Extra Ordinary

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8.0 Awesome
  • VOTO 8

Sono una fenomena del paranormale

Curriculum alla mano è senza dubbio tra i titoli più gettonati e premiati della stagione, imperdibile per chi frequenta la grande famiglia allargata della fantascienza ibridata, in questo caso con la commedia. A farne parte ora c’è anche Extra Ordinary di Mike Ahern ed Enda Loughman, che dopo un fortunato e pluridecorato percorso nel circuito festivaliero non poteva non approdare sugli schermi del 19° Trieste Science+Fiction Festival, laddove ha letteralmente conquistato la platea del Politeama Rossetti – noi compresi – grazie al suo carico irresistibile di humour very british made in Irlanda fatto di battute al vetriolo e politicamente scorrette, oltre che di una serie di scene dall’altissimo tasso di divertimento.
Quello firmato dal duo è un riuscitissimo incrocio genetico di commedia grottesca e surreale con il filone ectoplasmatico della ghost-story che ci catapulta nella vita di Rose, una dolce e solitaria istruttrice di guida dotata di poteri soprannaturali ereditati dal padre Vincent, che chiama “talenti” e che le consentono di comunicare con gli spiriti. Rose ha un rapporto di amore/odio con i suoi “talenti” e cerca di ignorare le costanti richieste dei vicini a proposito di spiriti e fantasmi, come esorcizzare bidoni della spazzatura stregati o sassolini infestati. Ma quando Christian Winter, una meteora del rock in declino, fa un patto col demonio per tornare alla ribalta e getta un incantesimo su una ragazza del posto, il padre di lei, Martin Martin, chiede aiuto a Rose. Rose dovrà superare le sue paure e lavorare assieme a Martin per salvare la ragazza, catturare il tizio e tornarsene a casa in tempo per uno spuntino…
Credeteci o no si tratta di una storia liberamente ispirata a fatti realmente accaduti, rintracciati dagli autori in un vecchio articolo di giornale. Nelle mani della coppia Ahern e Loughman si è trasformata in una macchina per generare risate a getto continuo, con lo showdown nel castello di Winter che da solo è in grado di produrne una quantità tale da alimentare una mascella per settimane intere. Epilogo che da solo vale il prezzo del biglietto e che rappresenta la punta dell’iceberg di una commedia che ha come unica mission quella di divertire lo spettatore. Per farlo usa tutte le armi in suo possesso, a cominciare dalla messa in fila di situazioni travolgenti che in un modo o nell’altro riescono ad andare a segno. In tal senso, è sorprendente come gli autori non buttino mai via una battuta o uno sketch, attingendo alle diverse declinazioni della commedia, alcune delle quali una volta nelle mani sbagliate possono fare dei danni. In Extra Ordinary il vasto campionario a disposizione viene usato in modalità randomonica per cucire addosso alla singola scena il tipo di comicità più adatta alla situazione. Si passa così in un battito di ciglia dal doppio senso alla parodia, dall’ironia più sottile a quella più grossolana. Il che permette alla scrittura e alla sua trasposizione di produrre sequenze una più riuscita dell’altra, dal già citato finale alla prima lezione di guida di Winter, per non parlare della seduta spiritica per invocare la clemenza di Bonnie, la dispettosa moglie defunta di Martin.
Tanto ben di Dio, però, andrebbe sprecato se non venisse affidato a un gruppo di attori capaci di dargli la spinta decisiva con il corpo e la voce. Insomma, puoi avere il motore più potente di tutti ma se non riempi il serbatoio di benzina questo difficilmente può fare il suo lavoro. E per di più deve essere un propellente di qualità. Quello a disposizione dell’esordio della coppia irlandese è di prima scelta e rappresenta quel più che serviva alla causa. Il trio formato da Maeve Higgins, Barry Ward e Will Forte fa letteralmente scintille, con il secondo in particolare che nella scena già citata della seduta spiritica si sdoppia per impersonificare sullo schermo Martin e la sua temuta consorte.

Francesco Del Grosso

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