Robinson Crusoe

0
6.0 Awesome
  • voto 6

Ogni naufragio è un party

C’è sicuramente qualche elemento di novità, in questa versione cartoonesca di Robinson Crusoe tratta dal celebre romanzo omonimo a firma Daniel Defoe. Con ogni probabilità inserito appositamente per soddisfare un pubblico infantile, però il cambio di prospettiva è evidente. L’intera vicenda passa infatti da un punto di vista umanocentrico – cioè vissuta attraverso lo sguardo del protagonista umano – ad uno più squisitamente zoocentrico, con i vari animali che popolano l’isola dove lo sventurato giovane ripara dal naufragio della propria nave ad assumere gradatamente i ruoli principali della narrazione. Teoria corroborata dal fatto che il racconto in flashback della storia non è quello di Robinson Crusoe, bensì del pappagallo ribattezzato Martedì, la creatura più raziocinante in una fauna comunque portata al ragionamento nell’intero suo complesso. Ulteriore indizio di tale cambio di rotta il fatto che l’indigeno Venerdì, altra “spalla” umana del personaggio principale, non sia presente in questa nuova versione. Una scelta quindi effettuata sul modello disneyano che comporta anche un sottinteso “riposizionamento di campo” in termini filosofici: non è l’uomo a dominare il proprio habitat di ripiego in virtù della sua superiorità intrinseca, ma è lui a doversi adattare alla nuova vita, mentre la fauna si rivela pronta a supportarlo ove necessario.
Ecco allora, ben caratterizzati da un apparato tecnico all’altezza da parte dei due registi (il belga Ben Stassen e il francese Vincent Kesteloot), animali di varie specie assurgere agli onori del proscenio, tipo capre, maialini selvatici, martin pescatori, camaleonti, porcospini ed altri ancora. Tutti raccolti dietro la leadership assolutamente democratica del pappagallo Martedì, nonché assai disponibili a rendere accettabile la vita selvaggia – il titolo internazionale del lungometraggio è proprio The Wild Life – ma non troppo al giovane naufrago. Anche il ruolo dei cattivi, viste le scelte effettuate a monte dagli autori, non poteva che essere ricoperto da appartenenti al regno animale. Spetta così ad una coppia di malefici gatti inselvatichiti – e destinata a riprodursi nel corso del film – dalle asprezze della vita di bordo provare a procurarsi lauti pasti a spese della popolazione dell’isola. Con esito, come ovvio, abbastanza prevedibile. Inutile dunque attendersi altre sorprese da sviluppi narrativi oltremodo scontati, con tanto di momento topico e doloroso – un lutto che colpisce il buon Crusoe – che passa molto in sordina in un film che vuole essere, tra le righe, un inno alla collaborazione interrazziale reciproca come unica strada in grado di condurre alla felicità. Non a caso il finale lascia intuire quanto l’isola, amena località del tutto avulsa da qualsiasi pericolo (i gatti sono stati “importati” assieme a Crusoe…), possa divenire una sorta di casa definitiva anche per colui che aveva manifestato a più riprese il desiderio di abbandonarla per tornare alla natia Inghilterra.
Una morale della favola sicuramente troppo intellegibile per un pubblico adulto e tuttavia da spiegare con cura a tutti i bambini che si accosteranno ad una proiezione con qualche sottotesto pedagogico di un certo rilievo. Basta trovare genitori disponibili ad accompagnare la figliolanza al cinema, ma pure pronti ad espletare in pieno il loro ruolo negli inevitabili commenti che seguiranno alla visione…

Daniele De Angelis

Leave A Reply

sei + 19 =