Human Nature

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

DNA Revolution

Si dice che la natura sia il più grande inventore che esista e a giudicare da quello che dall’alba dei tempi, step by step, è riuscita a creare non vi è dubbio alcuno. A ricordarcelo di tanto in tanto ci pensano film come Human Nature, scelto dalla direzione artistica di Visioni dal Mondo come apertura della quinta edizione.
Il documentario firmato da Adam Bolt, presentato in anteprima italiana nel concorso internazionale della kermesse meneghina, ci conduce per mano alla scoperta della più importante rivoluzione tecnologica del ventunesimo secolo, che non appartiene però alla sfera digitale come verrebbe da pensare, ma a quella biologica. La scoperta rivoluzionaria in questione prende il nome di CRISPR (acronimo di Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats), ma si pronuncia “crisper”, e consiste nella correzione mirata di una sequenza di DNA. Si tratta di una tecnica di editing genomico che esiste in natura da miliardi di anni e che è stata recentemente scoperta studiando le strategie di difesa dei batteri dall’attacco dei loro predatori, i virus batteriofagi. In parole povere è lo strumento di precisione che consente di tagliare il DNA nel punto esatto in cui inserire il nuovo gene, quasi come il comando “trova e sostituisci” di Word.
Detto così continua ad essere comunque complicato, quel tanto da scoraggiare la fascia di pubblico che è digiuno di certe argomentazioni non masticandole abitualmente. E invece è in primis a quel target che l’opera in questione si rivolge, oltre ovviamente agli addetti ai lavori. Human Nature si pone come obiettivo principale proprio quello di portare all’attenzione di tutti i contenuti, gli effetti e i risultati, piccoli o giganti che siano, della suddetta procedura, con benefici e applicazioni al seguito. Per farlo spiega e mostra le tappe dell’avventura scientifica di CRISPR e ne approfondisce le implicazioni mediche, sociali ed etiche. Il tutto reso accessibile attraverso un lavoro editoriale e di scrittura all’insegna della semplificazione mai semplicistica dei tecnicismi e dei passaggi più complessi. Tipologia di lavoro con il quale l’autore ha potuto misurarsi già in passato co-sceneggiando il film premio Oscar Inside Job, anch’esso ricco di una terminologia specialistica che viene scarnificata e resa comprensibile. Bolt sceglie un approccio alla materia classico nel modus operandi, tipico dei cosiddetti talking heads, nei quali sono le testimonianze orali a cucire il filo del discorso, alternando sulla timeline alla successione di interviste frontali a studiosi, ricercatori, scienziati, giornalisti, figure istituzionali e malati che sperano di trovare una cura, riprese live che ci portano nella sfera intima o nei luoghi pubblici della sperimentazione pratica, dove tale scoperta ha piantato i semi e visto crescere i suoi frutti.
Tutto ciò ne fa un documentario prezioso e dal peso specifico rilevante, necessario a nostro avviso, in primis per il valore testamentale, divulgativo e scientifico del quale si è fatto portatore sano. Una responsabilità della quale il regista si è fatto carico e che a sua volta ha trasformato in una mission da portare a termine attraverso un’opera che va vista e soprattutto ascoltata con moltissima attenzione. Qualche calo e una manciata di passaggi più didascalici, dovuti proprio alle necessità di argomentare il giusto e rendere i passaggi i più leggibili possibile, sono gli effetti collaterali di una durata complessiva che arriva a sfiorare le due ore. Ciononostante l’autore riesce a tenere a sé il pubblico, attraverso un montaggio dal ritmo cangiante, impreziosito da immagini esteticamente accattivanti, grafiche e animazioni che accompagnano in maniera efficace l’architettura orale.

Francesco Del Grosso

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