Il senso della bellezza

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8.0 Awesome
  • voto 8

La grande bellezza

Che cos’è la bellezza? In quante diverse maniere ed in quali inimmaginabili contesti essa può manifestarsi? In che modo due concetti agli antipodi come bellezza e scienza possono incontrarsi e, addirittura, fondersi l’uno con l’altro? Al CERN di Ginevra, diecimila scienziati di tutto il mondo collaborano intorno al più grande macchinario mai costruito dall’uomo, al fine di scoprire ciò che ha dato origine al nostro universo. Ed è proprio durante questa importante ricerca – ben quattro anni dopo la scoperta del “Bosone di Higgs” – che gli stessi scienziati, addentrandosi all’interno di un territorio invisibile e mossi da una curiosità che, allo stesso tempo, è anche contemplazione dei misteri dell’universo, diventano incredibilmente simili a veri e propri artisti. Incredibile, vero? Eppure, se proviamo ad osservare la realtà sotto diversi punti di vista, la cosa non ci sembrerà poi tanto assurda. Questo, almeno, è ciò che vuol mostrarci il documentarista Valerio Jalongo, il quale, partendo da questo interessante faccia a faccia tra arte e scienza, ha dato vita a Il senso della bellezza, interessante documentario che, soprattutto per le numerose suggestioni visive, si fa apologia della bellezza stessa con toni quasi reverenziali e senza mai essere retorico o ridondante.
E così, già dai titoli di testa, magnetiche immagini di luci colorate che a mo’ di coreografia si stagliano sullo schermo catturano fin da subito la nostra attenzione, per poi lasciare il posto a scene girate all’interno del CERN, con tutti gli scienziati ed i macchinari all’opera. E poi ancora luci, colori, panoramiche che ci mostrano installazioni e sculture. In poche parole: la bellezza in alcune delle sue possibili declinazioni. Le installazioni presentateci sono, di volta in volta, le opere di artisti del calibro di David Glowacki, Alexander Lauterwasser, Paul Prudence, ma anche Markos Kay, Antony Gormley, Fabian Oefner e molti altri ancora.
Non sono molte le interviste che, di quando in quando, si alternano ai filmati sopra menzionati. Poche ma essenziali, così come essenziale e particolarmente contemplativo è lo stile che Jalongo ha voluto dare fin da subito all’intero documentario. Una scelta, questa, particolarmente azzeccata, che risulta perfettamente in linea con ciò che si sta mettendo in scena e che contribuisce, allo stesso tempo, a regalare al tutto una propria, marcata identità. Si potrebbe addirittura affermare che, proprio per questo particolare andamento narrativo adottato, per la presenza delle immagini che, con ritmi giustamente lenti, stanno ad illustrarci qualcosa a noi precedentemente sconosciuta, questo documentario di Jalongo stia quasi a ricordare le opere del documentarista cileno Patricio Guzman. Ben venga, dunque, che anche nel nostro paese ci sia la voglia di sperimentare nuovi linguaggi.
E lo spettatore? Qual è, dunque, il suo ruolo? Di fronte ad un lavoro come Il senso della bellezza, egli non deve far altro che lasciarsi condurre per mano in un viaggio all’interno di un mondo sconosciuto, dove l’arte e la scienza si incontrano per dar vita a qualcosa di meraviglioso. Una vera e propria esperienza visiva. Una delle tante possibili declinazioni del Cinema, che, dal canto suo, non finisce mai di sorprenderci.

Marina Pavido

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