Il Libro della Giungla

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8.0 Awesome
  • voto 8

I veri classici non passano mai di moda

Ti bastan poche briciole, è lo stretto indispensabile, e i tuoi malanni puoi dimenticar…
Alzi la mano chi non l’ha letta cantando. Era il 1967 e un orso scanzonato e giocherellone compariva per la prima volta sugli schermi di tutto il mondo, diretto da quel genio di Wolfgang Reitherman e prodotto dalla Walt Disney: appena uscito, il classico era già destinato a diventare uno dei film d’animazione più famosi e apprezzati di tutti i tempi.
Era Baloo l’orso più divertente che sia mai stato pensato; era Bagheera la pantera più saggia; era Shere Khan la tigre più spaventosa; era Re Luigi lo scimpanzé più superbo. Li abbiamo visti cantare, ballare, muoversi e vivere mille peripezie insieme a Mowgli, il cucciolo d’uomo adottato dai lupi.
Tratto dall’omonimo libro di Rudyard Kipling, il film si rivolgeva a un pubblico di bambini, sempre accompagnati di buon grado dai genitori, contenti di avere la “scusa” per passare poco più di un’ora di pura allegria.

Siamo nel 2016 e occorre fare un salto di quasi 50 anni, non solo a livello temporale, bensì anche, e soprattutto, a livello socio-antropologico: solo così possiamo spiegarci come l’ingenua favola d’animazione si sia trasformata in un capolavoro mozzafiato in formato 3D, da gustare solo ed esclusivamente su maxischermo, equipaggiati di appositi “occhialini” (non sognatevi di recuperarlo vedendolo in altri modi).
Il pubblico de Il Libro della Giungla è decisamente cambiato rispetto al target dei meravigliosi anni del boom postbellico: a vedere i film con gli animali che parlano, ora non ci vanno solo i bambini, ma anche gli adulti, e senza la scusa di doverli accompagnare. Una generazione abituata alla suspense, agli action movie, alle emozioni ad ogni costo. E per far contenti tutti, quei geni della Walt Disney Pictures hanno tirato fuori uno dei gioielli più preziosi conservati nel loro cassetto e lo hanno trasformato nell’epica avventura “live action” di Mowgli, un bambino, stavolta scelto in carne e ossa (impressionante la somiglianza con quello del cartone), che per sfuggire alle grinfie della perfida tigre Shere Khan intraprenderà un lungo viaggio nella Giungla, facilmente associabile a un percorso di crescita, dove conoscerà le insidie e i pericoli fino a quel momento tenutigli nascosti. Sempre accompagnato dalla saggia Bagheera e dal divertente Baloo.
Scelta dei personaggi, peraltro doppiati da un cast d’eccezione, sia nell’originale americano (un nome per tutti: Bill Murray alla voce di Baloo), sia nella versione italiana (un nome per tutti: Toni Servillo alla voce di Bagheera), ritmo da tenere incollati alla sedia ed effetti speciali che vanno oltre qualsiasi aspettativa, fanno di questa pellicola un film che finirà certo nella lista dei “consigliati” tra le uscite in sala.
Senza dimenticare, tuttavia, alcuni “giochetti” tipicamente americani a cui bisogna prestare attenzione: il film è stato, infatti, eccessivamente occidentalizzato, laddove per “occidentalizzazione” si intende quel processo che accentua, forse in modo eccessivo, alcuni connotati che richiamano un certo tipo di cinema. La guerra tra uomo e bestia, ben delineata nel cartoon, si trasforma qui in una guerra tra “buoni” e “cattivi” e la povera Shere Khan assume un ruolo forse un po’ troppo cruento e sanguinario, rispetto al capolavoro animato che ne faceva, tutto sommato, una tigre che aveva le sue buone ragioni per avercela con gli uomini; e il suo rancore per Mowgli, più che un fatto personale, come in questa versione moderna vorrebbero farci credere, rappresenta un odio verso la sua specie.
Un’altra questione a cui prestare occhio è il finale, che ci asterremo dallo svelare in questa sede, ma che è decisamente diverso da quello a cui eravamo abituati, e lascia una punta di delusione rispetto al resto del film che mantiene, nel complesso, un livello decisamente alto.
In ogni caso, chiunque voglia vedere un orso, una pantera o uno scimmione pressappoco veri muoversi e cantare come cartoni animati; chiunque voglia sentirsi soffocare tra le spire di un immenso pitone per qualche istante; chiunque voglia lasciarsi affascinare dalla leggenda del Fiore Rosso, che dona luce e calore, ma allo stesso tempo distrugge tutto ciò che tocca, non ha che da mettersi comodo perché Il Libro della Giungla è finalmente uscito in tutte le sale.

Costanza Ognibeni

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