Molto più di un “premio alla carriera”
Il fatto che Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert sia stato premiato, al Far East Film Festival 2026, con il Crystal Mulberry – Audience Mulberry Awards (ossia il terzo posto nell’ambitissimo Premio del Pubblico) ad ex aequo con altri tre titoli potrebbe essere visto, banalmente, come un corollario dell’entusiasmo generato in sala dall’ancora più importante riconoscimento attribuito al suo autore. Difatti a Udine l’immenso Yuen Woo-ping è stato premiato con il Gelso d’Oro alla Carriera!
E invece no. C’è di più, molto di più. Certo, rievocare quella memorabile serata friulana a oltre un mese di distanza, quando nel frattempo è stato riproposto in sala Kill Bill: The Whole Bloody Affair ossia la versione integrale del capolavoro di Tarantino (cui Yuen Woo-ping diede un contributo fondamentale come coreografo di arti marziali), aiuta forse a misurare meglio la grandezza del personaggio. E se da regista si sono fatti apprezzare titoli come Drunken Master (J978) o il più recente Master Z: Ip Man Legacy (2018), proprio la sua competenza (per non dire genialità) nelle arti marziali e nell’action in genere rusulta alla base di autentiche pietre miliari del cinema contemporaneo, per essere stringati andremo ad elencarne solo alcune: La tigre e il dragone, Matrix (coi primi due sequel), Kung Fusion, Fearless e The Grandmaster.
Ecco, proprio ricordare l’eccelsa e quasi eterea resa dei duelli ne La tigre e il dragone può permetterci di ricordare da un lato quanto grande sia stato il contributo di Yuen Woo-ping all’evoluzione moderna del wuxiapian, dall’altro come il suo Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert ne rappresenti in qualche modo la sublimazione, uno dei vertici, una delle vette più alte.
Ottantenne dall’energia pressoché infinita, quasi un Clint Eastwood d’oriente, per questo suo nuovo lungometraggio Yuen Woo-ping si è ispirato alla serie a fumetti cinese Biao Ren (nota nel Regno Unito come Blades of the Guardians), adattandola per lo schermo così da accentuarne la natura al bivio tra spettacolare wuxia con innumerevoli combattenti in campo e western crepuscolare, aspetto quest’ultimo sicuramente accentuato dai paesaggi desertici e dalle piccole pattuglie o carovane costantemente soggette ad agguati.
Sullo sfondo gli intrighi politici della dinastia Sui. In primo piano, invece, la delicata missione accollatasi, non senza qualche iniziale perplessità, dallo scaltro cacciatore di taglie Dao Ma (Wu Jing), al quale viene chiesto di scortare il carismatico ma pressoché imbelle leader rivoluzionario Zhishi-lang (Sean Sun): ricercato numero uno, in quei territori, poiché ritenuto l’ultima speranza di chi intende ribellarsi alle tante, troppe angherie compiute dagli eserciti imperiali nella tormentata regione di confine. Naturalmente la loro perigliosa spedizione li porterà a incontrare un gran numero di situazioni pericolose, alleati, avversari, dando vita a un plot tanto adrenalinico quanto carico di emozioni, date anche da quel senso di rivolta verso le ingiustizie che s’afferma poco alla volta.
In Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert il ritmo vorticoso dell’azione si sposa quindi alla perfezione con contenuti di qualche spessore e personaggi molto ben caratterizzati, dal look talora eccentrico (si pensi alla curiosa maschera del rivoluzionario Zhishi-lang), con in dote background e obiettivi sempre degni di interesse. Spiccano poi alcune presenze attoriali, tra queste vi è il cameo nei panni del Governatore Chang di un monumentale Jet Li, già diretto da Yuen Woo-ping in Tai Chi Master (1993) e da lui guidato per le scene di arti marziali nel già citato, notevolissimo Fearless di Ronny Yu. Altro cameo eccellente è proprio quello del nostro Gelso d’Oro alla Carriera, Yuen Woo-ping, il quale verso la fine compare “hitchcockianamente” con altri due Maestri del wuxia di Hong Kong/Cina, sottolineando ironicamente (e del resto lo humour è un altro ingrediente molto ben dosato del lungometraggio) con la loro presenza in scena e con l’augurio rivolto a qualche giovane spadaccino un passaggio del testimone che così si auspica possa essere armonico, anche incisivo, a livello generazionale.
Stefano Coccia









