Homelands

0
7.5 Awesome
  • voto 7.5

I luoghi sono memoria

I ricordi non sono incisi nella pietra. Sono un qualcosa di sfuggente ed effimero, persino ingannevole. Siamo convinti della veridicità di un ricordo ma poi esso non trova riscontro.
E dunque, quando interroghiamo la nostra memoria, non consultiamo un archivio ma intraprendiamo un viaggio pieno di passaggi tortuosi, vicoli ciechi, sentieri abbandonati, possiamo non trovare ciò che ci aspettavamo e trovare ciò che non ci aspettavamo. Un simile viaggio nella memoria e della memoria lo intraprende la regista serba Jelena Maksimović con questo suo Homelands (titolo originale Domovine), lungometraggio in concorso al 32° Trieste Film Festival nella sezione Fuori dagli sche(r)mi. È un viaggio metaforico e reale quello che la protagonista Lenka (Jelena Angelovski) affronta nel film. Partita alla scoperta della casa avita della nonna in Grecia la protagonista si vede coinvolta in un vortice di ricordi che sempre più la legano alla figura dell’antenata e che provocano in lei un’epifania. In una pellicola che richiede un’attiva partecipazione dello spettatore, anche tempo e spazio paiono ricoprire un ruolo importante. In una struttura che si pone a metà tra documentario e fiction, che denota l’assenza di una vera e propria trama, si nota l’inserimento di immagini di repertorio e vecchie canzoni le quali, unitamente alla voce narrante, trasmettono la sensazione di trovarsi davanti ad un flusso di coscienza della regista piuttosto che ad un’opera puramente narrativa. Questa particolare formula tradisce un elemento di meta-cinema nel quale la figura della protagonista e dell’autrice finiscono per fondersi e confondersi.
Si sfruttano le possibilità date dal mezzo per imbastire un discorso che non si riduca semplicemente alla filmazione di una biografia privata che si rende pubblica. Si avverte distintamente lo sforzo della regista di parlarci di tutto il suo mondo interiore che la vista di luoghi conosciuti solo attraverso le parole della nonna riaccende e sommuove in una ricerca del tempo perduto che diventa connessione e profonda sincronia al di là di tempo e luogo tra le due donne. In quest’ottica la filmazione dei luoghi e delle persone che abitano il piccolo villagio greco di montagna assume il ruolo di scatenare nello spettatore un processo simile di recupero della memoria più remota e conseguentemente di instaurare anche con chi guarda una connessione e financo una sincronia non uguali ma simili a quella che sentiamo, più che vedere, instaurarsi tra nonna e nipote.
Un’operazione tecnica prima ancora che narrativa che fa di questo film un’opera sperimentale e affascinante degna di grande attenzione. Non perfetta, attenzione, soprattutto in un finale che passando dal registro intimo ad uno più politico, certo congruente con quanto trattato nel corso della pellicola, perde forse qualcosa nella levità ma nulla nella forza di un’idea ammaliante nella ricerca di un modo altro per raccontare una storia.

Luca Bovio

Leave A Reply

2 + 20 =