Due piccoli italiani

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7.0 Awesome
  • voto 7

La canzone di Felice

Per il battesimo del suo esordio dietro la macchina da presa sulla lunga distanza dopo alcune pregevoli esperienze sulla breve, Paolo Sassanelli ha scelto di giocare in casa, scegliendo la nona edizione del Bif&st per spianare la strada al viaggio festivaliero di Due piccoli italiani, presentato in anteprima nel fuori concorso della sezione “Panorama internazionale”. Una scelta, quella di puntare sulla kermesse pugliese, che ha dato i frutti sperati, ossia quel carico di consensi, applausi e calore, utile a dare un’incoraggiante spinta propulsiva al futuro percorso distributivo della pellicola. Ma tali consensi non sono arrivati come effetto della “partita” voluta giocare dall’attore e regista barese tra le mura amiche del Teatro Petruzzelli, come i maligni di turno potrebbero pensare, bensì in virtù dei reali meriti emersi sul grande schermo in seguito alla fruizione della pellicola.
Quella firmata da Sassanelli è una dramedy che ha il sapore dolce della sincerità e della leggerezza, che avvolge e caratterizza quelle opere audiovisive che nascono e si sviluppano al fine di offrire allo spettatore un ventaglio di emozioni vere e non artefatte. Pur lavorando su situazioni e personaggi codificati, su temi universali come l’amicizia, i legami biologici e non, l’amore, la malattia e la ricerca di se stessi, l’autore porta sullo schermo una storia che mescola senza soluzione di continuità e senza visioni stereotipate la favola, la poesia e le sfumature della commedia e del dramma. I suddetti colori confluiscono sulla tavolozza narrativa e drammaturgica alimentando la scrittura che, nonostante le incertezze fisiologiche di chi si misura per la prima volta da regista con un lungometraggio, riesce comunque a regalare alla platea passaggi tanto divertenti (vedi l’arrivo dei protagonisti nel quartiere a luci rosse di Rotterdam) quanto seri (vedi la scena nel bagno della scuola).
Il tutto attraverso il potere evocativo, catartico ed empatico, del viaggio come scoperta e “cura”. Il viaggio fisico ed emozionale tra l’Europa che va in scena in questo spericolato road movie old style è quello rocambolesco di due amici un po’ naïf, Salvatore (Francesco Colella) e Felice (Paolo Sassanelli), in fuga da un paesino della Puglia, che si ritrovano catapultati a Rotterdam e poi in Islanda. Per la prima volta nella loro vita scopriranno cosa significa sentirsi vivi e felici. Attraverso qualche disavventura e con l’aiuto della generosa e stravagante Anke (Rian Gerritsen), supereranno le proprie paure e inibizioni. Saranno travolti dalla vita, scoprendo la gioia di esistere e di provare e ricevere affetto e amore in uno strano triangolo di relazioni tipiche di una ‘famiglia moderna’, bizzarra e rassicurante al tempo stesso.
Coinvolto davanti e dietro la macchina da presa, Sassanelli è bravo a tenere entrambe le redini, impedendo all’una di sovrapporsi all’altra. Tecnicamente non si fa mancare nulla, comprese inquadrature in steadycam e totali con drone, mentre dal punto della direzione attoriale ha la capacità e il merito di valorizzare e mettere in evidenza la bravura del collega Francesco Colella, qui finalmente alle prese con il primo vero ruolo da coprotagonista sul grande schermo dopo tante esperienze teatrali, televisive e cinematografiche.

Francesco Del Grosso

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