I am Mariam Bin Laden

0
7.0 Awesome
  • VOTO 7

La donna dei record

Non ha ancora trent’anni ed è già la prima donna al mondo che ha nuotato nel Tamigi per i 170 km tra Oxford e Londra. È la prima donna saudita ad aver terminato la gara di nuoto dei Dardanelli, una competizione che si tiene tra Asia e Europa. Ha percorso i 24 km del Canale di Dubai e ha attraversato il Canale della Manica in nuoto assistito. Il suo nome è Mariam Bin Laden, dentista di professione e nuotatrice di fondo per passione, una passione che coltiva sin da bambina, da ormai 20 anni, da quando sua madre le raccontò la storia del primo arabo che attraversò a nuoto il canale della Manica. Ed è a lei e a queste importanti traversate marittime che Vito Robbiani ha dedicato il suo nuovo documentario, presentato nel concorso italiano della quinta edizione di Visioni dal Mondo.
In I am Mariam Bin Laden, il regista ci racconta la rivalsa, come donna e come sportiva, di Mariam Binladen su un passato segnato da un cognome “difficile” da portare, un cognome il cui eco fa ancora paura. Osama Bin Laden, infatti, era uno dei 52 zii di Mariam. Ma il fatto che una pecora nera in famiglia abbia fatto quello che ha fatto non dovrebbe macchiare l’onore di una famiglia che ha fatto e fa ancora molto per il progresso e il benessere dell’Arabia Saudita. Una famiglia alla quale appartiene la protagonista del documentario, che con la serie di record conquistati bracciata dopo bracciata e messi in bacheca ha e continua a combattere una battaglia su più fronti: atletica, simbolica, di riscatto, personale con se stessa e i propri limiti, ma soprattutto quella per una giusta causa che la spinge da anni a nuotare per ispirare le donne arabe ed incoraggiarle a inseguire i loro sogni, promuovendo la consapevolezza su uno dei temi più importanti del nostro tempo, il tema dei rifugiati costretti ogni giorno ad attraversare le frontiere per poter sopravvivere, nello specifico di quelli siriani, per i quali tre anni fa ha aperto un ambulatorio dentistico nel campo profughi al confine con la Giordania.
Insomma un bel po’ di sfide e di responsabilità delle quali Mariam ha deciso di farsi carico, pagando un prezzo alto in termini di sacrifici, fatica e paure di non farcela. Non mancheranno, infatti, nel corso delle varie imprese natatorie momenti di crisi e cedimenti fisici e psicologici che ne hanno messo seriamente in discussione la riuscita. Ma le motivazioni personali e umanitarie, oltre al sostegno costante del suo staff e dei suoi affetti, sono stati più forti degli ostacoli che di volta in volta si sono contrapposti tra lei e il traguardo di turno. Tutto questo e molto di più ha trovato spazio in un film che come ogni progetto analogo, nel quale lo sport si fa portatore sano di tematiche rilevanti, messaggi importanti e di una pluralità di emozioni cangianti, non perde l’occasione di offrire alla platea un tasso elevato di coinvolgimento. In tal senso, I am Mariam Bin Laden nuota, a differenza di quelle percorse dalla protagonista, in acque sicure. Che possa essere letta come una scelta furba oppure no, l’efficacia del risultato hanno dato ragione a chi l’ha pensata e messa in quadro.
Nel complesso, la pellicola del cineasta italo-svizzero si muove lungo le traiettorie drammaturgiche del biopic sportivo, aprendo una finestra spazio-temporale nella vita del soggetto di turno, catturata e restituita sullo schermo mediante una narrazione non lineare. Attraverso una frammentazione di sequenze che alternano le varie traversate, con relative preparazioni psico-atletiche, percorsi di avvicinamento agli eventi e incursioni extra-agonistiche (le visite di Mariam al campo profughi di Azraq), Robbiani costruisce tassello topo tassello un ritratto che sfiora le sabbie mobili dell’elegia senza per fortuna scivolarci dentro appena fiutato il pericolo. Merito della distanza che l’autore ha di volta in volta trovato nei confronti della protagonista, entrando e uscendo, avvicinandosi e allontanandosi, dalla sua sfera intima e pubblica. E per farlo ha alternato il diario privato a quello oggettivo, palleggiando continuamente tra le pagine scritte e lette da Mariam alla più o meno avvincente cronaca sportiva, quest’ultime seguite con pregevoli camera boat sotto, sopra e a pelo d’acqua.

Francesco Del Grosso

Leave A Reply

11 + tre =