Everyday Rebellion – L’arte di cambiare il mondo

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5.0 Awesome
  • VOTO 5

Rivoluzioni da rotocalco, a uso e consumo dei fotografi

“La democrazia è il fucile in spalla agli operai”

Potere Operaio

C’era molta curiosità, in chi scrive, per questo documentario votato a raccontare alcune delle esperienze di lotta più dibattute degli ultimi anni: da Occupy Wall Street alle azioni dimostrative delle Femen in Ucraina, dalle cosiddette “primavere arabe” agli Indignados spagnoli. Terminata la proiezione, Everyday Rebellion – L’arte di cambiare il mondo degli iraniani Riahi Brothers ci ha lasciato un’impressione a dir poco deludente: quasi solo fumo negli occhi. Ci sono, qua e là, resoconti di esperienze concrete che qualche emozione la creano, riportando con un certo vigore l’approccio più genuino di alcuni, nel contestare le tante storture che un mondo alla deriva, globalizzato nel segno perverso e perdente del capitalismo, continua a produrre. La denuncia dei crimini contro l’umanità compiuti durante la Rivoluzione Islamica in Iran è in tal senso un esempio virtuoso.  Ma più in generale le sensazioni scaturite dalla visione del film mettono in luce una certa superficialità di fondo. Vi è dietro un quadro mentale, quindi, che risulta schematico e facilone al punto di alimentare sospetti, allorché si scelgono angolazioni così parziali per raccontare scenari geo-politici complessi, oppure si introduce l’operato di alcuni attivisti senza approfondire un granché le radici sociali della protesta, all’interno della quale costoro si sono mossi.

In più, tocca essere onesti, c’è un presupposto ideologico di base, col quale ci risulta assai difficile essere d’accordo: nella comparazione talvolta forzata dei diversi eventi viene introdotto, sin dalle didascalie iniziali, il teorema per cui solo una protesta pacifica e non violenta sarebbe destinata a ottenere risultati. Quando poi i risultati di tale “parola d’ordine”, di fronte ai casi più eclatanti di violenza di Stato, possono apparire quanto mai fumosi… Ci si trova pertanto di fronte a un “film a tesi” rigido e controllato a vista nel suo percorso, in cui la tesi stessa appare di per sé fragile; ancor più fragile, qualora si abbia qualche briciola di “realpolitik” e di “materialismo dialettico”, tra i propri orizzonti ideologici. In Everyday Rebellion – L’arte di cambiare il mondo c’è di riflesso tutta l’estetica del flash mob, del movimentismo svincolato da un’interpretazione marxista della Storia, dell’azione orchestrata per attirare l’attenzione della stampa, sperando poi che i manganelli (o peggio) non facciano troppo male. Anche il look del lungometraggio si adegua ben presto a tali necessità. Inscatolando così le varie situazioni descritte in un’impostazione registica troppo enfatica, persino nella sua componente fotografica, che alla fin fine rischia di circoscrivere qualsiasi attività rivoluzionaria a una serie di azioni dimostrative, ben riprese da troupe televisive e paparazzi. Ciò che sta accadendo ora nel mondo ci mostra, invece, ben altre poste in gioco e un livello di sangue versato decisamente più alto.

Stefano Coccia

 

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