Eva no duerme

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Nostra Signora del Popolo

C’è un fantasma immortale, ad aleggiare senza sosta lungo tutta la durata di Eva no duerme, film dell’argentino classe 1977 Pablo Agüero presentato nella Selezione Ufficiale della Festa del Cinema di Roma edizione 2015. E trattandosi di un film politico, che osserva peraltro la Storia da una prospettiva insolita, risulta da subito chiaro che la Eva del titolo non può che essere Evita Perón, la venerata Madonna delle masse argentine.
Siamo nel 1952. Evita è appena scomparsa, stroncata a soli trentatrè anni di età esattamente come “nostro Signore Gesù Cristo”. Ce lo ricorda in maniera sferzante l’enigmatico generale Massera (Gael Garcia Bernal), il quale comparirà fisicamente in soli due momenti del film ma in compenso accompagnerà spessissimo lo spettatore con la propria voce, avente funzione narrante. “Quella puttana” che ha scatenato “le bestie“, esordisce da subito. Cioè Evita che ha scaldato i cuori dei poveri e degli svantaggiati. Eva no duerme si fa subito notare per uno stile formale e contenutistico calibrato come un teorema matematico, che può costituire allo stesso tempo un pregio cinematografico ed un limite emozionale in un’opera densa di sfaccettature. L’organizzazione narrativa del regista e sceneggiatore Agüero è ferrea, evocativa e respingente. Le immagini di fiction quasi sperimentali, alternate a quelle d’epoca, creano un effetto straniante; mentre l’ideologia di fondo fa rabbrividire. Il cineasta suddivide il film in tre capitoli di ispirazione teatrale, anche perché ambientati in spazi chiusi e con pochi personaggi ad interpretarli. Nel primo segmento, intitolato L’imbalsamatore, si introduce in maniera ancora più netta il discorso sull’immortalità simbolica di Evita Perón. Un tassidermista è incaricato di renderne immutabile il corpo, subito dopo la morte. Una giovane addetta alle pulizie vorrebbe vederlo ma l’uomo glielo impedisce. Neanche troppo tra le righe Evita assurge allo stato di icona purissima, mentre quasi l’intera Argentina piange per lei. L’uomo avverte il peso di tale responsabilità e rischia di venirne travolto da un punto di vista psicologico. Eva no duerme palesa la propria natura di kammerspiel sul modello polanskiano, suscitando angoscia e inquietudine riducendo una tragedia nazionale ad una dimensione privata tra due sconosciuti.
Quattro anni dopo, mentre Massera continua a lamentarsi, insultandola senza sosta, della figura di Evita, così scomoda per chi detiene il potere e intanto fa strage dei simpatizzanti, il corpo viene trasferito. Ne Il trasportatore, secondo brano del dramma, un anziano soldato viene affiancato da un giovane militare per trasportare la salma via camion in un luogo segreto. L’ufficiale Koenig (magnificamente interpretato dal grande Denis Lavant) ordina al giovane, dietro precise istruzioni via radio di Massera, di non aprire il contenuto della cassa, pena la morte. Approfittando di un attimo di distrazione del superiore il giovane ne scopre invece il contenuto, riconoscendo immediatamente l’identità del corpo. Il bacio sfiorato non è un atto di tentata necrofilia, quanto piuttosto un gesto di amore sacro. Il giovane viene scoperto dall’altro. Il crescendo di tensione tra i due militari viene risolto da Agüero con un intelligente finale sospeso, senza vincitori né vinti. In un paese dilaniato dalla violenza fratricida, del resto, non potevano davvero esserci distinzioni di tale sorta. Tuttavia è assai sorprendente il modo in cui il regista usi la destra, politicamente parlando, per beatificare una figura comunque controversa come quella di Evita, evidenziando al contempo la non misurabile frattura tra il terrore instaurato dalla dittatura militare e le fasce più numerose del popolo. Tra il vecchio regime (l’anziano militare) e la gioventù ancora ingenua (il soldato appena ventenne) i simbolismi sono forse troppo scoperti, ma lasciano il segno.
Le parti si ribaltano nel terzo ed ultimo capitolo, Il dittatore, in cui un gruppo di guerriglieri peronisti rapisce il generale Aramburu, nome di un dittatore in carica, per fargli confessare l’ubicazione del corpo di Evita. La quale ovviamente, pur da morta, fa da anello di congiunzione tra i vari episodi. Il generale non sa rispondere e per il regime poco importa: lui è considerato già morto ed il successore già pronto. Al contrario del nuovo che avanza, capace solamente di uccidere a propria volta per vendetta. Nell’epilogo la salma di Evita torna in patria proprio per decisione di Massera, nominato nuovo plenipotenziario. Il quale la seppellisce sotto sei metri di cemento nella segreta speranza di occultarne per sempre il ricordo tra la gente. L’anno è il 1976. Jorge Rafael Videla prende il potere – con Massera ad affiancarlo nella giunta militare – come ultimo e sanguinario esponente della casta militare che ha governato a lungo, troppo a lungo, l’Argentina. La profezia di Aramburu prima della morte si concretizza: “Dopo di me sarà anche peggio
Eva no duerme è un film cupo, di una cupezza forse eccessivamente programmata a tavolino ma che dimostra una notevole lucidità nel saper leggere in controluce un passato tormentato che non può non riverberarsi nel presente. Che Dio o Evita possano salvare l’Argentina di oggi e di domani.

Daniele De Angelis

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