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Creed – Nato per combattere

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VOTO: 5.5

Boxe strappalacrime!

Per gli affezionati di Rocky Balboa e gli amanti della boxe, Creed – Nato per combattere è certamente un film atteso e un evento immancabile!
Tuttavia, nonostante le aspettative e la forza d’animo di  Sylvester Stallone, quasi settantenne, la pellicola si rivela fiacca e melensa: “una storia strappalacrime”, tanto per dare una definizione tanto ironica, quanto concreta.
Andiamo per gradi e riassumiamo la faccenda. Adonis Johnson Creed, figlio illegittimo di Apollo, non ha mai conosciuto suo padre, morto sul ring prima che Adonis nascesse. La madre naturale del ragazzo, muore prematuramente.  La moglie di Apollo decide di salvare il futuro di Adonis, che nel frattempo entra ed esce dal riformatorio, e lo adotta.  Nonostante Adonis abbia studiato e svolga un ottimo lavoro, decide di seguire le orme paterne, perciò lascia la casa della matrigna per diventare un pugile professionista. Con questo proposito, il ragazzo si rivolge all’unico uomo che può aiutarlo e avvicinarlo a quel padre che non conoscerà mai: l’amico-rivale di Apollo, Rocky Balboa. In tutto ciò Adonis trova anche l’amore: una cantante di musica elettronica con un problema progressivo all’udito che presto la renderà sorda.  Per non cadere nello spoiler, chi scrive ometterà alcuni dettagli melensi che rendono il film una pozzanghera di lacrime facili, ma fidatevi: questa pellicola non merita l’eco dei capitoli precedenti. Adonis Creed combatte una guerra interiore tra il suo ego e il pesante nome che si porta addosso. Il padre è la leggenda che non ha mai conosciuto e, contemporaneamente, la presenza ingombrante che gli oscura l’anima. Se da un lato Adonis cerca di riscattare la propria dignità di uomo, lontano dal nome paterno, dall’altro ne rincorre le orme. Il conflitto interiore sarà, ovviamente, risolto da Balboa: una figura paterna acquisita, un campione indiscusso, un esempio di vita! Ma lo scambio è reciproco ed anche Adonis ha qualcosa da insegnare al vecchio Rocky, che ritroverà la grande forza d’animo da tempo dimenticata.  Povero Sylvester Stallone, nonostante il Golden Globe appena vinto, ormai stanco e tirato, forse un po’ troppo. Sembra che non possa più sorridere: la parte del vecchio e ormai goffo campione gli è riuscita benissimo. Passiamo all’adone nero che interpreta Adonis, Michael B. Jordan: espressivo, vigoroso e potente. Davvero un peccato che gli sceneggiatori abbiano demolito il suo personaggio con battute a dir poco diabetiche. Ecco appunto, la sceneggiatura è il cavallo di Troia che affossa il film e la banalità la fa da padrona! Sacrificate anche le scene più accese e sportive a vantaggio del drammone televisivo. Insomma, cari amanti del genere e della tradizione marca Balboa, questo film potrebbe non soddisfare le vostre aspettative; però non perdetevi d’animo perché si sa, in fondo la bellezza sta negli occhi di chi guarda con passione…

Federica Bello

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