L’epitaffio annunciato
In concorso al Molo Film Festival 2023, il cortometraggio Epitath di Silvia Lorenzi tratta un tema decisamente – e tristemente – attuale: il femminicidio. Quel che lo rende particolarmente interessante è che lo fa in modo inconsueto, attraverso un lavoro sperimentale che fa vivere una sequenza di fotografie attraverso un montaggio rapido, dipingendo così un quadro minuzioso ed intenso dell’azione in scena, fissando i singoli momenti negli occhi di chi guarda.
Il plot è semplice, quasi – purtroppo – scontato: una donna viene colpita a morte dal suo ex fidanzato mentre rientra a casa. Un quadro fin troppo ripetuto e ricalcato nella realtà odierna, dove sempre più spesso la donna è vittima della violenza proprio di chi – in teoria – dovrebbe amarla e proteggerla. La Lorenzi prende spunto dalla vita, forse da quella inerente a un passato della propria famiglia, sicuramente da quella della cronaca dei giornalieri casi di femminicidio, ma da qui inizia un viaggio onirico nella memoria, nei ricordi, con flashback di violenze premonitrici di una fine inaccettabile eppure così ricorrente.
Elena Stefanuto è l’incisiva interprete femminile al centro di una storia che racconta di una relazione abusante, di uno stupro, del tentativo di tornare a vivere stroncato dalla morte annunciata ma mai scontata; le immagini cristallizzate rendono le sue espressioni ancora più forti ed assordanti nel silenzio dell’azione, mentre la violenza acquista una crudezza reale, raggelante nel fermare l’istante e mostrare dettagli che sarebbero forse sfuggiti ad una normale ripresa cinematografica. Una crudezza che rimanda al gelo di una nazione baltica, l’Estonia, dove la giovane regista italiana vive da anni; con Epitaph la Lorenzi trova un connubio ed un equilibrio perfetto tra la propria sensibilità di donna e la rigidità dei climi nordici, riuscendo ad emozionare usando una tecnica che distaccandosi quasi freddamente dal movimento dell’azione la rende, per contrasto, ancora più potente ed efficace. Quasi ad ammorbidire la drammaticità, e ad aprire piuttosto una riflessione sul concetto di morte, il voice over iniziale e finale della madre della protagonista, che astrae lo spettatore dalla nuda violenza mostrando, accanto ai flashback dei ricordi (alcuni dei quali ambientati invece nel Meridione italiano), quelli che erano i sogni di una donna troncati bruscamente dalla fredda lama di un coltello.
Michela Aloisi









