In questo angolo di mondo

0
8.5 Awesome
  • VOTO 8.5

Hiroshima mon amour

In questo angolo di mondo di Sunao Katabuchi, tratto dal manga di Fumiyo Kouno, può tranquillamente essere considerato il nuovo capolavoro dell’animazione giapponese, sia per lo spessore dei temi trattati che per l’ispirata regia, capace di passare in pochi istanti da ameni tratti bozzettistici e toni minimalisti a scorci di improvvisa e dolente visionarietà. Ed è anche per questo che desta un po’ di malinconia l’ormai consueta decisione di far passare in sala tale film, già campione di incassi nell’arcipelago nipponico, per appena due giorni, nella fattispecie il 19 e 20 settembre; mentre solo a qualche esercente, vedi ad esempio il cinema Madison a Roma, è stato concesso di tenerlo in programmazione per qualche altra giornata. Se da un lato c’è da essere grati a una realtà come Nexo Digital per la possibilità di vedere sul grande schermo quei particolari prodotti cinematografici altrimenti ignorati dalla distribuzione nostrana, almeno in certi casi sarebbe auspicabile una tenitura diversa.

Abbiamo introdotto solo in parte i motivi per cui la realizzazione di un’opera come In questo angolo di mondo presenta il carattere dell’eccezionalità. Quella regia da noi definita ispirata si è dovuta infatti fare carico di una missione non certo facile, in particolare dal punto di vista etico: riscrivere, anzi, “ridisegnare” letteralmente tra altri episodi bellici qui tratteggiati uno dei drammi collettivi più raccapriccianti, vergognosi e crudeli di tutto il Novecento, ovvero l’infame atto compiuto dagli americani sganciando bombe nucleari prima ad Hiroshima e poi a Nagasaki. È stato soprattutto l’orrore per la prima atomica su Hiroshima a trasformarsi nel corso degli anni in una persistente fonte di incubi e di amare riflessioni cinematografiche. Basti pensare al capolavoro assoluto di Alain Resnais, Hiroshima mon amour. Come anche, volendo, a certe visionarie trasfigurazioni della tragedia nucleare operate da Akira Kurosawa in Rapsodia d’agosto e in alcuni episodi di Sogni.
Ma è su un altro terreno che Sunao Katabuchi, già autore nel 2001 di un lungometraggio notevole come Princess Arete, si è dovuto misurare: quello offerto dai manga e dall’animazione. Quasi inevitabile, infatti, il confronto con l’altro grande “classico” in cui il doloroso episodio dell’atomica sul Giappone è stato affrontato direttamente, ovvero Gen di Hiroshima, l’agghiacciante shōnen manga di Keiji Nakazawa che ha dato poi vita all’anime diretto nel 1983 da Mori Masaki, titolo internazionale Barefoot Gen (Hadashi no Gen in originale).
Le ugualmente impressionanti vicende narrate in Barefoot Gen e nel più recente In questo angolo di mondo mostrano magari qualche somiglianza, nelle strategie narrative di fondo adottate dai rispettivi autori, per poi prendere ognuna un proprio sentiero, connotato da un diverso codice rappresentativo. Di simile vi è senz’altro la scelta assai indovinata di far affezionare il pubblico ai protagonisti, mostrandone con toni anche leggeri la quotidianità prima del lancio della bomba, per poi rappresentare l’orrore della guerra in tutta la sua cruda realtà.

Tuttavia e fortunatamente gli approcci tendono poi a differenziarsi, proponendo strade tra loro diverse ma in qualche misura complementari. In Barefoot Gen il pugno rivolto allo stomaco dello spettatore è evidentissimo, gli autori hanno voluto del resto rappresentare lo scempio dei corpi durante e dopo l’esplosione con modalità decisamente “splatter”, senza censurare affatto i dettagli più spaventosi. L’impatto emotivo di quelle scene risulta così devastante.
Non meno onesto e incisivo è però In questo angolo di mondo, a riguardo. Il film, volendo sintetizzare al massimo la sinossi, racconta la vita della giovanissima Suzu Urano a Kure, nelle vicinanze di Hiroshima, sia prima che dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. L’energica e adorabile protagonista, autentica sognatrice, era stata chiesta in moglie da un serissimo e comunque affettuoso dipendente del Ministero della Giustizia. Trasferendosi dalla natia Hiroshima a casa sua, Suzu nei drammatici giorni del conflitto avrà modo di conoscere meglio la famiglia dell’amato e di incontrare Rin Shiroki, una nuova amica che vive nel quartiere a luci rosse. Fatti crudeli e drammatici continueranno ad accaderle intorno, persone care scompariranno per sempre, ma il picco emotivo sarà ovviamente scoprire che i propri famigliari più stretti, rimasti in un luogo ancor più vicino ad Hiroshima, sono stati uccisi da quella nuova arma o comunque contagiati dalle radiazioni in modo assai grave, probabilmente letale.
Ecco, laddove in Barefoot Gen l’orrore viene mostrato in forma tanto esplicita (ed è comunque una scelta rispettabilissima, nonché efficace), Sunao Katabuchi preferisce invece alludere sinistramente, suggerire con altri mezzi, persino astrarre come nella sequenza meravigliosamente terribile in cui uno dei precedenti bombardamenti a tappeto investe la zona dove vive la protagonista, facendo sì che un ordigno inesploso le strappi una mano uccidendo anche sul colpo un’altra persona, piccolo fiore reciso in tenera età, cui lei è molto legata: qui l’episodio viene raffigurato graficamente non attraverso toni descrittivi, naturalistici, ma con un’impronta stilizzata e quel mood allucinatorio che creano in ogni caso un forte shock emotivo.
Un lungometraggio come In questo angolo di mondo gioca quindi sapientemente col doppio registro rappresentato da un ricco e sfaccettato racconto di formazione e dalle violente ellissi che (ri)compongono il dramma, riagganciandolo alla grande Storia ed aggiungendo talvolta un tocco straniante. Se si sommano poi a questo lato “sperimentale” la maestria tecnica evidenziata da Sunao Katabuchi anche nell’utilizzo dei fondali e qualche altra bella intuizione sul piano narrativo, la forza espressiva del film si rivela chiara, inconfondibile; così come forte è il carattere di Suzu, la giovane e indomita protagonista i cui sogni sembrano spegnersi poco alla volta per le atroci conseguenze del conflitto, ma che ha ancora sufficiente vigore da inveire contro la resa del paese agli Alleati dopo le tante sofferenze subite dal proprio popolo, dai propri cari.

Stefano Coccia

Leave A Reply

venti − 7 =