Changfeng Town

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Se Mark Twain fosse nato in Cina

All’Udine Far East Film Festival è arrivato quest’anno un film insolito all’interno della rassegna per le atmosfere che dipinge e fa proprie. Insolito per il clima bucolico e la vena intimista che lo caratterizzano. Si tratta di Changfeng Town, è una produzione cinese ed è firmata dalla giovane regista Wang Jing, al suo secondo lavoro dopo l’esordio Crossroad.
Changfeng Town è un piccolo paese che si fa microcosmo in cui situazioni e meccanismi della vita di tutti i giorni riflettono questioni, sentimenti e problematiche di respiro universale che, accompagnate da eventi che assumono connotati quasi prodigiosi pur nella loro ristretta dimensione, contribuiscono a creare il tono sospeso e quasi magico che caratterizza il film.
La storia di Changfeng Town si suddivide in cinque capitoli pieni zeppi d’avvenimenti che coinvolgono in prima persona o meno tutti gli abitanti del paese. Ciascuno di questi abitanti sembra assumere su di sé dei fenotipi ben precisi. Ma sono soprattutto i più giovani a conferire autenticità e ricchezza espressiva allo sguardo filmico di Wang Jing. Attraverso i loro occhi è infatti filtrata la totalità della vicenda, fatta di scoperte e felicità semplici e genuine, ma anche di eventi infausti, di difficoltà che sembrano provenire soprattutto dal mondo degli adulti.
Il filo conduttore che lega tra di loro le varie parti di Changfeng Town è una voce narrante che contribuisce all’atmosfera fiabesca generale, conferendo una certa dose di letterarietà al lavoro di Wang Jing. Questa, nello specifico, è la voce narrante di Scabby, che deve questo suo soprannome a una forma di lieve alopecia che lo affligge.
La letterarietà del film si evince anche e soprattutto dalla fisionomia di certi personaggi che non possono che richiamare alla memoria dello spettatore famosi protagonisti della letteratura mondiale. Ecco che allora Redhead, un adolescente pieno di rabbia repressa per una situazione familiare complessa ma anche dal cuore buono e gentile, in certi momenti sembra portare sullo schermo la sfrontatezza e l’anticonformismo del Tom Sawyer ritratto nei capolavori di Mark Twain, in un connubio Occidente-Oriente estremamente interessante e originale.
Changfeng Town, inoltre, non si sottrae a un discorso metacinematografico pur lieve e nostalgico nella sua semplicità, con la sala del paese dove vengono proiettati i film che diventa ambientazione e anche movente per molte piccole vicende che si rifanno sopratutto ai sempiterni modelli dell’amore adolescenziale (non a caso è stato a tal proposito chiamato in causa, a ragione, anche Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore).
Crescere a Changfeng Town, come ovunque, vuol dire soprattutto scoprire l’ampio spettro degli accadimenti e delle possibilità che la vita ci offre man mano che trascorrono gli anni, magari senza perdere quella curiosità birbesca e vitale che spinge ad avvicinarsi a un melograno proibito per coglierne i frutti. Un film profondo e anche raffinato nella sua semplicità complessiva.

Marco Michielis

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