Chi ha ucciso Belle?
Georges Simenon non ha mai smesso di esplorare il tema della “colpa contro l’innocenza” e il mondo che lo circonda. Questo, senza dubbio, spiega almeno in parte perché così tanti dei suoi romanzi siano stati adattati per il grande e piccolo schermo, come se il potere dell’audiovisivo potesse agevolare l’oscillazione quasi meccanica tra l’ordinario e lo straordinario, il peculiare e il banale. L’opera del celebre scrittore belga è immensa, con le produzioni cinematografiche e televisive tratte dai suoi romanzi e racconti che ad oggi si aggirano intorno alle centosettanta unità se si contano anche quelle appartenenti al ciclo dedicato al commissario Maigret. L’ultima in ordine di tempo ad approdare nelle sale nostrane dal 13 marzo 2025 con Europictures è Il caso Belle Steiner, l’adattamento che Benoît Jacquot, con la complicità in fase di scrittura di Julien Boivent, ha realizzato dal romanzo La morte di Belle (in Italia edito da Adelphi), tradotto in 47 lingue con 550 milioni di copie vendute in tutto il mondo.
Il film vede protagonisti la star Guillaume Canet e la pluripremiata attrice Charlotte Gainsbourg nei panni di Pierre e Cléa, una coppia sposata che vive in una piccola città della provincia transalpina. Lui è un insegnante, mentre lei gestisce un negozio di ottica. La coppia ospita Belle, la figlia di un’amica. La loro vita viene completamente stravolta quando la ragazza viene trovata morta nella loro casa. Poiché Pierre era l’unico presente nell’abitazione al momento della tragedia, diventa l’unico sospettato. Subisce interrogatori umilianti dalla polizia, l’ostracismo dei colleghi e l’ostilità dei residenti della cittadina, dove tutti sanno tutto. Perché la domanda sulla bocca di tutti è la stessa: chi ha ucciso belle?
Domanda alla quale forse, e sottolineiamo forse, la visione darà una risposta. Nel frattempo chi ha avuto modo di leggere il libro del 1952 avrà già colto quella che è la principale e sostanziale differenza, ossia la scelta del cineasta parigino di ambientare la narrazione di questo adattamento nella Francia contemporanea, anziché negli Stati Uniti degli anni Sessanta come nella matrice letteraria. Anche Édouard Molinaro nel suo precedente adattamento del 1961 dal titolo Chi ha ucciso Bella Shermann? aveva spostato l’azione nel Vecchio Continente, per la precisione in Svizzera, in quel di Ginevra. Anche ne Il caso Belle Steiner, nonostante il suddetto cambiamento di cornice, la storia ha conservato intatte le dinamiche principali e il meccanismo mistery-crime che le caratterizzava. Un cambio di epoca e geografico reso possibile dalla forza della scritture di Simenon che risiede proprio nella sua attualità, poiché molti dei temi da lui trattati rimangono rilevanti ancora oggi nella nostra società moderna tra cui la presunzione di innocenza, il processo mediatico, il giudizio popolare e come un evento straordinario possa sconvolgere la vita di un uomo comune. Jacquot dal canto suo, di cui ricordiamo cinematograficamente Gli amori di Suzanna Andler, L’ultimo amore di Casanova e Tre cuori, oltre alle note e recenti vicende giudiziarie relative alle accuse a suo carico per molestie e violenze sessuali ai danni di alcune attrici, li prende in consegna insieme al testo che li custodisce per dare forma e sostanza a un film noir che non fa leva solamente sul fatto di cronaca nera, bensì sull’ambiguità dimostrata dal protagonista dal primo all’ultimo frame utile. Ed è il modo con cui Canet è riuscito a dare corpo attraverso un’efficace interpretazione alla suddetta ambiguità, che poi rappresenta il cuore pulsante del il romanzo, a permettere alla trasposizione di mantenere una giusta temperatura e una buona tensione di massima, al netto di qualche squilibrio e perdita di ritmo.
Francesco Del Grosso









