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Star Wars: The Mandalorian and Grogu

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VOTO: 6,5

Vivi o morti

Il malvagio Impero Galattico è crollato sotto i colpi della Ribellione e quel che ne resta, soprattutto nei sistemi stellari periferici, è spesso preda dell’anarchia e delle prepotenze dei signori della guerra. Il Mandaloriano Din Djarin (Pedro Pascal), dopo gli eventi della (deludente) terza stagione televisiva a lui dedicata, ha ripreso a fare il lavoro che gli riesce meglio: il cacciatore di taglie. Sempre accompagnato dal figlioccio Grogu, il suo scopo è trovare e consegnare alla Nuova Repubblica i ricercati, quegli amministratori imperiali che ancora tramano negli abissi spaziali. Vivi o morti, naturalmente.
Uno di questi incarichi è particolarmente difficile e il colonnello Ward (Sigourney Weaver), pur di scovare il nascondiglio del suo misterioso bersaglio, stringe un accordo con la famiglia criminale degli Hutt (il cui boss Jabba, come ricorderanno tutti, è stato ucciso ne “Il ritorno dello Jedi”, film del 1983) affinché venga riportato a casa Rotta, l’importante rampollo del clan. Din Djarin non è affatto contento di dover collaborare con dei noti delinquenti, ma tiene a mente lo scopo finale della sua missione e, soprattutto, apprezza come forma di pagamento una nuova nave spaziale, una cannoniera uguale a quella che possedeva un tempo e che andò distrutta nel corso della seconda stagione della serie (recuperabile sulla piattaforma Disney+)
Le sorprese non mancheranno, nulla sarà come appare, tanto meno la personalità di Rotta The Hutt, figlio di Jabba che si dice rapito e che gli zii desiderano tanto riavere nel loro palazzo. Ma quando tutto sembrerà risolversi per il meglio, non senza peripezie, il Mandaloriano si renderà conto di essersi fatto dei nemici molto pericolosi. Il risultato sarà uno scontro da cui potrà uscire un solo vincitore.
Esce nelle sale italiane dal 20 maggio 2026, Star Wars: The Mandalorian and Grogu, l’ennesimo film ambientato nell’universo di un franchise (come si dice oggi) che è ormai moribondo, massacrato da una disastrosa gestione Disney capace di affossare in poco più di dieci anni quella che era forse la proprietà intellettuale più celebre e redditizia del mondo. Ne valeva la pena? Il regista Jon Favreau, che è anche sceneggiatore assieme a Dave Filoni e Noah Kloor, quantomeno è uno che ancora sembra tenere davvero ai fantastici mondi ideati più o meno mezzo secolo fa da George Lucas. E che con Filoni è riuscito a ideare le cose migliori (o meno peggio) dell’ultimo decennio, andando a mettere le mani in quella sconfinata materia galattica che a noi che abbiamo superato gli “anta” piace ancora chiamare “Guerre Stellari”. Chiariamo subito che benché divertente e tecnicamente molto buono, se non addirittura ottimo, non siamo di fronte ad un capolavoro. La sceneggiatura è sostanzialmente divisa in due parti, diversissime tra di loro, delle quali la meglio riuscita a nostro parere è la prima. Nella seconda troviamo una serie di scontri un po’ da videogioco, inframezzati da altri momenti zeppi di inutili lungaggini che appesantiscono il ritmo del film e, probabilmente, finiscono per guastare l’esperienza narrativa. Insomma, le due ore abbondanti di durata si sentono eccome.
Ma pur risultando comunque una pellicola decente, a sembrare totalmente inutile pare essere la necessità di raccontare questa storia, a meno che non si volesse lasciare un ricordo migliore dei personaggi rispetto a quello di una terza stagione inguardabile. Anche perché, a doverla dire tutta, il modo in cui si sviluppa la trama pare proprio quello di una stagione di una serie tv e non qualcosa pensato principalmente per il cinema. E’ possibile dunque che le idee per un’avventura da vedere sulla piattaforma Disney+, siano state invece utilizzate per cercare un disperato rilancio nelle sale del marchio Star Wars. Senza contare che il grande fascino iniziale di Grogu, quello cioè di essere un ricercatissimo e preziosissimo bambino da proteggere, quasi “magico”, baciato dalla Forza in modo speciale e in una galassia in cui i Jedi sono praticamente estinti, ormai è andato perduto. Il risultato, come detto, è una vicenda che non aggiunge nulla alla storia generale della saga, risultando essere una specie di “puntatone” televisivo in formato deluxe che, per quanto abbia i suoi momenti interessanti, non ha nulla di epico. Un film di fantascienza come tanti altri, dunque, i cui risultati al botteghino, però, possono decretare il futuro di un intero impero mediatico. Se per salvare Star Wars questa è la carta migliore, è chiaro che le cose alla Lucasfilm non stanno andando affatto bene. Perlomeno il Mandaloriano e Grogu sono ancora gli unici a poter strappare qualche applauso.

Massimo Brigandi

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