I am from Titov Veles

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

L’unica possibilità è la fuga

È possibile combattere contro un mondo intero? Un mondo vecchio di secoli e che solo in superficie si è rinnovato? C’è chi direbbe di sì, c’è chi direbbe di no e c’è chi rimarrebbe in silenzio.
Il silenzio come ultima arma, come modo per erigere una barriera tra sé e il mondo. Ma il mondo non si fa tagliare fuori e alla fine trova sempre un modo per entrare, senza neanche che ce ne accorgiamo.
Il silenzio è ciò che sceglie Afrodita (Labina Mitevska) più giovane di tre sorelle di un piccolo villaggio macedone che attraverso il mutismo spera di estraniarsi da un mondo che disprezza e che vorrebbe diverso. Tuttavia non è silente Afrodita, attraverso la sua voce interiore ed i suoi sguardi comunica con noi e con gli altri personaggi quasi di continuo, cercando incessantemente un contatto profondo e libero con il suo prossimo, senza però riuscirci.
Per mezzo della sua protagonista la regista Teona Strugar Mitevska ci parla della condizione della donna in Macedonia in questo I am from Titov Veles (2007) proiettato al 37° Torino Film Festival all’interno della retrospettiva dedicata alla regista.
Condizione della donna narrata attraverso una interessante mescolanza tra realismo socialista e surrealismo.
Con questa formula, piegata allo stile estremamente affilato, coerente e rigoroso del suo cinema, la Mitevska ci parla di come la donna in Macedonia viva una condizione di insostenibile sudditanza e sperequazione rispetto all’uomo, che ne usa e abusa a suo piacimento senza che la donna abbia modo di reagire od opporsi. In quest’ottica le tre sorelle, la protagonista Afrodita, Slavica (Ana Kostovska) e Sapho (Nikolina Kujaca) diventano esemplificazioni di tutte le donne macedoni e, attraverso le loro voci, i loro volti ed i loro corpi, ci viene mostrato tutto un mondo che si sarebbe potuto pensare non fosse più. Il registro intimista ed insieme onirico non scalfisce minimamente la portata quasi universale del messaggio, epperò lo avvolge di un’aura poetica che rende possibile una visione che altrimenti sarebbe stata quasi intollerabile data la durezza del suddetto e dei temi trattati.
La regista è troppo lucida e intelligente per fingere che ci sia possibilità di cambiamento o per concederci un finale consolatorio che, sinceramente, apparirebbe fuori luogo e finanche posticcio.
L’arco narrativo appare perciò inevitabile però non scontato e questo grazie all’equilibrio ed alla levità che la regista riesce a mantenere lungo tutta la pellicola. Non esiste dunque una soluzione viene da pensare? Solo la fuga e la recisione di ogni legame pare dire la regista. Fuga verso un luogo che probabilmente non esiste, se non nello spirito ed in un tempo altro, comunque non in questo mondo.
Vorremmo concludere con una menzione particolare all’interpretazione di Labina Mitevska. Attrice forse poco conosciuta alle nostre latitudini ma di innegabile talento e che qui produce un’interpretazione di intensità e poesia senza pari resa più rimarcabile dal fatto che durante tutto il film non pronuncia una sola parola, riuscendo però a comunicare perfettamente con lo spettatore.

Luca Bovio

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