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Celebration Day

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VOTO: 6.5

Festa mesta

Accanto al geniale, sulfureo Happy Birthday di Boris Dobrovol’skij, si è visto un altro cortometraggio russo quantomeno interessante, in concorso al 32° Trieste Film Festival: Celebration Day (Prazdnik) della giovanissima Natalija Končalovskaja. In fin dei conti entrambi i lavori citati, per quanto diversissimi nell’approccio alla materia filmica, hanno al centro una ricorrenza da onorare, privata in un caso (la festa di compleanno di una donna che vive sola, nel conciso ma folgorante lavoro di Dobrovol’skij), pubblica – ma con evidenti ripercussioni sull’animo della protagonista – nell’altro. L’evento che fa da cornice al corto della Končalovskaja è rappresentato infatti dalle celebrazioni per la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, ovvero la Grande Guerra Patriottica, che ogni 9 maggio generano euforia nella capitale come in tante altre città russe.
Ecco, proprio quel contrasto lancinante tra lo slancio collettivo che caratterizza tale data e i cedimenti emotivi, che in simili occasioni possono turbare il carattere di una singola persona, rappresenta il nucleo tematico di questa piccola opera cinematografica, concepita un po’ con intenti documentaristici e un po’ quale fine introspezione psicologica di un personaggio irrequieto.

Fatto sta che in Celebration Day vi è un altro, rumoroso protagonista: Mosca, la capitale, ripresa nel bel mezzo dei festeggiamenti. Il passaggio della parata militare lungo l’Arbat. Le masse che si accalcano gioiosamente nelle monumentali fermate della metropolitana. I veterani con le loro medaglie. I giovani a passeggio per la città. Il principale merito della regista, volendo, è proprio quello di aver saputo inserire sottotraccia le problematiche sentimentali e famigliari di una ragazza qualunque, Saša, facendole poi vivere da posizione defilata quel tourbillon di emozioni. Le riprese “rubate” alla dimensione pubblica della festa sono del resto il fiore all’occhiello del corto russo, pulsano di vita, si insinuano tra le gente come un coltello nel burro.
Meno brillante è stata Natalija Končalovskaja nell’abbozzare il versante privato della protagonista, in particolare la sua crisi sentimentale, introdotta e liquidata con toni fin troppo sbrigativi. Qui la giovane cineasta si mostra ancora un po’ acerba. Ma le idee e l’esigenza di raccontare il mondo attraverso la macchina da presa non le mancano certo, per cui con fiducia l’attendiamo al lavoro su qualche nuovo soggetto.

Stefano Coccia

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