Antigona

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9.0 Awesome
  • voto 9

Come abbiamo osato!

Un classico è tale perché non parla solo al proprio tempo ma anche ai tempi futuri. Le grandi tragedie greche sono classici; e un classico è, dunque, “Antigone” di Sofocle che ancora oggi ci parla e ci sembra attuale. Tanto attuale che l’importante filosofo contemporaneo Slavoj Žižek decise di riscriverne una propria versione teatrale, Antigona – Kako Si Upamo!. Una versione tanto potente che il produttore sloveno Jani Sever ha deciso di mettersi dietro alla macchina da presa e filmarne una versione per il cinema presentata al 32° Trieste Film Festival nella sezione del Art&Sound 2021.
Nel mettere in scena quello che via via si qualifica sempre più chiaramente come un saggio politico sulle democrazie di oggi, Sever non rinunica ad adoperare un linguaggio puramente cinematografico. Vengono così a mescolarsi parti di una rappresentazione dell’Antigone di Žižek realizzata in esterni, una lunga intervista all’intellettuale che espone il pensiero alla base dell’opera e frammenti di repertorio che il montaggio provvede a collegare in un grande mosaico di rimandi, il quale non può non riportarci alla mente la lezione dei costruttivisti russi. Ogni elemento, benché apparentemente distaccato, concorre ad illustrare la complessità del testo e del pensiero di Žižek. La stilizzazione della messa in scena del testo teatrale è un ulteriore elemento in concorso. I personaggi fungono non da caratteri indipendenti ma da rappresentazioni delle varie anime dell’Europa odierna. Creonte giunge così a rappresentare la burocrazia di Bruxelles, Antigone i sovranisti ed il Coro i popoli europei. Il sistema messo in atto è quello classico di tesi-antitesi-sintesi, con uno scontro tra le due personalità di Creonte ed Antigone che viene poi riassunto dall’autore nel finale. Alternativamente si viene portati a parteggiare per l’una o l’altra parte, fino al finale che riscrive la tragedia. È un tema complesso quello portato avanti dal film e che solo la chiarezza intellettuale di Žižek evita di degenerare in una contrapposizione aridamente scolastica. Ci vengono mostrati sia la giustizia sia il torto di entrambi le parti ma sempre più siamo portati a comprendere, e questo è il punto focale del lavoro del filosofo sloveno, che quello tra Creonte e Antigone non è uno scontro tra popoli e per i popoli ma è uno scontro tra élites nel quale il popolo viene preso in mezzo.
Né Creonte né Antigone dunque, entrambi perniciosi portatori di caos per Žižek. Allora chi? Il Coro, ma non il Coro dell’antica Grecia, anch’esso con un’accezione negativa per il filosofo, bensì il Coro moderno rappresentante il popolo che si ribella e auto-determina, anche con uno spargimento di sangue. Il lieto fine non è quando tutti vivono felici e contenti, ma quando gli agenti del caos vengono rimossi per permettere alla società di svilupparsi finalmente in pace e concordia. Opera complessa e sempre rigorosa non commette l’errore di confezionare una facile risposta nel finale, ci espone una tesi e lascia a noi l’ultima parola.

Luca Bovio

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