Citoyen Nobel

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

L’ironia di un Nobel

CINEMA SVIZZERO A VENEZIA #10 – Winter Edition il brillante documentario del regista elvetico Stéphane Goël racconta la storia del Premio Nobel per la Chimica 2017 Jacques Dubochet, seguendolo dall’Università di Losanna al suo rifugio familiare tra le montagne, dove trascorre con l’amata moglie gli anni della pensione.

Dubochet, classe 1942, è in pensione ormai da una decina d’anni quando gli arriva, inaspettata, la telefonata da Stoccolma. Siamo nel 2017. A Jacques Dubochet, Joachim Frank e Richard Henderson viene assegnato il Premio Nobel per la Chimica “per aver sviluppato la microscopia crioelettronica per determinare in alta definizione le strutture delle biomolecole in soluzione”.

Goël parte da qui, ed in una lunga videointervista segue il Citoyen Nobel nella sua vita ‘post Nobel’, indagando, al contempo, sul peso dell’improvvisa celebrità e sul suo impegno attivista per l’ambiente, in particolare il cambiamento climatico. Che poi, attivista, Dubochet lo è sempre stato; già negli anni 70, insieme alla futura moglie, protestava contro il nucleare, mentre oggi è membro del parlamento comunale di Morges oltre che del partito socialdemocratico svizzero. E la vincita del Nobel, destabilizzante per la sua tranquilla vita da pensionato, gli dà nuova linfa per impegnarsi e portare la sua voce al servizio della comunità.

Quel che emerge da Citoyen Nobel, è la personalità dirompente di Dubochet; nato ad Aigle, nel Cantone francese di Vaud, affetto da dislessia, è un ragazzo curioso, che sperimenta le sue prime scoperte utilizzando telescopi, coltellini, fiammiferi, al punto che la madre un giorno scherzando gli disse: “Tu un giorno vincerai il Nobel”. Parole profetiche. Il suo bisogno intrinseco di scoprire e trovare le risposte sarà la fiamma che alimenterà la sua vita professionale; laureatosi in biofisica, dal 1987 diventa professore all’Università di Losanna dove insegnerà fino al giorno della pensione, dedicandosi al contempo alla ricerca nel campo della microscopia elettronica applicando la tecnica della la vitrificazione dell’acqua, o, per utilizzare le sue parole, “la scoperta dell’acqua fredda. Molto fredda.” Il Premio Nobel lo raggiunge nella terza parte della sua vita, tra un taglio di legna ed una passeggiata in bicicletta, mentre la sua compagna di una vita si dedica alla casa ed alla pittura; lo stesso anno in cui Jacques vince il prestigioso premio, la moglie Christine aveva esposto la sua prima mostra. Il rapporto di mutua comprensione e sostegno reciproco è fondamentale per Dubochet, anche dopo l’improvvisa fama datagli dal Nobel, che destabilizza la tranquilla vita dei due.

Cosa fare della celebrità? Questo è il punto centrale per l’energico e curioso Jacques; e mentre da un lato si interroga sulla moda imperante dei “selfie con una persona famosa”, dall’altro si impegna a portare la sua voce per evidenziare l’importanza dei cambiamenti climatici e della tutela dell’ambiente, partecipando a manifestazioni, lectio magistralis presso le università, programmi televisivi. Quando appare sulla scena mondiale Greta Thunberg, Dubochet vede arrivare il cambiamento da lui anelato. I giovani sono per lui la speranza per il futuro; quel futuro che, ne è consapevole, è stato messo a dura prova dalla sua generazione. È dunque giusto, ora, utilizzare l’inaspettato clamore mediatico per portare avanti la sua battaglia della vita: raggiungere il progresso a beneficio dell’intera collettività.

In Citoyen Nobel, il regista mette a fuoco due diversi punti: da un lato Dubochet, il suo rapporto con l’improvvisa celebrità, la ricerca di un nuovo equilibrio; dall’altro l’attivismo ambientalista in tutte le sue forme, cui il vivace premio Nobel partecipa con passione, per portare la sua voce per realizzare un futuro ecosostenibile che porti benessere e salute per tutti. Ma anche in questa seconda parte, è Dubochet il fulcro che rende il documentario veramente interessante; nato sotto il segno dei Gemelli, la sua estroversa comunicabilità e il suo pacato senso dell’umorismo danno al lavoro di Goël una verve ed un mordente che travalicano la storia in sé, rendendola ben più che un semplice biopic.

Michela Aloisi

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