Darkest Minds

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

I nostri nuovi eroi

Negli ultimi anni, si sa, le serie televisive hanno avuto una presa sempre maggiore sugli spettatori di tutte le età. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di serie sempre più curate, raffinate, che spesso vedono impieghi di maestranze di alto livello (non pochi autori per il cinema si sono dati a queste realtà) e che somigliano sempre più a prodotti cinematografici veri e propri. Quale può essere, dunque, la causa di tale fenomeno? Alla base di tutto, sembrerebbe esserci proprio la scrittura. Quando, infatti, si raccontano le vicende per episodi e in modo continuativo, inevitabilmente ogni personaggio ha la possibilità di essere sviluppato al meglio, con tanto di numerose sfaccettature della personalità e con una messa in scena degli eventi che, proprio per il suo protrarsi a lungo nel tempo, somiglia sempre più al corso di una vita stessa. Persino quando si raccontano storie di fantascienza o soprannaturali. Dato tale fenomeno, dunque, non stupisce il fatto che anche il cinema ami, di quando in quando, strizzare l’occhio a storie che, anche se in misura minore, necessitino di una seppur minima serialità. Se, dunque, vogliamo concentrare la nostra attenzione esclusivamente sugli ultimi decenni, non possiamo non ricordare la fortunata saga di Harry Potter – tratta dai romanzi di J. K. Rowling – o quella di Hunger Games – tratta dall’omonima trilogia realizzata dalla scrittrice Suzanne Collins. Il successo dei sopracitati titoli, dunque, non avrebbe potuto lasciare indifferenti le grandi major statunitensi, al punto da far venire loro voglia di produrre un’altra acclamata saga letteraria, la quale, sulla carta, sembra promettere un notevole successo anche nella sua trasposizione cinematografica. E così, dunque, ha visto la luce Darkest Minds, primo capitolo dell’omonima serie scritta da Alexandra Bracken (per il momento inedita in Italia). Per l’occasione, la regia di tale prodotto è stata affidata a Jennifer Yuh, principalmente ricordata per essere stata la prima donna ad aver diretto lungometraggi d’animazione prodotti da importanti major (suoi sono, ad esempio Kung Fu Panda 2, del 2011 e Kung Fu Panda 3, realizzato nel 2016).

Al via, dunque, le vicende di un nuovo gruppo di adolescenti che, almeno a una prima visione, sembrano avere davvero tutte le carte in regola per entrare presto nel cuore dei giovanissimi e non solo. Ma andiamo per gradi.
In un futuro distopico, una misteriosa epidemia ha ucciso il 98% dei bambini. I pochi sopravvissuti, dal canto loro, hanno sviluppato dei superpoteri, al punto da terrorizzare il Governo, il quale ha disposto di rinchiuderli all’interno di campi da lavoro e di catalogarli per colori, a seconda dei rispettivi poteri: i verdi sono soltanto super intelligenti, i gialli controllano l’elettricità, i blu sono in grado di spostare col pensiero cose e persone, mentre i rossi e gli arancioni sono i più pericolosi di tutti e pertanto vanno eliminati. Di questi ultimi fa parte la giovane Ruby, la quale, tuttavia, riesce a fuggire dal campo in cui era rinchiusa e finisce per unirsi a un altro gruppo di fuggitivi. I nemici da fronteggiare, tuttavia, saranno ben più numerosi di quanto si era creduto all’inizio.
Importante metafora di ciò che è stata la nostra società in passato e di ciò che sta diventando anche ai giorni nostri sulla pericolosa onda del trumpismo, Darkest Minds, letto in chiave politica, risulta assai interessante. Ciò che, tuttavia, non sempre convince, in realtà, è proprio lo script. Troppi buchi, troppe forzature (giusto per fare un esempio, se controllando la mente dei carcerieri Ruby si è salvata, com’è che tutti gli altri arancioni sono stati uccisi?) faticano a rendere il tutto credibile. Se a ciò aggiungiamo una forte sensazione di déjà vu dovuta al fatto che l’autrice stessa sembra aver attinto a piene mani dall’universo Marvel e dalla saga degli X-Men, ecco che immediatamente l’intero lavoro sembra perdere pericolosamente di mordente.
A poco servono, dunque, le iniziali buone (ma forse troppo ingenue) intenzioni di Alexandra Bracken, né i riusciti effetti speciali, né tantomeno, su tutte, l’interpretazione della giovane Amandla Stenberg nel ruolo della protagonista: questa nuova saga della 20th Century Fox sembra soltanto una stanca prosecuzione di un fenomeno che in passato ha avuto non poco successo. Un’operazione mossa praticamente solo dagli intenti di rimpolpare gli incassi al botteghino, ma senza che chi ci abbia lavorato creda davvero nel prodotto stesso.
Riuscirà, dunque, questo primo capitolo ad avere il successo sperato? Dato ciò che si è verificato negli anni scorsi, la cosa è assai probabile, nonostante tutto. Ma questo, ovviamente, solo il tempo saprà dircelo.

Marina Pavido

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