Bunch of Kunst

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

Punk in the UK is not dead, simply changed!

Jobseeker!
Can of Strongbow, I’m a mess
Desperately clutching onto a leaflet on depression
Supplied to me by the NHS
It’s anyone’s guess how I got here?
Anyone’s guess how I go?
I suck on a roll-up – pull your jeans up –
Fuck off, I’m going home!

Sleaford Mods, “Jobseeker”

Incoronato Miglior Film al SoundScreen Film Festival 2018, Bunch of Kunst è in effetti un documentario musicale esemplare. Lode quindi alla film-maker e giornalista tedesca Christine Franz. Non soltanto per averci fatto scoprire una band dirompente come gli Sleaford Mods. Ma anche per averceli mostrati in un clima di totale intimità con la loro musica, con l’ambiente famigliare, col temperamento ruvido e al contempo generoso dei singoli, con l’approccio orgogliosamente indipendente al mondo discografico, con quella Nottingham che ne ha visto sbocciare il talento. Una Nottingham dove non vi è traccia né del famigerato Sceriffo né di Robin Hood, come ironizza uno dei personaggi intervistati, ma che pare la culla di ambienti proletari fieri, solidali, veraci. In questo ruspante humus culturale sono usciti fuori loro, gli Sleaford Mods, destinati in pochi anni a staccarsi dall’underground, pur conservandone in parte l’impronta, così da produrre un’onda d’urto in grado di destabilizzare il panorama ormai stagnante dell’industria musicale britannica.

La prima cosa che degli Sleaford Mods salta agli occhi è il costante ricorso nei testi a un linguaggio spigoloso, diretto, aggressivo, politicamente scorretto, sebbene non privo di un lirismo metropolitano a tratti folgorante. Non vi è comunque traccia di artificio o di trasgressività fine a se stessa nelle loro canzoni. Esse riflettono bene, al contrario, gli umori, le aspirazioni e la rabbia di un proletariato inglese che si sente schiacciato dall’Austerity, dai troppi tradimenti di una classe politica inglese che si disinteressa puntualmente di loro. Questo perché Jason Williamson e Andrew Fearn, i due musicisti dai trascorsi alquanto diversi che hanno dato vita alla band, di quel mondo sono parte integrante e non fanno nulla per nasconderlo. Spirito decisamente punk. Utilizzo sagace della musica elettronica. Loop ricorrenti, dal timbro magnetico e ossessivo, Campionamenti vari. Versi graffianti. La loro musica si pone così come ricetta nuova ed esplosiva, che dalla natia Nottingham si è mossa per conquistare altre fette di pubblico nel Regno Unito e non solo, vista la recente tournée europea.
Christine Franz, nel corso di questo documentario musicale picaresco e dal ritmo travolgente, sa far emergere bene le personalità dei protagonisti, a partire dal duo e dallo storico manager degli Sleaford Mods, altra figura di spicco della musica indie in quel di Nottingham. Le tappe della loro ascesa sono riassunte bene, senza mai perdere di vista l’umanità di fondo che contraddistingue tanto la band che il suo pubblico. E la benedizione, una benedizione dallo spiccato retrogusto punk, sembra arrivare proprio in coda al film da un testimonial d’eccezione: Iggy Pop.

Stefano Coccia

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