Florida

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Viviamo dei nostri ricordi

La memoria: parte integrante di noi stessi, della nostra storia, della nostra identità. La perdita di essa comporta la condizione di non sapere più chi siamo, oltre alle difficoltà nel rapportarci a ciò che ci circonda e ad i nostri affetti. La memoria è dunque una condizione fondamentale per sentirci vivi. Di grande importanza, ma anche estremamente difficile e delicato da trattare, questo tema è stato spesso approfondito negli ultimi anni da diversi cineasti, ognuno dei quali ha cercato – spesso con risultati non troppo soddisfacenti – di raccontare il morbo di Alzheimer a modo proprio, concentrandosi, di volta in volta, sul decorso della malattia o sui rapporti che legano il malato ai famigliari e scegliendo, a seconda delle situazioni, un tono leggero ed a tratti comico, oppure mettendo in scena il dramma così com’è, senza edulcorazione alcuna.
E Florida, ultimo lungometraggio diretto da Philippe Le Guay, si situa proprio in mezzo a questi due filoni: la malattia viene raccontata alla perfezione per quanto riguarda il suo decorso, non mancano momenti in cui viene strappato un sorriso, ma, allo stesso tempo, è il delicato quanto stretto rapporto padre-figlia, con tutte le sue complicazioni, che viene qui minuziosamente descritto.
Claude, un uomo di ottantuno anni, in pensione dopo aver diretto per anni l’azienda di famiglia, ha subito in passato la grave perdita di una figlia in un incidente stradale. Ella abitava a Miami, in Florida. E per molti anni l’uomo – ora accudito dall’altra figlia Carole – come se non volesse accettare la perdita, continuerà a sognare e a voler tornare in quel paese lontano.
Florida è, forse, un film minore nella cinematografia di Le Guay (Le donne del 6° piano ed il recente Molière in bicicletta, ad esempio, vantano di certo una miglior riuscita), in quanto – malgrado un approfondito studio della malattia alla base di tutto – tratta comunque un argomento di cui si è già abbondantemente parlato negli ultimi anni e nondimeno presenta una sceneggiatura che vede non pochi elementi rimasti in sospeso o personaggi risultati, nel corso della vicenda, addirittura inutili. Primo fra tutti, la figura di Thomas, compagno di Carole. Come anche Robin, figlio della stessa. Entrambi, infatti, sembrano inseriti all’interno dello script per arricchire a tutti i costi la vicenda, ma di fatto, poco cambierebbe se venissero eliminati del tutto all’interno della sceneggiatura.
Ciò che è particolarmente riuscito, invece, è il passaggio dalla realtà a ciò che, invece, esiste solo nella mente del protagonista. Ottima idea, ben realizzata, ma che forse avrebbe avuto una resa migliore se il regista avesse osato un po’ di più in merito, senza aver paura di calcare eccessivamente la mano.
Cosa arriva al pubblico alla fine? Senza dubbio, Florida può essere a tutti gli effetti considerato il film di Jean Rochefort (che qui interpreta Claude), così come di Sandrine Kiberlain (Carole). Entrambi, infatti, ci hanno regalato delle prove attoriali di gran spessore. Si potrebbe addirittura affermare che il 90% del lungometraggio si regge proprio su di loro, in quanto hanno dato vita a personaggi veri ed intensi, con mille sfaccettature e che prevedono cambi di registro decisamente complicati da gestire. Ma, come sappiamo, un prodotto non si basa solo su questo. Pertanto, seppur molto curato per quanto riguarda gli aspetti principali, questo ultimo lavoro di Le Guay non fa certo urlare al capolavoro. E no, neanche qualche lacrima versata qua e là può, in questo senso, migliorare la situazione.

Marina Pavido

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