Catacomba

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Sexy orrori a volontà

Tra le operazioni più divertenti e divertite di questo 36° Fantafestival vi è senz’altro Catacomba, film a episodi nato dal desiderio di omaggiare lo spirito scanzonato, grandguignolesco e deliziosamente pop dei fumetti porno horror da noi in voga, qualche decade fa. Proposito ulteriormente ribadito dal raccontino che fa da cornice ai quattro episodi, ossia un altro corto (l’unico diretto da Roberto Albanesi) con protagonista il classico adolescente nerd in balia di pulsioni erotiche tipiche dell’età e di una quasi pari passione per i fumetti, strambo soggetto(ne) che, proprio attraverso un fumetto, viene adescato nell’allucinante avventura proposta da un ambiguo barbiere, il cui esercizio commerciale era parso sospetto e sottilmente inquietante praticamente da subito.

Per il resto si può dire che questo pepato progetto cinematografico, di cui ci siamo trovati un po’ per caso a osservare la gestazione (il secondo capitolo, Alien Lover, venne infatti presentato nel 2014 all’Italian Horror Fest di Nettuno, come cortometraggio autonomo… ed essendo il solo non ancora sceneggiato da Antonio Tentori ci fa sospettare, per uno scrupolo filologico tutto da verificare, che questa simpatica collaborazione sia nata lì), pur con qualche limite di messa in scena abbia pienamente raggiunto lo scopo, risultando ammiccante al punto giusto sia nelle soluzioni splatter che in quelle scenette sexy, spesso condite di una sguaiata e ficcante ironia.
Sul set discreta sintonia, quindi, tra il giovane regista Lorenzo Lepori e il più esperto, nonché già menzionato, Antonio Tentori, dalla cui picaresca collaborazione sono usciti fuori quegli episodi in cui agli impulsi più passionali succedono, strada facendo, mattanze rappresentate non senza humour ma con un massiccio, apprezzabile impiego di sangue e frattaglie al vento, grazie anche all’intervento dell’intramontabile specialista di trucchi Sergio Stivaletti.

Nel primo capitolo, Evil Tree, lo stesso Tentori interpreta autoironicamente uno sceneggiatore in cerca di ispirazione davanti a un albero maledetto, assai sfortunato poiché finirà ben presto nelle grinfie di due seducenti ma estremamente perverse motocicliste, dedite a culti demoniaci. E l’apparizione in vesti sataniche di un altro film-maker noto agli amanti del genere, Giovanni Pianigiani, funge quasi da sigillo alla truce storiella.
Poi c’è il già citato Alien Lover, forse il più spigliato e godibile nel mescolare insieme storie di corna, improbabili alieni e qualche spietato regolamento di conti, con ambiente bucolico sullo sfondo. A seguire Una messa nera per Paganini. Qui molto interessanti l’idea e le atmosfere, tutto ricalcato sull’immagine semileggendaria del geniale e “diabolico” violinista. Ma l’episodio, con alcuni raccordi affrettati e caotici tra scene di una certa rilevanza, ci offre anche lo spunto per denunciare uno dei difetti più lampanti del film, ovvero il carattere ancora piuttosto grezzo e immaturo di una regia da cui la stessa “continuity” dell’azione finisce per risultare, a volte, un po’ zoppicante. E per chiudere in bellezza, anzi, in mattanza, citiamo pure il quarto capitolo, La maschera della Morte Rossa: un’orgiastica riproposizione di riti satanici, selvaggi accoppiamenti e crudeli sacrifici umani, che ottiene decisamente l’effetto voluto.

Stefano Coccia

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