A Reply

14 + nove =